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FESTA DELLE FORZE ARMATE: IL SINDACO PACIFISTA DICE SI AL DISARMO - REAZIONI POLITICHE


Oggi, nella Piazza Unione Europea si è svolta la cerimonia della Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, in ricordo del 4 novembre 1918, anniversario della fine della prima guerra mondiale per l'Italia ed è stata deposta una corona d'alloro al Monumento ai Caduti da autorità civili e militari, il Gonfalone della città di Messina, decorato con Medaglia d'Oro al Valor Militare, il Medagliere del Nastro Azzurro, i Vessilli ed i Labari delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma ed il Gonfalone della Provincia regionale di Messina,

Presente il Sindaco di Messina, Renato Accorinti che, da sempre pacifista, sventolando la bandiera della Pace recante la scritta dell'art. 11 della Costituzione Italiana - L'Italia ripudia la guerra - ha citato una frase del presidente Sandro Pertini: "Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte e si colmino i granai, fonte di vita". Una posizione netta e chiara che non sembra aver gradito il Generale di Corpo d'Armata dei Carabinieri, Ugo Zottin, Comandante Interregionale di Sicilia e Calabria "Culqualber" che, insieme al Comandante Provinciale dei Carabinieri, Colonnello Stefano Spagnol, ha abbandonato la cerimonia.

Un incidente diplomatico che, secondo Accorinti, non ha ragione di esistere poichè parlare di pace in un contesto dove si festeggiano le forze armate non è una contraddizione in termini ma un voler ribadire la propria ideologia. E, per sottolineare la sua buona fede, dice che "nemmeno Cristo avrebbe approvato la guerra".

Sul gesto del sindaco di Messina, Renato Accorinti è intervenuto anche il Ministro per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Gianpiero D’Alia, che lo invita a "scusarsi pubblicamente con la cittadinanza messinese per una provocazione demenziale e inopportuna, che offende non solo le Forze Armate, giustamente indignate per questo comportamento, a cui va la nostra solidarietà e gratitudine, ma anche la memoria di quanti, anche nostri concittadini, sono morti per la pace in Italia e nelle missioni internazionali".

"Essere sindaco - conclude D'Alia - non significa fare l’attivista di una minoranza, per quanto rispettabile, ma rappresentare tutti i cittadini e il sentimento di un'intera comunità. Oggi Accorinti non l'ha fatto". 

Vorremmo rammentare ai lettori ma, soprattutto ai suoi sostenitori post-ballottaggio che, il sindaco con la maglietta Free Tibet e No Ponte ha un suo vissuto di contestatore pacifico che lo ha portato a manifestare, negli anni '70, contro il Muro di Berlino e a partecipare alla Carovana per il Disarmo Bruxelles-Varsavia e, negli anni '80, a manifestare contro l’installazione di una Base NATO a Comiso. Negli anni '90, con il Comitato messinese per la Pace e il Disarmo unilaterale, esprime il suo dissenso alla  guerra in Bosnia ed Erzegovina. Infine, non ha svolto il servizio militare in quanto obiettore di coscienza. 

Con queste credenziali che ha sempre, giustamente e orgogliosamente, posto a conoscenza della cittadinanza quando decise di candidarsi a sindaco di Messina ci saremmo stupiti del contrario, ovvero se, alla cerimonia del 4 novembre di oggi, non fosse apparso con la bandiera della Pace. Perchè, un uomo con 40 anni di lotta, seppur pacifica, non può, dall'oggi al domani, conformarsi ad una festa nazionale dedicata alle forze armate. "Armate", tutto è racchiuso in questo termine che stride con la sua ideologia e, adeguarsi ad un discorso e ad un comportamento istituzionale, avrebbe significato svilire la sua dignità, snaturare il suo Io profondo e rinnegare una parte di sè. 

Ecco, perchè, non mostra segni di pentimento sull'accaduto di stamane ma è sereno e, soprattutto, in pace con la sua coscienza che gli suggerisce di aver fatto la scelta giusta. Una scelta abbastanza criticabile per chi non lo conosce e che, forse, avrebbe potuto evitare non presenziando alla cerimonia ma facendosi rappresentare da altro organo politico. 

