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LE PROCESSIONI DEI GIGANTI E DELLA VARA TRA STORIA E FEDE

Nell’ambito delle iniziative dell’Agosto Messinese 2026 e del programma della rassegna “Aspettando la Vara”, organizzata dall’Amministrazion...


Nell’ambito delle iniziative dell’Agosto Messinese 2026 e del programma della rassegna “Aspettando la Vara”, organizzata dall’Amministrazione comunale in occasione del Centenario della Rinascita della Vara (1926-2026), si susseguono gli appuntamenti dedicati alla storia e alla tradizione religiosa e al patrimonio folkloristico della città. Un programma articolato che accompagnerà Messina verso il 15 agosto, giorno della tradizionale Processione della Vara.


Il Museo Vara e Giganti, ospitato all'interno del Palacultura Antonello, aprirà le proprie porte al pubblico nelle giornate di mercoledì 12 e giovedì 13 agosto, dalle ore 18.00 alle 21.00, con ingresso gratuito. L'apertura assume un significato particolare nell'anno in cui ricorre l'anniversario che celebra la ripresa della tradizione nel 1926 e il profondo legame della comunità messinese con una delle sue più importanti espressioni identitarie. Ad accompagnare i visitatori alla scoperta della storia della Vara, dei suoi dettagli costruttivi, delle opere e dei simboli della giostra mariana, nonché della storia dei Giganti Mata e Grifone, saranno i volontari dell'Associazione Amici della Tommaso Cannizzaro, che coordineranno le visite guidate durante le due serate.

Mercoledì 12 agosto, alle 7.00 il trasferimento dei Giganti da Camaro Superiore a Camaro Inferiore. Dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00, al Monastero di Montevergine, sarà inoltre visitabile l’esposizione di “Maria Dormiente” della Vara. Alle 21.00, sulla Scalinata di Palazzo Zanca, spazio a “Popoli in Festa”, con le Comunità etniche presenti a Messina, a cura di MP Eventi.

Giovedì 13 agosto, alle 7.30 i Giganti saranno trasferiti da Camaro a Piazza Unione Europea, in preparazione della tradizionale passeggiata del giorno successivo. Alle 21.00, sulla Scalinata di Palazzo Zanca, si terrà “Folk in Fest sotto i Giganti”, a cura dei gruppi folklorici di Messina. Sempre alle 21.00, e fino alle 23.30, è in programma la Notte bianca nel Complesso Monumentale della Basilica Cattedrale di Messina, con apertura della Cattedrale, della Cripta, del Tesoro del Duomo, del Campanile, del Giardino della Preghiera Universale, dell’Area absidale del Duomo e della Chiesa dei Catalani.

"Ogni anno, nel mese di agosto, si festeggiano i due "giganti" di Sicilia, Mata e Grifone. "Codesti colossi - scrive Pitrè in Feste patronali - sono sempre per il buon popolo messinese due simpatiche figure, e del popolino due specie di geni tutelari: l’una, la Gigantessa, la bella signora del Camaro (villaggio a poche miglia della città da dove si fanno provenire le due figure), l’altro, il gran Moro venuto dall’Africa, un feroce antropofago, cui essa addomestica…".

