PROCESSIONE DEL SIMULACRO DI SANTA RITA DA CASCIA "LA ROSA DI ROCCAPORENA"


Giovedì 22 maggio, alle ore 17:30, dalla Chiesa di "Santa Rita" a Messina, partirà la Processione del Simulacro della Santa, che attraverserà le vie Santa Marta, Piazza Lo Sardo (in senso contrario a quello della circolazione veicolare), A. Martino, S. Maria del Selciato, Mamertini, S. Cecilia e Piazza Trombetta. Dalle ore 15 alle 19, sarà istituito il divieto di sosta, per un tratto di 20 metri antistante la chiesa. Il Corpo di Polizia Municipale regolerà la viabilità durante lo svolgimento del corteo sacro e provvederà, discrezionalmente, alla chiusura delle vie interessate ed alla deviazione del traffico veicolare. 

Si legge negli statuti della Congregazione dei “Giardinari Hortulani Insalatari” che la Chiesa di "Santa Rita", detta anche di San Paolino agli Orticoltori, venne “…fondata et fabbricata in questa nobile città di Messina nella Contrata dela Biveratura Vecchia fora li mura dela Porta Imperiale di questa città…a 30 di Augusto Inditione 1600”. Nel 1620 alloggiò i padri Carmelitani Scalzi di Santa Teresa, venuti per la prima volta a Messina, ed ebbe pochi danni nei terremoti del 1783 e del 1908. Nel 1938 venne demolita l’originaria facciata e la chiesa fu accorciata per consentire l’allargamento di via Santa Marta. Fortunatamente si salvarono gli affreschi di Giovanni Tuccari realizzati nel 1719 e raffiguranti, alcuni, storie della vita di San Paolino. Questo santo, vescovo di Nola, nacque a Bordeaux e fu uno dei maggiori poeti lirici dei primi secoli del Cristianesimo (354-431). 

Nella Chiesa di "Santa Rita" si può ammirare “La Madonna, Maddalena e S. Giovanni”, affresco di Giovanni Tuccari (1667-1743) con al centro un pregevole Crocifisso in cartapesta (sec. XVIII). Il ciclo di affreschi del Tuccari, restaurati nel 1990, comprende “Sant’Isidoro”; “Supplica di San Paolino”; “Santo ortolano e confrati”; “I santi Angeli Custodi”. Letterio Subba (1787-1868) dipinse, invece, “Storia della vita di San Paolino”. Sull’altare maggiore in splendide tarsie marmoree policrome (sec. XVIII), troneggia una grande pala con “San Paolino, la Vergine e sullo sfondo gli orti della Maddalena”, dipinta nel Seicento da Giovan Battista Quagliata, in un tripudio di stucchi settecenteschi. La chiesa è molto popolare per il culto che viene tributato ogni 22 maggio, dal 1925, a Santa Rita da Cascia, con la distribuzione ai fedeli di rose benedette.

Santa Rita nacque a Roccaporena, a pochi chilometri da Cascia (PG), intorno l’anno 1381, probabilmente nel mese di ottobre, e morì il 22 maggio 1457. L’anno di nascita e la data di morte vennero accettate ufficialmente da papa Leone XIII quando la proclamò Santa il 24 maggio 1900. Il vero nome della Santa è Margherita Lotti, figlia unica di Antonio Lotti e Amata Ferri. I genitori, pacieri di Cristo nelle lotte politiche e familiari fra guelfi e ghibellini, diedero a Rita una buona educazione, insegnandole a scrivere e leggere. Già dalla tenera età Margherita era desiderosa di intraprendere il cammino che l’avrebbe portata verso la consacrazione a Dio, ma gli anziani genitori prima di morire, insistettero per vedere accasata la loro unica figlia. Mite e obbediente, Rita non volle contrariare i genitori e a soli sedici anni andò in sposa a Paolo di Ferdinando Mancini, giovane ben disposto, ma di carattere irruento. L’indole rissosa di Paolo non impedì a Rita, con ardente e tenero amore di sposa, di aiutarlo a cambiare.

