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READING TEATRALE DE "I FIORI BLU" DI QUENEAU


Oggi, domenica 2 marzo, a partire dalle ore 18, al Feltrinelli Point Messina, nell'ambito della rassegna “Nella tana del Bianconiglio” di Officinae dell’Arte Photography, rivivranno, nella lettura teatrale estratta da “I fiori blu” di Raymond Queneau a cura degli attori messinesi Lelio Naccari ed Emanuela Massara, tutti i protagonisti di un romanzo che è un vero e proprio esercizio di stile tra giochi di parole, sconvolgimenti degli schemi convenzionali di scrittura, logica stringente e personaggi improbabili. Queneau riesce a trasformare un passante in una spalla comica d’eccezione e le immondizie del fiume in personaggi pulsanti. Utilizza la logica stringente come un’arma micidiale. La raffinata ironia e la spumeggiante prosa tengono viva l’attenzione, insieme al desiderio di comprendere i contorni del mondo che ha creato. Il lettore che si approccia alla sua opera comprende immediatamente di trovarsi in un luogo d’eccezione, fuori dal comune non solo per quello che viene narrato ma soprattutto per il modo in cui viene narrato. Il lettore che sia anche scrittore non può fare a meno di sospirare, come un innamorato: “Ah, come vorrei essere capace di scrivere così”.

Raymond Queneau (Le Havre, 21 febbraio 1903 – Parigi, 25 ottobre 1976) è stato uno scrittore, poeta, matematico, drammaturgo francese e anche autore di testi di canzoni, tra cui "Si tu t'imagines", nata in realtà dapprima come poesia e portata al successo dal Juliette Greco, su musica di Joseph Kosma. Queneau  scrisse "I fiori blu" nel 1965 per la casa editrice Gallimard con la quale lavorava e che pubblicò gran parte dei suoi libri. Successivamente, il romanzo venne tradotto in italiano da Italo Calvino e pubblicato dalla casa editrice Einaudi presso la quale scrittore italiano collaborava. 

Nel romanzo “I fiori blu”, si intrecciano le storie e i sogni di due protagonisti: il Duca d’Auge e Cidrolin. Al risveglio dell’uno inizia il racconto della vita dell’altro e viceversa, generando nel lettore la convinzione che si tratti della stessa persona. Tuttavia, non potrebbe trattarsi di personaggi più differenti. Mentre Cidrolin vive la propria esistenza tra una siesta e l’altra, barcamenandosi tra avvenimenti ordinari ( il matrimonio di una figlia, un pranzo al ristorante, la ricerca di una compagnia che si occupi di lui), il Duca vive attraverso i secoli passando dalle crociate alla rivoluzione francese con nonchalance, accompagnato da due cavalli parlanti. Ad accomunarli è solamente un amore viscerale per l’essenza di finocchio e per la buona tavola, aspettativa spesso disattesa a causa degli eventi. Quando, al termine del romanzo, i due protagonisti si incontrano, il lettore è costretto a ristrutturare la propria visione degli avvenimenti, cercando spiegazioni differenti al legame che esiste tra i due.

La trama: La mattina del 25 settembre del 1264 il Duca d'Auge sale in cima al torrione del suo castello ed osserva lo spettacolo di Unni, Galli, Romani ed altri accampati alla rinfusa: i residui del disfacimento della storia. Oppresso dalla tristezza della storia, decide di partire «Qui il fango è fatto dei nostri fiori. ...dei nostri fiori blu, lo so». Parte quindi verso la capitale, con i suoi due cavalli parlanti Sten e Stef ed il paggio Mouscaillot. Giunto alla capitale, si rifiuta di partecipare alla nuova crociata. Viene scambiato per uno stregone dalla folla che si è accorta dei cavalli parlanti, uccide duecentosedici di loro, e torna al suo castello. Si rimette in viaggio per chiedere a Carlo VII di Francia di liberare Gilles de Rais. Lo ritroviamo nel suo castello, che riceve l'abate Onesiforo Biroton ed il diacono Riphinte appena tornati dal concilio che ha deposto papa Eugenio IV; quindi si smarrisce durante una battuta di caccia, trovando poi una baita nella quale riceve buona accoglienza da Russula, figlia di un taglialegna, che sposa. Parte quindi per partecipare agli Stati Generali, si smarrisce di nuovo durante un acquazzone e si riscalda nell'abitazione dell'alchimista Timoleo Timoleo, che prende al proprio servizio.

