Breaking News

8 MARZO, UNA STORIA LUNGA UN SECOLO TRA FALSI MITI E RITI CONSUMISTICI

Si dice che il Novecento sia stato il “Secolo delle donne”, ovvero il secolo d'impegno femminile, ma nulla è stato loro regalato. I progressi e le conquiste sociali, politiche e culturali sono stati il risultato di lotte e mobilitazioni alternati da vittorie e arretramenti. Dall’inizio del secolo, la data dell’8 marzo segna una ricorrenza ad altissimo valore simbolico che, benchè banalizzata da spogliarelli maschili, resta comunque un’occasione di aggregazione e di trasmissione di memoria tra le generazioni. 



Il volume "8 marzo, una storia lunga un secolo" di Tilde Capomazza (femminista e programmista televisiva) e Marisa Ombra (ex partigiana e presidente, negli anni Settanta, della casa editrice Noi donne), accompagnato da un Dvd che presenta immagini storiche e interviste a protagoniste della politica italiana degli ultimi 50 anni, ripercorre la storia della ricorrenza per restituire dignità ad una data troppo spesso ridotta a puro rito consumistico. Se ne attualizza così la corposa valenza politica: l'8 marzo ha un passato glorioso e un futuro che toccherà alle donne più giovani scrivere.

Un appuntamento, quello della Giornata Internazionale della Donna, che ha ricoperto significati molteplici nel suo secolo di storia, modulando diversamente i caratteri di festa e di lotta che sin dalle origini le avevano conferito senso: associata alla piazza e alla difesa dei diritti fino alla fine degli anni Settanta, dalla seconda metà degli anni Ottanta divenne un simbolo da omaggiare con iniziative folcloristiche, per rimanere sempre e comunque - ricorda Loredana Lipperini nella Prefazione del libro - anche negli anni di deriva verso il superfluo, un momento in cui le donne potevano contarsi ed eventualmente mostrarsi.

Il libro "8 marzo, una storia lunga un secolo" svela anche alcuni misteri sulla sua origine e le varie modificazioni di senso subite nel tempo, attraverso un’attenta ricostruzione, basata su documenti storici e testimonianze, delle origini della ricorrenza dell’8 marzo e dei decenni del secondo dopoguerra in cui essa - insieme al femminismo e al movimento emancipazionista - prese piede in Italia, grazie all’impegno capillare dei movimenti femminili, Udi in testa.

«I bollettini di guerra ci recano quotidianamente notizie che ci riempiono di entusiasmo e di speranza. L’esercito sovietico, con uno slancio irresistibile, scaccia al di là della frontiera ed insegue l’invasore tedesco. Le truppe americane ed inglesi sono sbarcate in Francia ed avanzano vittoriose. Le armate alleate, liberata Roma, proseguono rapidamente verso il nord. I partigiani italiani, nei territori ancora occupati dai tedeschi, intensificano la lotta. L’ora della definitiva vittoria sul fascismo si avvicina […] Non vi è dubbio che a guerra finita verrà dato alle donne italiane il diritto di votare ed essere elette alle cariche di direzione del paese […] Noi donne ci occuperemo d’ora in poi di politica […] Vogliamo collaborare alla ricostruzione dell’Italia, e lo dobbiamo per noi e per i nostri figli che vogliamo vedere crescere liberi, onesti e felici». (Noi donne, luglio 1944, cit. p.27).

Nei primi anni cinquanta, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere "Noi donne", il mensile dell'Unione Donne Italiane (Udi), divenne un gesto "atto a turbare l'ordine pubblico", mentre tenere un banchetto per strada diveniva "occupazione abusiva di suolo pubblico". L'Udi si trovò a organizzare il primo 8 marzo dell'Italia libera, le partecipanti alla discussione decisero di optare per le gialle mimose. "A noi giovani romane vennero in mente gli alberi coperti di fiori gialli... pensammo che quel fiore era abbondante e, spesso, disponibile senza pagare...", recita tra l'altro la testimonianza di Marisa Rodano, una delle tante voci raccolte nel volume "8 marzo, una storia lunga un secolo", nel quale le autrici, militanti del movimento delle donne, affermano che la ricorrenza sia stata effettivamente fissata nel 1921 dalla Conferenza internazionale delle donne comuniste, per ricordare una manifestazione femminile con cui si era avviata la prima fase della rivoluzione russa. In altre parole “la mimosa è un fiore rosso”.

Inoltre, nel loro libro Tilde Capomazza e Marisa Ombra ribadiscono che la ricorrenza dell'8 marzo associata all'incendio della fabbrica di camicie newyorchese Triangle Waist Company, dove morirono 123 operaie americane, il 25 marzo del 1911, nel rogo dell’edificio in cui lavoravano in condizioni terribili, sottopagate, sorvegliate e senza tutele sia, in realtà, un falso storico. Così come è falso associare questa data ad uno sciopero di lavoratrici tessili, brutalmente represso a New York l’8 marzo del 1857, oppure alla rivolta pacifista delle operaie di Pietrogrado dell’8 marzo 1917, o ancora alla mozione della socialista Clara Zetkin alla Conferenza di Copenaghen del 1910 per istituire la Giornata Internazionale della Donna.