Le colossali statue di Mata e Grifone, detti i "Giganti" secondo la tradizione raffigurano i mitici progenitori della stirpe peloritana. Lui bruno e barbuto, nelle fattezze classicheggianti ricorda il Giove Capitolino, lei Mata, presenta le prosperose fattezze di una popolana, precisamente "cammarota", abitante cioè di un antico quartiere, fuori le mura, a sud-ovest del porto. Dalla seconda metà del secolo scorso i Giganti procedono trainati su carrelli a ruote, mentre in passato i due venivano sollevati dai portatori attraverso pali e staffe basculanti, che consentivano di mantenerli in equilibrio, conferendo peraltro un andamento caracollante alle due statue equestri. Così come per la Vara, la sfilata era accompagnata da tamburi, trombe e dal suono cupo della "brogna" e della "ciaramedda". Vari figuranti improvvisavano brevi spettacoli per la gioia degli astanti, durante le tappe della passeggiata. A seconda delle versioni i nomi dei due colossi furono: Cam e Rea e Saturno e Cibele, con chiaro riferimento alla mitologia locale. Diverse e tutte di grande curiosità sono le leggende che ruotano intorno a queste due figure: una forse la più interessante, narra che intorno al 964 il moro Hassam Ibn-Hammar era sbarcato nelle vicinanze delle coste di Messina allo scopo di saccheggiare i paesi tra Camaro e Dinnamare. Durante una delle sue tante incursioni il moro vide e si innamorò di una fanciulla di nome Marta (da cui Mata), figlia di Cosimo II di Coltellaccio. Contrariati e decisi a rifiutare la proposta di matrimonio del musulmano, i genitori di Marta nascosero la fanciulla in un luogo sicuro, lontano dal pericolo dei saccheggi. Scoperto il nascondiglio segreto, gli uomini che agivano in nome di Hassam rapirono Marta e la consegnarono al loro capo. La povera fanciulla si chiuse in un lungo silenzio e soltanto la conversione del moro al cristianesimo la fece rinascere spiritualmente, tanto da accettare Grifone (questo il nome cristiano del moro) come sposo. Questa antica storia d’amore rivive all’interno della festa che ricorre il 13 e 14 agosto. In queste due giornate Grifone è raffigurato a cavallo, in veste di guerriero che impugna una mazza con una mano e con l’altra lo scudo su cui è inciso lo stemma della città (un castello con tre torri di colore nero su un campo verde); Mata è invece rappresentata da una grande statua con il capo incorniciato da una corona su cui sono disegnate tre torri, a simbolo dei tre porti di Messina. Per quanto riguarda Grifone, il volto pare sia stato scolpito prima da Martino Montanini e una seconda volta da Andrea Calamech (XVI secolo). La testa di Mata fu più volte rifatta ad opera di vari autori: Santi Siracusa (XVIII secolo), quindi, a seguito dei restauri del 1951, da Michele Amoroso e dopo pochi anni da Mariano Grasso. I Giganti, come la Vara, hanno subito un radicale intervento di restauro a metà degli anni ottanta, ad opera della ditta Prizzi di San Cataldo (CL) su indicazioni dell'arch. Rodo Santoro.

Venerdì 14 agosto. La vigilia della Vara sarà caratterizzata da due momenti particolarmente significativi. Alle 18.30 partirà da Palazzo Zanca il corteo dei Ceri Votivi, diretto a piazza Castronovo lungo la carreggiata est, lato mare, di via Garibaldi. Alle 20.30, in piazza Castronovo, sarà celebrata la Santa Messa, presieduta da S. E. l’Arcivescovo Mons. Giovanni Accolla. Alle 21.00, la tradizionale Passeggiata dei Giganti, da piazza Unione Europea a piazza Castronovo e ritorno, accompagnata dai gruppi folk e con la partecipazione delle comunità etniche presenti a Messina. La partecipazione delle diverse comunità si inserisce anche nel segno di Grifone, il Gigante che la tradizione raffigura come un guerriero moro, un capo pirata saraceno sbarcato in Sicilia, la cui figura si intreccia con il racconto leggendario della storia dei Giganti messinesi. Un richiamo che, nel contesto della Messina contemporanea, assume anche un valore interculturale, mettendo in dialogo una delle figure più antiche e rappresentative della tradizione cittadina con le diverse comunità che oggi vivono e partecipano alla vita della città.

