ARTISTI PREMIATI CON "CIRCE. UNA DONNA TANTE CULTURE" EDIZIONE 2015

Si è svolta ieri pomeriggio, presso il Liceo "Ainis" di Messina, la cerimonia di assegnazione del Premio Letterario Nazionale "Circe. Una donna tante culture" giunto alla sua ottava edizione. 


Paola Marconi

Questo l'elenco dei premiati: 

Sezione Poesia – presentazione sezione + commissario Tommasa Siragusa
Linda Reale Ruffino, di Capo d’Orlando;
Alessio Rosano, di Agrigento;
Paola Marconi, di Fermo.

Linda Reale Ruffino

Sezione Narrativa – presentazione sezione + commissario Giuseppe Corica
Adriana Antoci, di San Giacomo (Rg);
Anna Valeria Cipolla, di Castelmaggiore (Bo).

Sezione Viaggi – presentazione sezione + commissari Siragusa – Corica – Pugliese
Roberto Rapisarda, di Giarre.

Sezione Etno-antropologia – presentazione sezione + commissario Antonio Pugliese
Pier Luigi Mannella, di Milano;
Caterina Mangiaracina, di Campobello Mazara;
Nino Agnello, di Grotte (Ag).

Caterina Mangiaracina, "L’acqua e lu focu. Cunti Siciliani" (Editore Armando Siciliano)
I racconti sono stati raccolti direttamente dalla voce dei loro custodi e vibrano di un mondo ormai lontano e che pure racchiude il sapore intenso del passato, dell’amore per la propria storia. Sono simbolo di costume, usanze, cultura, abitudini. I personaggi prendono vita, con la loro quotidianità … a volte magica e altre no. La semplicità è il filo rosso che li lega, persino in quel loro modo di consigliare, pungolare, educare al rispetto per gli altri e per le cose, anche piccole, che si hanno. Ma anche in quel loro modo di infiammare i sentimenti con la purezza del cuore. Così, personaggi semplici e umili, animali parlanti, re, principi, regine e principesse, hanno ripreso forma in quel palcoscenico fiabesco e incantato che sa ancora affascinare … e forse anche insegnare. Grazie a loro e in modo fedele alla più antica tradizione, il premio arriva al povero, all’umile e all’onesto, mentre al disonesto, al malvagio e al prepotente spettano i disonori della sconfitta. Il tutto tinteggiato di quel linguaggio crudo e rozzo, talvolta intraducibile, che è spesso il solo in grado di trasmettere intatte le emozioni riaffiorate. Anche la scelta linguistica si è rivelata ardua. Ho raccolto tutti i racconti in dialetto. Ma quale scelta seguire nel riportarli: dialetto o lingua italiana? Solo la lingua italiana avrebbe reso fruibile l’opera ai più. Ma avrebbe cancellato le origini più autentiche della rievocazione. Da qui, il compromesso: lingua italiana, ma colorita da intere filastrocche, brevi frasi, o an­che solo lessemi, messi lì a ricordare le origini di quel narrato, senza per questo sbarrare l’accesso a chi non ha familiarità con il dialetto o ai giovani. Quei giovani che vorrei destinatari privilegiati. Sono le nuove generazioni, infatti, più delle altre, a correre il rischio di perdere segmenti significativi delle loro radici. Trame, intrighi, personaggi sono rimasti intatti. Nel narrarli, sono entrata in punta di piedi attraverso un’espressione, frutto sì, talvolta, di personale modello narrativo, ma sempre discreta e mai invadente. E, poi, le foto … un altro viaggio … complementare a quello scandito dalla narrazione. Ognuna di esse raffigura persone - che spesso non ci sono più - ma tratteggia anche simboli di epoche, costumi, usanze, quotidianità, lavoro, oggetti che hanno accompagnato l’infanzia di generazioni diverse. Come il filone dei giocattoli, con il circu, il cavallino a dondolo, la macchinina, la bambola con la carrozzina. O quello degli abiti … da lavoro e delle grandi occasioni ... O, ancora, quello della scuola e dei mestieri, con i bambini in grembiule, allo scrittoio o mentre saltellano con il cerchio sotto l’occhio vigile della maestra; con il gruppo delle ragazze di la mastra o di giuvini e mastri di una bottega artigiana di falegnami. Infine, quelle della quotidianità condivisa, con il picnic davanti al profumo di salsiccia al fuoco ardente della legna o della carbonella; a la fera, ad un funerale, ad un matrimonio o tra maiddi di sarsa sicca. Cosa hanno in comune? Sono tutti scorci di vita vissuta … fissati da un “semplice click”.