Di certo è che nel primo decennio del ‘900 in Europa, Stati Uniti e Russia iniziò a esser celebrata, in giorni e mesi diversi, una giornata dedicata alle rivendicazioni femminili, e si arriverà a scegliere l‘8 marzo solo nel dicembre del 1977, quando l’Onu, con la risoluzione 32/142, stabilisce la “Giornata delle Nazioni Unite per i Diritti delle Donne e per la Pace Internazionale”. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro Paese. Da allora, l'8 marzo è l’occasione per ricordare tutte le battaglie combattute, vinte o ancora da vincere per la difesa e la valorizzazione della donna.

Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell'opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista. E tra le prime e più importanti rivendicazioni spicca il diritto al voto per le donne, al centro di una lunga battaglia iniziata in Gran Bretagna alla fine dell’800 con la formazione della Società Nazionale per il suffragio femminile fondata da Millicent Fawcett.

Il libro ebbe una prima edizione nel 1987 e una seconda nel 1991 a cura della casa editrice Utopia col titolo “8 marzo. Storie miti riti della Giornata internazionale della donna”. La stessa casa editrice pubblicò nel 1988 il video. E' uscito poi col titolo "8 marzo, una storia lunga un secolo" pubblicato dalla casa editrice Jacobelli, con una nuova edizione riveduta ed ampliata, accompagnata dal Dvd originale.

Dice l’editore nella nota ad inizio del volume: “Viviamo in un Paese dalla memoria corta. E spesso anche imprecisa, quando non, a volte, occultata o opportunisticamente rivisitata. Siamo dunque orgogliosi di presentare una nuova edizione di un testo che fece scalpore per la verità storica che raccontava e per il carattere dirompente di una prima ricostruzione dei decenni del secondo dopoguerra”.

Tilde Capomazza racconta in una intervista come è nato il loro libro: "Potrei dire 'per puro caso', ma in realtà fu la tappa felice di una ricerca che cominciata nel 1985 durò due anni: Marisa Ombra passava giornate in vari archivi, io sfogliavo libri, le poche riviste storiche esistenti; Internet allora per noi ancora non esisteva. Un giorno alla storica libreria delle donne 'Al tempo ritrovato' a piazza Farnese, a Roma, chiesi a Maria Luisa Moretti se per caso le fosse mai passato tra le mani qualche libro o rivista che parlasse della Giornata della donna, anche in lingua straniera, magari. Lei si mise a pensare, poi, rivolta a Simone, sua partner nella gestione della libreria, disse: 'Guarda un po' su quello scaffale ... ti ricordi quando venne una ragazza francese e ci lasciò un libro?' Simone non ricordava, ma cercò e trovò quel libro. Mancò poco che non svenissi. Titolo 'La journée internationale des femmes. La clef des énigmes, la verité historique'. Autrice Renée Coté , canadese del Quebèc, quindi di lingua francese. Era un libro farraginoso, ma ricco di riproduzioni, di citazioni, di appunti relativi alla confusa storia della Giornata, tutta interna al Movimento socialista internazionale e successivamente alla Internazionale comunista. Fu lì che scoprimmo che di incendio non si parlava affatto, ma decisiva fu la lettura degli atti della Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen 1910 dove di Gdd si parlò ma non di incendi... La giornata, dopo vari tentativi fatti da Clara Zetkin fu poi approvata a Mosca nel 1921 , definita giornata dell'operaia, e ispirata alla rivolta delle donne di Pietrogrado contro lo zarismo avvenuta il 23 febbraio 1917 (corrispondente nel nostro calendario gregoriano all'8 marzo)". 

"Il libro per la verità, uscito nel 1987 cioè 21 anni fa, non aveva alcun intento celebrativo di una ricorrenza. Ci eravamo buttate in questa impresa Marisa ed io, non storiche, ma militanti del Movimento con percorsi diversi, perché avvertivamo che le manifestazioni dell'8 marzo stavano perdendo di forza, di efficacia, al limite, di senso. E pensammo di ripercorrerne la storia per capire cosa aveva spinto le donne che ci avevano precedute a costruire questo appuntamento annuale di lunga durata che aveva certamente prodotto importanti esiti. Era il caso di mollarlo o era bene rifletterci? Scegliemmo la seconda via scoprendo eventi impensati. Ma di tutto questo l'unica cosa che colpì la stampa fu la cancellazione dell'incendio e pareva che, con quella scoperta, avessimo voluto cancellare addirittura la giornata". 

