“CHE COSA SIGNIFICA INSEGNARE?” DI ELEONORA DE CONCILIIS

Che cosa vuol dire essere un insegnante? Qual è stato e quale potrebbe essere oggi il ruolo politico dei docenti nel sistema d’istruzione superiore? Domande, e risposte possibili, al Feltrinelli Point Messina, mercoledì 14 gennaio alle ore 18:30 con la presentazione del libro “Che cosa significa insegnare?” (Cronopio Edizioni) di Eleonora De Conciliis. Dialogheranno con l’autrice, Rita Fulco e Pierandrea Amato.



Nel testo l’autrice tratteggia una spietata genealogia della professione docente, ripropone a un livello filosoficamente radicale la questione del potere-sapere esercitato dagli insegnanti e indica nuovi processi di soggettivazione che sostituiscano all’obbedienza e al conformismo il conflitto e l’ironia. Si può insegnare a non obbedire.

Eleonora de Conciliis (Napoli 1969) insegna Filosofia e Storia nei licei, collabora con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dove ha organizzato numerosi convegni e tenuto diversi seminari, ed è abilitata all’insegnamento di Filosofia Morale per la seconda fascia; tra il 1995 e il 2007 ha svolto attività di ricerca all’Università “Federico II” di Napoli e all’Università di Salerno; dal 2006 al 2014 è stata caporedattrice della rivista Kainos (www.kainos-portale.com). Ha pubblicato monografie su Simmel, Kafka e Benjamin, articoli e saggi su Arendt, Lévinas, Canetti, Baudrillard, Foucault e Bourdieu, nonché i volumi "Il lusso della differenza. Ipotesi sul processo di soggettivazione" (Napoli 2006), "Pensami, stupido! La filosofia come terapia dell’idiozia" (Milano 2008), "Il potere della comparazione. Un gioco sociologico" (Milano-Udine 2012), "Che cosa significa insegnare?" (Napoli 2014).


Commenti

  1. ''La questione del potere-sapere esercitato dagli insegnanti e indica nuovi processi di soggettivazione che sostituiscano all’obbedienza e al conformismo il conflitto e l’ironia. Si può insegnare a non obbedire''.

    Un tema assai complesso di notevole impatto emotivo,affettivo ed aggressivo..., soprattutto oggi. Il ruolo del docente che deve insegnare,seguire,accudire,AMARE, capire, raccogliere mille istanze sociologiche e psicodinamiche della dimensione auxologia di ragazzi ed adolescenti , in continua lotta con una società maledettamente brutale, banale, coercitiva,offensiva di ogni diritto e dovere di ciascuno e di tutti,pone scelte impossibili. Chi scrive ha insegnato tanti anni dalle Alpi alle piane catanesi, dalla media inferiore ,alla superiore e per ben nove anni come contrattista all'Univ. di Messina. La didassi e metodologia è ovviamente diversa. Per ciò che mi riguarda,tuttavia ho cercato di tenere alto il senso del dovere,la puntualità,l'equilibrio,la serietà nell'impegno costante dei programmi in ogni piano di lavoro. Ho sempre cercato nel rispetto assoluto della sensibilità, educazione, stato sociale e familiare del discente, risposte a tanti difficili problem solving...,spesso senza la collaborazione di... e di equipe psico-medico sociologiche. Lo studio attento di teorie pedagogiche dal Piaget al Rogers..., mi hanno accompagnato con vivacità ed una certa competenza fino al giorno del suono dell'ultima 'campanella'. L'esperienza sul campo mi ha arricchito tantissimo e con animo franco e deciso ,ho misurato i 'passi dentro ogni aula', ho colorato mille lavagne coi gessetti a colori, ho riso,gioito,scherzato fuori dal 'gradini di legno' della cattedra coi giovani ,senza perdere di vista il rigoroso linguaggio tecnico-scientifico necessario per la specifica,duratura,seria ed impegnata formazione. Educare le famiglie e correggere tantissimi aspetti errati educativi e rafforzare i 'cordoni' contro un tessuto sociale povero e deprimente è sempre stato tanto difficile..,i decreti delegati ,ottimi come proposta, non hanno dato quei risultati sperati. Classi aperte e parallele si è sempre detto..., valida esperienza da confermare, ferme restando le discipline essenziali all'indirizzo di studio prescelto dal giovane. Potremmo parlare dei colleghi e di alcuni 'capi d' Istituto', ma credo che le mie poche dita sulla tastiera tremano e ovviamente sbagliano nella affermazione di quel :to -do and to make..., je n' accuse personne mais..., la conclusione è apparentemente breve e scontata...,preferisco parlare dei e coi discepoli che ricordo con tanta nostalgia ed osservando le molteplici foto di gruppo di ogni fine anno, rimangono ancora i loro stupendi sorrisi ed ovazioni ancor chè riflessioni positive sul retro delle stesse colorite e colorate immagini mai sbiadite dal tempo...!-Grazie a tutti ed un abbraccion . Roberto Lo Presti, già docente a contratto in Economia politica ed aziendale c/o l'Ateneo di Messina --

    RispondiElimina

Posta un commento