Pier Luigi José Mannella, "Le figure popolari siciliane nei proverbi di Mazzarino" (Edizioni ASLA)
Quando Giuseppe Pitrè pubblicò la sua monumentale raccolta, o quando apparvero i proverbi agrari di Francesco Minà Palumbo, la gente si esprimeva per proverbi. La cultura paremiologica coincideva con la cultura contadina, e la cultura contadina racchiudeva la memoria collettiva di un mondo che oggi non c’è più. Questo rapido declino della cultura tradizionale è - per apparente paradosso - confermato dalla crescente attenzione ad essa rivolta: la cultura popolare, la cultura contadina non sono forse mai state così capillarmente investigate come ai giorni nostri, quasi a volerne esorcizzare la fine. Cresce, dunque, il desiderio - direi, il bisogno urgente - di sottrarre all’oblìo uno straordinario tesoro di saggezza popolare. Testimoniano questo interesse, questo tenace vincolo, numerosissime pubblicazioni di limitata circolazione, realizzate per l’iniziativa di cultori locali. È un fenomeno di grande interesse culturale, sociale e anche politico. Non di rado questo impegno ha prodotto buoni risultati, e talvolta ha consegnato una documentazione ampia e rigorosa non soltanto alle comunità locali, ma anche alla comunità scientifica, al mondo della ricerca, all’Università. È il caso della raccolta di Pier Luigi José Mannella, giovane e valoroso ricercatore nel campo degli studi demologico-linguistici, formatosi nella fucina della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo negli anni della mia presidenza e, soprattutto, del mio insegnamento. Un insegnamento che, nell’ambito della linguistica italiana, ha sempre privilegiato la componente dialettologica, sulla base del postulato che non può esservi storia della lingua italiana senza storia dei dialetti. Un riferimento così autorevole ridefinisce in qualche modo l’ambito degli studi e di ciò che tali studi sono in grado di produrre: non più contenitori elencativi di serie proverbiali, ma corpora paremiografici aperti - così come il saggio di Mannella - a valutazioni psico-sociali, antropologiche, storiche, linguistiche. Un fronte ampio e complesso di analisi, di cui anche il linguista dovrebbe essere chiamato a dare conto, muovendo dalla considerazione del proverbio come segno linguistico, come prodotto linguistico autonomo, suscettibile di analisi strutturali sul duplice piano del significante e del significato. L’originale trattazione di proverbi, detti proverbiali e minori entità paremiche (locuzioni, motti, blasoni), disposta su un impianto socio-antropologico (le figure popolari), ci restituisce l’intero patrimonio paremiologico non soltanto ordinato per campi e sottocampi motivazionali, ma anche all’interno di un suo complessivo codice retorico, cioè una sorta di sistema dei segni retorici: i segni linguistici hanno assunto un valore semantico convenzionale, comprensibile interamente soltanto da chi sia partecipe di tale convenzione. Parlare per proverbi presuppone, per l’appunto, una piena appartenenza a “quelle” reti comunitarie. I saperi paremiologici si affievoliscono e vengono meno quando le reti comunitarie, e l’humus che le alimenta, si alterano, si indeboliscono, si sfaldano. La cultura tradizionale può essere documentata nella fase della sua (relativa) vitalità - come hanno fatto i grandi demologi ottocenteschi -, ma anche, con ben maggiori difficoltà, nella fase del suo declino, alle soglie del tramonto. Pier Luigi José Mannella lo ha fatto con intelligenza, sapienza e soprattutto passione.