Sabato 15 agosto. La Processione della Vara. Il percorso verso la Vara culminerà il 15 agosto con gli appuntamenti della giornata dedicata alla tradizionale processione. Alle 7.00 sono previste le legature delle gomene. Alle 10.30, nella Basilica Cattedrale, sarà celebrato il Solenne Pontificale. Alle 18.30, da piazza Castronovo, prenderà il via la Secolare Processione della Vara, momento centrale della tradizione ferragostana messinese. Alle 21.00, con l’arrivo della Vara in piazza Duomo, è prevista la Celebrazione Eucaristica in Cattedrale. Per consentire lo svolgimento in sicurezza delle iniziative, il Corpo di Polizia Municipale garantirà la scorta ai cortei e adotterà, lungo i percorsi interessati, temporanee interdizioni al traffico veicolare, con chiusure dinamiche limitate al tempo strettamente necessario al passaggio dei Giganti Mata e Grifone e dei Ceri Votivi, assicurando in ogni caso il transito dei mezzi di emergenza. Nelle giornate del 13 e 14 agosto sarà inoltre temporaneamente interdetta la circolazione lungo i tratti interessati di via Garibaldi, in entrambe le carreggiate, durante il trasferimento e la Passeggiata dei Giganti Mata e Grifone. Per consentire il regolare passaggio delle storiche statue equestri saranno infine rimossi temporaneamente gli attraversamenti pedonali rialzati in poliuretano e ruotati gli impianti semaforici a bandiera nel tratto compreso tra piazza Unione Europea e piazza Castronovo, con successivo ripristino al termine degli appuntamenti della Vara.

Perché "Meravigliosa Festività" è questa, scriveva nel 1591 Giuseppe Carnevale, dottore in legge, e, la Vara, "per l’altezza, e grandezza sua, e anche per l’ammirabile arteficio, e magistero, si ritiene che sia, la più bella, e pomposa cosa del Mondo".

Già in epoca precristiana il culto principale nella greca Zancle era rivolto alla regina delle messi, Demetra. Ancor prima, in epoca preistorica, risulta documentata l'adorazione della Dea Madre, origine della vita. Con il cristianesimo, in città nasce la devozione a Maria Madre di Dio. La tradizione dell'invio della Sacra Lettera di protezione, costituisce il riferimento della fede dei messinesi alla Vergine. La Vara è un carro di forma piramidale, alto circa 14 metri, dal peso di circa 8 tonnellate, che viene fatto slittare sull'asfalto bagnato. Il traino avviene ad opera di circa un migliaio di devoti, uomini e donne, giovani ed anziani, che tirano attaccati alle due gomene lunghe ciascuna oltre 110 metri. Attorno alla base, poggiati ad un reticolo di stanghe a crociera, vogatori e timonieri ne dirigono il percorso di volta in volta correggendo eventuali sbandamenti del carro. Il nome Vara è spesso alternato a quello di Bara, tale essendo la teca che contiene il corpo esangue della Madonna, posto nel piano di base della struttura. E' bene ricordare che tutti i termini relativi al carro ed ai suoi tiratori sono di derivazione marinara (timonieri, vogatori, gomene, ciurma, fischietto e bandiere), come pure barare è il verbo riferito allo spostarsi della nave quando scivola in acqua, come la Vara scivola sull'asfalto. Una sorta di enorme slitta sormontata dalla complessa raffigurazione allegorica dell'Assunzione, si muove al grido di Viva Maria (un tempo Viva la Madonna Santissima), senza sterzo e senza freni, miracolosamente. Sopra la robusta slitta, un tempo in quercia e dal dopoguerra in ferro, vi erano 12 ragazzini che raffiguravano gli apostoli, attorno al corpo giacente della Vergine, seguono nuvole ed angeli e, contrapposti, sole e luna raggiati, quindi il globo terraqueo che sostiene la figura di Cristo, sulla cui destra poggia la candida Vergine. Il tutto è cosparso di figure variopinte di angeli, cherubini e serafini. La Vara, costruita in un primo tempo nel 1535 per l’ingresso di Carlo V, venne a mano a mano ampliata e, a più riprese, trasformata. Però dopo tante modifiche, essa conserva, nelle spranghe del ceppo, tracce di mano d’opera che fanno pensare ad epoche anteriori al Cinquecento. Per tre secoli destò l’orgoglio dei cittadini, e l’ammirazione dei forestieri. Ed a ragione, quando si pensi ad una prodigiosa piramide umana di oltre 150 fanciulletti, incoronati di fiori e riccamente vestiti, che col gesto e con la voce, rotando in vari sensi, osannano alla Vergine. Fino al 1860 tutti i personaggi erano viventi, la sostituzione con statue di legno e cartapesta fece venir meno il colloquio che, in dialetto messinese, si svolgeva tra Maria e suo Figlio durante le soste. L'intera struttura che è costituita dall'assemblaggio di decine di pezzi che ogni anno vengono montati e smontati, poggia su di una struttura in ferro battuto detta campana, che comprende articolati ingranaggi meccanici che, mossi da abili manovratori, fanno animare tutto l'apparato durante il tragitto, conferendo ulteriore fascino. In tanti anni della rischiosa cerimonia non si registrano che due soli incidenti; uno nel 1680, quando la Vara si spezzo, dal Globo in su, e sei ragazzi precipitarono tra la folla, senza che alcuno riportasse ferite o contusioni; ed un altro, nel 1738, allorché si ruppe l’asse attorno a cui girava il sole: anche stavolta, i 4 bambini attaccati all’astro restarono incolumi. Dal portento del 1738, scaturì un processo canonico. Fu riconosciuto il miracolo e si volle eternarne la memoria. In origine la Vara era munita di ruote che, dopo il 1565, furono sostituite da scivoli in legno per consentire il trascinamento sul selciato. E a trascinare la Vara mediante due lunghe gomene, è il popolo messinese, con l’azione congiunta di "capicorda, vogatori, timonieri, macchinisti e comandanti", al grido di "VIVA MARIA!".

