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giovedì 25 maggio 2017

SU LINGUA E POESIE SICILIANE


Cos’è la Poesia Siciliana, oggi? C’è ancora un senso a scrivere Poesia ed anche Prosa in Lingua Siciliana? Cercherò di dare, intanto a me stesso, alcune risposte, certamente non esaustive, con lo scopo di aggiungere un granellino di sabbia nel dibattito e nell’azione che poeti, scrittori ed artisti siciliani stanno portando avanti per realizzare una ripresa d’interesse letterario, quindi una rinascita della Lingua Siciliana nella nostra Regione. Occorrono certamente atti ufficiali da parte dell’ARS e della Giunta di Governo in tale direzione, ma occorre soprattutto che riprenda slancio una vera e propria letteratura siciliana, che è già ampia nella poesia. Il problema è di omogenizzare lessico ed ortografia, partendo da regole grammaticali comuni, scrivendo il più possibile con uniformità in tutti i territori, seppure con le sfumature lessicali di ogni territorio. 

Io penso che il ruolo dei poeti popolari, dei poeti dialettali, dei cantastorie, sia importante poichè fanno vivere in una dimensione ampia una lingua, per come essa è parlata dal popolo. In ogni città, paese o contrada vi è una parlata particolare, in cui la lingua siciliana si è conservata, custodita nelle peculiarità lessicali, della pronuncia e della fonetica. La scommessa se vogliamo il sogno, è quello di ricercare le strade per ufficializzare in sede regionale le regole unificanti per una lingua letteraria siciliana, che prenda dal passato tutto ciò che deve essere valorizzato, ma che si apra al presente ed al futuro con un lessico il più possibile comprensibile alle nuove generazioni. Non italianizzando quindi, ma depurando il nostro lessico dagli arcaismi e dai vocaboli oramai desueti, non più di uso comune. 

Io credo che il contributo dato non solo dai filologi siciliani, ma anche dai poeti e dagli scrittori si stia muovendo in tale direzione. Il mio percorso verso la lingua siciliana è stato travagliato, confesso che ci sono approdato con lo studio, essendo io di madre lingua messinese, che è un'enclave linguistica a se stante. Messina infatti, chiusa com'è dai monti Peloritani dal mare, ha un breve entroterra linguistico che nella parte jonica ha come limite capo Sant'Alessio, con un leggero dialogo con Taormina e la Valle dell'Alcantara, realtà che risentono, pur nella loro autonomia,  dell'influenza Etnea, mentre sul Tirreno, il messinese si ferma nella Piana di Milazzo e nella Valle del Mela, diluendosi poi nella realtà barcellonese e più ancora, oltre, verso i Nebrodi. Il dialetto messinese guarda di più verso la Calabria ed in particolare la zona meridionale reggina , diciamo da Reggio Calabria a Scilla-Bagnara, realtà in cui la Storia, le frequentazioni, e la vicinanza hanno amalgamato un dialetto comune, separato quasi esclusivamente dalle particolari cadenze e pronuce. Stefano D'Arrigo infatti chiamò questo dialetto-lingua, nel suo capolavoro Orcinus Orca, "Scillo-Carilloto".In esso, gli influssi di mille anni di cultura e lingua greca e greco bizantina, ci hanno lasciato un dialetto che, seppur siciliano, è intriso però di forme grammaticali e sintattiche di tipo greco come per esempio i periodi riflessivi.

Il ripopolamento post-terremoto del 1908, determinò un ulteriore rimescolamento di carte con l'immissione di nuove parlate e di una marcata italianizzazione del linguaggio. In questo quadro spicca la figura e l'opera di Maria Costa, la poetessa messinese che scrive nel dialetto dei padri, spiccatamente pre- terremoto. I rapporti con la lingua Siciliana a Messina però sono antichi, basti pensare alla Scuola Poetica Siciliana, in cui tanti erano i poeti messinesi, ricordo solo Stefano Protonotaro, autore di quella canzone " Pir meu cori alligrari" che è uno dei pochi esempi di poesia siciliana autentica sopravvissuti all'opera di toscanizzazione dei testi dell'antica Accademia Federiciana. In tempi più recenti ,il rapporto con la lingua siciliana è stato mantenuto a Messina da grandi personalità poetiche come Tommaso Cannizzaro che  nell'ottocento-primo novecento, scrisse la sua opera mirabile: la traduzione della Divina Commedia in Siciliano, di cui sono noti gli apprezzamenti di Victor Hugo per la  poetica; poi nel novecento dalla presenza a Messina del grande Salvatore Quasimodo, da Vann'Antò e non per ultimo da Nino Ferraù, mentre da poco ci hanno lasciati le due grandi poetesse, diverse per impostazione poetica delle loro opere, Maria Costa, più legata alle tradizioni popolari ed alla parlata messinese dei marinai della Riviera Nord, più moderna e legata alle trasformazioni in campo sociale Jolanda Insana, che però non tralascia le espressioni idiomatiche della sua Messina, per rimarcare  stati d’animo accesi e particolari movimenti dell’anima, davanti alle ingiustizie dellavita.

Vi è, secondo me, in questi ultimi tempi, un viaggio verso il futuro della Poesia Siciliana, che, come in ogni altra latitudine, comincia a lasciare quelle forme poetiche ereditate dal passato. Oggi anche in Sicilia, nella poesia dialettale, si tende sempre più ad evidenziare i contenuti sulla forma, siano essi i sentimenti più riposti dell’animo del poeta, oppure gli effetti più devastanti di guerre e migrazioni, senza tralasciare la questione femminile come si presenta oggi, con il suo carico di violenza contro la donna che fa da contraltare ad una sua maggiore autonomia e consapevolezza di sé. L’emergere di nuove tematiche è quindi accompagnato da forme poetiche più attuali e conseguenti, che s’avventurano nel verso sciolto, non ingabbiato da schemi formali, come il sonetto e la rima baciata, cercando anche nel poetare in siciliano la musicalità poetica nell’essenza della parola, nelle cadenze e nelle allitterazioni. Anche nella Poesia Siciliana si tende a valorizzare le espressioni allusive ed a portare la metafora e la similitudine ai massimi livelli espressivi. Spesso, le due forme poetiche convivono nello stesso testo o nell’opera dello stesso artista, ma ciò io lo interpreto come lo svolgersi naturale di un percorso verso nuovi orizzonti che stanno sorgendo anche in Sicilia.

Antonio Cattino 

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