"Noi abbiamo studiato e scritto di quel filo affascinante che ha attraversato la storia del Movimento e che ha portato attraverso le piazze d'Italia le proteste, le denunce e le richieste che le militanti intendevano far conoscere sia alle altre donne , sia ai vari governi. Ma non abbiamo fatto storia del Movimento, anche se abbiamo dovuto attraversarlo. Sull'argomento le opinioni delle donne che sono state soggetti attivi possono essere molto diverse. Noi due, con il nostro lavoro, abbiamo voluto fare memoria storica di questo appuntamento annuale ricco di eventi, di sofferenze, di allegria, di grande impegno che è stato il prodotto di un soggetto collettivo molto forte e che ha impegnato ogni donna che ne faceva parte". 

"Al mito dell'incendio che ha avuto una funzione aggregante agli inizi, abbiamo sostituito la storia di questi soggetti reali che si sono fatti carico per sé e per tutte le donne di un processo di emancipazione e liberazione che deve continuare. Di fronte alla commercializzazione e volgarizzazione dell'8 marzo, noi proponiamo una riflessione sulla storia, molto gradevole nel dvd, molto avvincente nel libro. Questo è il nostro testimone e speriamo che passi in più mani lasciando tracce ispiratrici di nuovi impegni".


Antonella Di Pietro



2 commenti:

  1. ‘’L’8 marzo non è “la festa” della donna…, sicuramente è la festa di Tutti e trovo disgustoso festeggiare in locali con spogliarelli o altro...
    E’, semmai, una giornata di commemorazione di ricordo e di riflessione..
    Le origini della festa dell’8 marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare.
    Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.
    Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia ‘’---
    ----------------------------------- Per queste ed altre considerazioni ,osserviamo che il ruolo assai difficile della donna oggi come : madre,sorella, amica,suora,moglie , amante,insegnante,infermiera..., ha in sé un complesso ed eterogeneo modus vivendi. Per ottemperare dunque ai diversi ruoli ,la natura le ha donato tanta pazienza ,tolleranza ed obbedienza , che però sempre più ha perduto per via dei soprusi, violenze, follie di uomini inetti e falliti. Ella rappresenta il valore complementare ed aggiunto di ricchezza in ogni attività e luogo . La sua presenza è di grande , indispensabile ausilio e serena proposta pur creativa e di fashion in comuni e ben condivisibili lavori di gruppo ed inter gruppi.
    Pertanto è festa grande per tutti, possa l’ uomo, riflettere, ravvedersi, educarsi socialmente e psicologicamente, ricreare quel rapporto indissolubile. Possano entrambi stare vicino e scegliere con amore e saggezza la via maestra ; abbracciati felicemente percorreranno il lungo e difficile sentiero , che tende all’infinito verso il cielo...- Roberto Lo Presti -

    RispondiElimina
  2. Ho letto l'articolo, credo oramai che non abbiamo più bisogno di miti o di leggende a cui appigliare questa data, essa rimane un simbolo in sé di lotta per l'emancipazione delle donne. Bisogna però riconoscere che il movimento progressista e libertario, nonché comunista e socialista, ma più in generale progressista; si ricordi il Partito d'Azione, il Partito Radicale, il partito Repubblicano ed anche quello Liberale, per soffermarci all'Italia del dopoguerra, hanno avuto nell'8 Marzo un punto di riferimento per il cammino civile e di emancipazione delle donne.
    L'8 marzo è quindi una giornata di lotta, per affermare diritti che seppure conquistati vanno difesi, per fare bilanci dunque e per manifestare nuove esigenze e porsi nuovi obiettivi in questo cammino delle donne sempre accidentato. Oggi c'è maggiore consapevolezza che nel passato sul ruolo e sulla dignità della donna, ma ogni conquista su questo terreno, quasi sempre non è mai valida per tutta la società.
    C'è bisogno quindi di vigilanza e di azione, continuamente. Mi sembra chiaro però che ad ogni conquista sul terreno civile debba corrispondere un maggior peso sociale della donna, come l'accesso al lavoro, alle professioni ed alle carriere, in regime di parità, ma soprattutto al lavoro. Questo è lo spirito in cui io vedol'8 Marzo, unito quest'anno anche ai temi della Pace, contro la guerra ventilata e le guerre guerreggiate e spesso dimenticate, nonchè per l'integrazione multi razziale e multi culturale. La degenerazione consumistica che vede le serate femminili, che si riuniscono per fare le cose che fanno gli uomini, quando si riuniscono da soli, gli spogliarelli, le pizzate antiuomo, ecc. la saga dei regali ed altro ancora, non fanno altro che perpetuare nel consumismo vuoto una situazione di separatezza, in cui si riproducono i vecchi beceri ruoli fra i sessi. Al contrario quindi dello spirito dell'8 Marzo. Io invece dico che maggiore è la libertà della donna, più ampia è la civiltà di una società.
    Antonio Cattino.

    RispondiElimina