Nino Agnello, "I cunti delle Grotte. Il parlare favoloso siciliano" (Editore Armando Siciliano)
Un bel libro deve essere un provocatore (lui o l’autore, è lo stesso), un risvegliatore di pensieri, di fantasie, di emozioni. Così è la civiltà, così è la cultura. Il legame tra gli uomini, tra le culture, le civiltà, le opere. La continuità, il proseguimento. Un’opera ne provoca un’altra di qualunque genere; un autore stimola un altro autore, non importa di quale fede e cultura; una poesia accende altre poesie celate dentro altri sentimenti, occhi, fantasie di uomini anche a distanza di molto spazio e di molto tempo. Ecco perché diciamo che un libro è un classico, perché appunto costituisce un punto di riferimento, di stimolo, di creatività. Non faccio nomi di proposito. Qualcuno dirà: nostalgia dell’infanzia; va bene anche questo. Un altro insisterà: si tratta di affettuosa rievocazione della civiltà contadina, di un mondo e di un tempo scomparsi; ben detto. I lettori intelligenti e sensibili non mancano mai. Viene recuperata nella narrazione di questi cunti la vita di tutti i giorni del mondo contadino. Specialmente il tempo del raccolto, quando intere famiglie si spostavano in campagna, dove vivevano parecchie settimane insieme, raccogliendosi la sera per ascoltare i “cunti”.

Il Premio Letterario Nazionale Circe nasce a Monterotondo attraverso l'Associazione no profit "Opera dei Pupi" presieduta dalla prof. Lucia Finocchiaro. L'amore per la propria terra, l'astinenza dall'azzurro del mare, il profumo di zagara e l'alchimia dei sapori perduti creano un momento di distacco ma anche di riflessione sulla Sicilianità come mondo e come dimensione perduta; l'amante che prima fugge e poi si lancia all'inseguimento dell'amato! Questo per dire che il premio nasce da una passione, dall'impulso gioioso che solo l'amore riesce a descrivere. 

Vari autori da tutte le regioni d'Italia hanno partecipato e tutti hanno notato questi elementi che trasparivano; nel corso degli anni il Premio ha avuto come sponsor la Fondazione De Andrè, la Regione Lazio, la Regione Siciliana, la Provincia di Roma e il Comune di Monterotondo, la medaglia onorifica del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tra gli ospiti ricordiamo Pino Caruso e Otello Profazio.


Corica, Siragusa, Pogliese e Finocchiaro

Lucia Finocchiaro è nata a Messina, ma più che messinese si sente siciliana, dando a questa caratteristica la valenza di un’onorificenza. Ha così voluto fortemente tornare nella sua città d’origine dopo diversi anni trascorsi a Monterotondo (Roma). Attualmente insegna Storia e Filosofia nel Liceo “Emilio Ainis” di Messina. È presidente dell’Associazione “Opera dei Pupi”, che organizza il Premio Nazionale Letterario “Circe. Una donna tante culture”. Ha già pubblicato insieme all’attore Tony Morgan un saggio spassoso, "Come sorprendere tua moglie che ti sta facendo le corna" (Messina 2002) e da sola una raccolta di poesie, "Menzogne bugie ... consuete manie" (Messina 2007) e "Puri e Corrotti. Lei, lui, l'amore filiale, l'odio generazionale" (Editore Armando Siciliano)