In seguito ad una discussione con Riphinte (che nel frattempo è diventato abate, mentre Biroton è diventato vescovo), sostiene l'esistenza dei preadamiti, e per provarla si rimette in viaggio. Si mette a dipingere graffiti nelle grotte, che gli studiosi scambieranno per testimonianze dell'esistenza degli uomini primitivi, riuscendo anche a ingannare Riphinte. Dopo la presa della Bastiglia trova rifugio in Spagna. Tutto ciò accade durante le frequenti immersioni oniriche di Cidrolin, il quale vive con la figlia Lamelia che sostituisce, dopo il suo matrimonio con un dipendente di trasporti pubblici, con Lalice, una ragazza indicatagli dal suo amico Albert. Le uniche occupazioni di Cidrolin sono bere essenza di finocchio e cancellare la scritta «assassino» che un ignoto si ostina a tracciare sul cancello vicino al suo barcone (Cidrolin ha fatto diciotto mesi di carcere, pur essendo innocente).

Un giorno s’imbatte nel Duca d'Auge e nel suo seguito, che cerca inutilmente un posto nel camping presso il barcone. Decide di ospitarlo sul suo barcone. Per ricambiare l'ospitalità, il Duca si apposta per scoprire il colpevole delle scritte offensive sul cancello. Cattura Labal, il custode del camping, il quale sostiene invece di essersi appostato a sua volta per scoprire il colpevole, costretto a ciò dal suo compito di piccolo giustiziere che non sogna mai, sempre intento a pensare. Rilasciato da Cidrolin, l'uomo si apposta di nuovo per dimostrare la propria innocenza, e scopre che il colpevole delle scritte è lo stesso Cidrolin: il quale si giustifica dicendo che ciò gli consentiva qualche occupazione. Lalice, delusa, decide di abbandonarlo, ma poi torna su suoi passi. Il palazzo in costruzione di fronte al barcone crolla uccidendo Labal, che si era fatto assumere come portiere per meglio osservare Cidrolin. Nel crollo anche i mezzi del Duca d'Auge sono stati distrutti.

Quindi anche i due cavalli vengono ospitati nell'Arca (questo è il nome del barcone), insieme a Biroton e Riphinte, che sono sopraggiunti. Il Duca d'Auge stacca gli ormeggi e parte con l'Arca, mentre Cidrolin e Lalice raggiungono la riva con un canotto. Comincia a piovere, e continua così per giorni, finché l'Arca si arena su una torre. Il giorno dopo il Duca si sveglia. «Si avvicinò ai merli per considerare un attimo la situazione storica. Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua è là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.» Frase ricorrente del Duca e di Cidrolin: "E anche questa l'ho in quel posto". 

Il Duca e Cidrolin sono personaggi per i quali è difficile provare empatia. Il primo non conosce altra unità di misura che non sè stesso: i propri desideri, i propri scatti d’umore e le proprie idee. Pur se condita da una poderosa dose di ironia da parte del narratore, la sua totale mancanza di considerazione per il prossimo come individuo costruisce una barriera invalicabile. Cidrolin, da contraltare, vive la propria esistenza dando sfoggio di un distacco e una passività esasperanti. Si riesce a provare un briciolo di vicinanza in più quando nella sua vita appare Lalice e, soprattutto, quando si scopre il colpevole che gli imbratta quotidianamente la staccionata con scritte ingiuriose. Gli altri personaggi sono poco meno che abbozzati, esistenti all’unico scopo di esaltare i vizi (molti) e le virtù (poche) dei due protagonisti. Fanno eccezione i due cavalli parlanti che accompagnano il Duca attraverso i secoli: il loro pragmatico sarcasmo è una splendida compagnia dalla prima all’ultima pagina. La citazione di Platone "ὅναρ ἀντὶ ὀνείρατος" che precede il romanzo, sta a significare "il sogno in cambio del sogno" e costituisce la chiave di lettura del romanzo.




A.D.P. 


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