Ma l'occasione era troppo ghiotta per non esserci, si sarà detto il sindaco Accorinti, quale migliore circostanza poteva essere quella di parlare di disarmo ad una festa delle forze armate? E così, inizia il suo discorso, parlando dell'Italia che "continua a finanziare la corsa agli armamenti ed a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali e la sicurezza" ed elencando i dati del Rapporto 2013 dell'Archivio Disarmo che "documenta come l'Italia abbia speso per l'anno 2013 oltre 20 miliardi di euro per il comparto militare (oltre un ulteriore miliardo per le missioni internazionali), a fronte di una drammatica crescita della povertà sociale".

Parlando della Sicilia, il sindaco di Messina spiega che "rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo" cioè "una base dalla quale fare partire strumenti di morte e controllare con tecnologie satellitari (MUOS) i paesi stranieri". 

Riguardo ai flussi migratori, drammaticamente attuali, Accorinti dice che non bisogna circoscrivere i migranti in ghetti, lontani dagli sguardi della popolazione italiana, dove non sempre sono garantiti diritti e giustizia. Ricordiamo che, proprio qualche giorno fa, il sindaco si è opposto alla costruzione di una tendopoli per accogliere i migranti che, al momento sono ospitati al Pala Nebiolo di Messina, poichè ritiene che "l'accoglienza sia un evento pianificabile non certo un'emergenza improvvisa ed imprevedibile come un terremoto". Il sindaco difende anche il diritto di emigrare, ribadendo il massimo impegno nella ricerca di soluzioni di accoglienza idonee per i fratelli migranti giunti di recente nella città dello Stretto. "Messina e la Sicilia - ha concluso il sindaco - da sempre hanno avuto una grande opportunità in quanto crocevia di diverse culture e religioni; le diversità arricchiscono tutti e oggi vogliamo rilanciare un processo di pace dalla nostra terra e dal nostro mare per l'umanità".

Renato Accorinti, in un passo del suo discorso dice che "non si può rimuovere dalla memoria collettiva, quasi esorcizzando, un secolo di lotte del movimento operaio per la pace e il lavoro, il disarmo e la giustizia sociale" e ribadisce il suo 'Si' al disarmo e il suo 'No' a tutte le guerre. Un plauso, quindi, a chi resta fedele a sè stesso seppur con la fascia tricolore. Una critica, invece, sull'uso del proscenio.



Antonella Di Pietro



La festa delle Forze Armate è andata incontro a contestazioni nella stagione dei "movimenti giovanili" di varia matrice. Specialmente nella seconda metà degli anni '60 e nella prima metà degli anni '70, in occasione del 4 novembre il movimento radicale, gruppi dell'estrema sinistra e gruppi appartenenti al "cattolicesimo dissidente" hanno dato vita a contestazioni per chiedere il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza o per attaccare in generale l'istituzione militare. Spesso la contestazione veniva portata avanti attraverso la distribuzione di volantini o l'affissione di manifesti polemici nei confronti delle Forze Armate. Non di rado i contestatori venivano perseguiti per l'offesa all'onore e al prestigio delle Forze Armate e per istigazione dei militari alla disobbedienza. Data la diversa estrazione ideologica di ciascun gruppo di contestatori, comunque, non è possibile generalizzare sui moventi e sugli scopi di queste contestazioni. A grandi linee, i gruppi del cattolicesimo dissidente (i cd catto-comunisti) insistevano sul pacifismo e sulla condanna della guerra, ritenendo fuori luogo una "celebrazione" dell'esercito e della vittoria del 1918 e invitando piuttosto a considerare il 4 novembre un "giorno di lutto". Il partito radicale era mosso dall'antimilitarismo e sosteneva con convinzione la battaglia per l'abolizione dell'obbligo di leva. I gruppi dell'estrema sinistra extraparlamentare invece non rifiutavano l'utilizzo della forza e delle armi ma sostenevano che nell'Esercito italiano gli alti gradi fossero ricoperti da personalità con idee di destra o di estrema destra e che, di conseguenza, nelle caserme esistessero discriminazioni nei confronti di chi aveva convinzioni politiche diverse.

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