Ben presto nacquero i gemelli Giacomo Antonio e Paola Maria. Con una vita semplice, ricca di preghiera e di virtù, tutta dedita alla famiglia, Rita aiutò il marito a convertirsi e a condurre una vita onesta e laboriosa. Questo fu forse il periodo più bello della vita di Rita, ma fu attraversato e spezzato da un tragico evento: l’assassinio del marito, avvenuto in piena notte, presso il mulino di Remolida da Poggiodomo nella valle, sotto le balze di Collegiacone. Le ultime parole di Paolo, vittima dell’odio tra le fazioni, furono parole d’amore verso Rita e i suoi figli. Rita fu capace di una sconfinata pietà, coerente con il Vangelo di Dio cui era devota, perdonando pienamente chi le stava procurando tanto dolore. Al contrario i figli, influenzati dall’ambiente circostante, erano propensi e tentati dal desiderio di vendetta. I sentimenti di perdono e di mitezza di Rita non riuscivano a persuadere i ragazzi. Allora Rita arrivò a pregare Dio per la morte dei figli, piuttosto che saperli macchiati del sangue fraterno: entrambi morirono di malattia in giovane età, a meno di un anno di distanza dalla morte del padre.

Rita ormai sola, e con il cuore straziato da tanto dolore, si adoperò a opere di misericordia e, soprattutto, a gesti di pacificazione della parentela verso gli uccisori del marito, condizione necessaria per essere ammessa in monastero, a coronazione del grande desiderio che Rita serbava in cuore sin da fanciulla. Per ben tre volte bussò alla porta del Monastero Agostiniano di santa Maria Maddalena a Cascia, ma solo nel 1417 fu accolta in quel luogo, ove visse per quarant’anni, servendo Dio ed il prossimo con una generosità gioiosa e attenta ai drammi del suo ambiente e della Chiesa del suo tempo. La sera di un Venerdì Santo, dopo la tradizionale processione del Cristo Morto, avvenne un prodigio che durò per tutti i suoi ultimi quindici anni di vita: Rita ricevette sulla fronte la stigmate di una delle spine di Cristo, completando così nella sua carne i patimenti di Gesù. Rita ne sopportò il dolore con gioiosa ed eroica forza. Salvo una breve parentesi, in occasione della visita a Roma per acquistare le indulgenze romane, la ferita rimase aperta sulla fronte di Rita fino al termine della sua vita terrena. Morì beata il giorno di sabato 22 maggio 1457.

Fu venerata come Santa subito dopo la sua morte come è attestato dal sarcofago ligneo e dal Codex Miraculorum, documenti risalenti all’anno della morte. Dal 18 maggio 1947 le ossa di Santa Rita da Cascia, chiamata “la Rosa di Roccaporena”, riposano nel Santuario, nell’urna di argento di cristallo eseguita nel 1930. Ricognizioni mediche effettuate in epoca recente hanno affermato che sulla fronte, a sinistra, vi sono tracce di una piaga ossea aperta (osteomielite). Il piede destro ha segni di una malattia sofferta negli ultimi anni, forse una sciatalgia, mentre la sua statura era di 157 centimetri. Il viso, le mani ed i piedi sono mummificati, mentre sotto l’abito di suora agostiniana si trova l’intero scheletro. Rita ha il titolo di “santa dei casi impossibili”, cioè di quei casi clinici o di vita, per cui non ci sono più speranze e che con la sua intercessione, tante volte miracolosamente si sono risolti.

Molti sono i segni soprannaturali attribuiti a Rita da Cascia dai credenti: la sera del Venerdì Santo dopo la predica di Fra' Giacomo della Marca, affascinata dalla descrizione della passione di Cristo, avrebbe ricevuto una spina dalla corona di Cristo conficcata sulla fronte. La madre badessa rifiutò, in seguito a tale evento, la richiesta della Santa di partire per Roma con le altre suore per un pellegrinaggio. Però secondo la tradizione il giorno prima di partire la spina nella fronte sparì e così Rita partì. La spina fu portata da santa Rita per i suoi ultimi quindici anni. Sarebbero apparse api bianche sulla sua culla il giorno del battesimo, api nere al suo letto di morte, una rosa rossa fiorita in inverno e due fichi sull'albero nel suo orto vicino a casa. Prima di morire mandò sua cugina a prenderli nel suo orticello di Roccaporena. La cugina, incredula, pensava che delirasse, trovò tra la neve ed il freddo una bellissima rosa rossa e due fichi maturi sull'albero, segno interpretato come la salvezza ed il candore dell'anima di suo marito e dei suoi figli. Così la Santa, vedova, madre, suora, divenne la Santa della ‘Spina’ e la Santa della ‘Rosa’; nel giorno della sua festa le rose vengono benedette e distribuite ai fedeli.


A.D.P.

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