Sempre nell'ambito delle celebrazioni del Centenario, dal 13 al 31 agosto, l'Agorà di Messina - ex Fiera, ospiterà una mostra dedicata alla storia della Vara, attraverso un percorso espositivo composto da 16 pannelli. L'esposizione ripercorre 425 anni di storia, dal 1535 al 1960, attraverso immagini, documenti e testimonianze che raccontano l'evoluzione della Vara e il profondo legame che, nel corso dei secoli, si è consolidato tra la manifestazione e la comunità messinese. L'iniziativa rientra nel programma delle manifestazioni collaterali del Centenario della Vara ed è realizzata con il contributo del Comune di Messina, con la partecipazione dell'Autorità di Sistema Portuale dello Stretto e del Lions Club Messina Colapesce. La mostra nasce con l'obiettivo di conservare e divulgare la memoria storica della Vara, restituendo ai visitatori alcuni dei momenti più significativi della sua lunga tradizione e valorizzando, al tempo stesso, il patrimonio storico, artistico e religioso della città. Particolare attenzione è rivolta alle nuove generazioni, affinché possano riscoprire il significato e il valore culturale di una delle manifestazioni più antiche e sentite di Messina.

A completare il programma delle iniziative dedicate al Centenario è la cartolina commemorativa della Rinascita della Vara, in distribuzione presso l'Info Point turistico comunale di Palazzo Weigert, fino a esaurimento delle copie disponibili. La cartolina è stata realizzata, con il contributo di CONFIMPRESE ITALIA, in 1.200 copie numerate e rappresenta un ulteriore strumento per custodire e diffondere la memoria di questo importante anniversario. L'immagine riprodotta sul fronte della cartolina è tratta da un dipinto dell'artista Felice Canonico, realizzato nel 1954, e contribuisce a restituire, attraverso l'arte, un'immagine della Vara profondamente legata alla memoria e alla tradizione cittadina.


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