Tommasa Siragusa (Tosi) nasce a Messina, in una frazione marina, all’alba di un 31 agosto ... da qui i suoi altri nomi: Marina e Alba. Già bambina e adolescente modello, ma pervasa da venature di ribellione, tenacemente dedita agli studi classici, consegue la Laurea in Giurisprudenza a Messina e acquisisce il titolo di avvocato. Dopo aver insegnato per un quadriennio in scuole materne, mostrando un grande trasporto per i bambini, accede alla carriera prefettizia con assegnazione a Venezia. Nel 1993 vince un concorso per dirigente presso la Regione Siciliana e si trasferisce dapprima a Palermo per poi tornare a Messina nel settore dei Beni Culturali e, da ultimo, in Soprintendenza. Ha già realizzato alcune sceneggiature teatrali e cinematografiche come "Ballando il silenzio", scritto insieme a Salvatore Arimatea che lo ha diretto. Inoltre, durante i ripetuti viaggi si dedica a reportage fotografici; ama e colleziona capi vintage, spesso impiegati in sfilate. Coltiva, altresì, la lettura di testi poetici e di narrativa. Da oltre tre lustri scrive poesie e ha già pubblicato con Armando Siciliano Editore la raccolta di poesie "Ero come una caramella" (2014). 

Antonio Pugliese, nato a Brattirò di Drapia (VV) nel 1951, Ordinario di Clinica Medica Veterinaria dal 1991, ha ricoperto diverse cariche istituzionali presso l'Università di Messina. Presidente della Federazione Mediterranea di Sanità e Produzione dei Ruminanti (Fe MeSPRum) e della Società Italiana delle Scienze Veterinarie (SiSVet). Con oltre 400 memorie a stampa a carattere scientifico, ha anche pubblicato: "Pet Therapy Strategie d'intervento e linee guida" (Messina 2005); “Il sistema lacrimale negli animali da compagnia", in Piero Steindler, "Il sistema lacrimale" (2000); e la Prefazione a F. Pezza - G. Ruffo - P. Fossati, "Diritto e legislazione Veterinaria", Le Point Veterinaire Italie. Ha curato, inoltre, alcuni libri di poesie e di prosa ed ha scritto: "1943-45. Mio padre nel lager" (Editore Armando Siciliano, 2007).

Giuseppe Corica, nato a Messina nel 1950, si è laureato in Lettere Classiche ed ha insegnato in varie città, terminando la propria carriera presso il Liceo Scientifico “Archimede“ di Messina. Attualmente si divide tra la sua città natale e Basicò, piccolo centro contadino dei Nebrodi. Ha pubblicato due romanzi entrambi pubblicati dall' Editore Armando Siciliano: "La voglia di melagrana" (2012) e "La terra in amore" (2013).


A.D.P.

Commenti

  1. Presso l'Aula magna del Liceo ''E.Ainis'' di Messina , un interessante e variegato programma socio-culturale distribuito in più sezioni letterarie ed antropologiche, hanno visto giovani studenti ,poeti, scrittori e uomini dell'Arma, muovere momenti di alto spessore linguistico e di forte azione emotiva. Abbiamo applaudito ai meritevoli premiati ,che una giuria ben qualificata ha selezionato i vincitori, assegnando tre premi per ogni sezione di Concorso. Veramente difficile sintetizzare in breve , l'emotività che si muoveva attorno ai presenti. Dai meravigliosi versi poetici, alle fiabe raccontate in vernacolo, che coglievano la vita agreste di un passato poi non molto remoto...- La ricerca di studio è oggi ,auspicabile per rivisitare e rivalutare quei decisi passi dentro le zolle ricchi di speranza e sviluppo negli alimenti genuini, oggi in disuso...! Filmati accarezzati da leggera musica ...,senza parole, mille sbarchi in Sicilia e nelle coste del nostro Sud, mostravano il dolore, la stanchezza, e tanta tanta speranza sui visi di donne, bimbi e uomini scalzi e nudi di tutto, del vicinissimo Oriente...! Abbiamo al nostro fianco parlato con colleghe e poetesse , felici ed onorati dei primissimi premi ancora assai meritati. Ricca di dovizia la relazione a braccio dello storico prof. Di Bella , che ha voluto proporre tante tracce da svolgere su temi che ci appartengono e che troppi concittadini non conoscono...-Significativa la figura di Emilio Ainis ,ufficiale e degno patriota a difesa di un' Italia in piena guerra dalle Alpi alla Somalia. Grazie per l'invito,bravi tuttiiii, ad maiora, Roberto prof. Lo Presti da Messina --

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