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venerdì 21 novembre 2014

CORSI E RICORSI STORICI SUL RECUPERO AFFACCIO A MARE DI MESSINA

Riqualificazione e recupero affaccio al mare di Messina. I corsi e ricorsi storici. 



Dopo aver letto il comunicato dell'ufficio stampa del Comune di Messina (che riportiamo integralmente sotto) sul tema “La città negata: 2° tavolo di condivisione per il recupero delle aree militari e dell’affaccio a mare di Messina”, inevitabilmente andiamo col pensiero ad altre iniziative simili collegate alla costruzione del Ponte sullo Stretto, ovvero le cosiddette opere compensative sulle quali se ne discute da anni ma che, di fatto, non sono mai state attuate. 

Nel frattempo, vista la non fattibilità del Ponte, restano però le opere compensative che il Comune di Messina propose allora a Eurolink per gli “Interventi Compensativi Connessi alla Realizzazione dell’Opera” e che riguardavano la nuova centralità della Zona Falcata-Tremestieri nell'ambito del programma “Porti & Stazioni” relativo ai Programmi Innovativi in Ambito Urbano promossi dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. 

Sempre all'epoca, l’Autorità Portuale aveva completato lo Studio di Fattibilità della Via del Mare per la realizzazione di un asse di collegamento tra il Porto di Tremestieri e la Zona Falcata. L’opera in previsione aveva il compito di fornire un diretto collegamento tra gli approdi e la rete autostradale ed avviare le procedure di riassetto, riqualificazione e ristrutturazione urbana del fronte mare centro-sud. Inoltre, l'interramento dei binari nella tratta Marittima-Tremestieri avrebbe completato la realizzazione della Via del Mare, liberando definitivamente l’affaccio e gli accessi al mare, con un sistema multimodale realizzabile mediante un insieme coordinato di interventi ferroviari, stradali e marittimi. 

E ancora, il completamento del Porto di Tremestieri avrebbe costituito la via più efficace per allontanare definitivamente i Tir da Messina assorbendo anche le navi della Cartour che caricano/scaricano i tir al Molo Norimberga con il transito dei Tir nel centro Città. Leggiamo anche, nel link che alleghiamo sotto, che era già stata finanziata e appaltata la costruzione della piattaforma logistica intermodale di Tremestieri per merci ro-ro, la quale sarebbe stata realizzata attraverso il completamento del porto con la realizzazione di 5 nuove banchine.

Il progetto connesso alla realizzazione del Ponte sullo Stretto prevedeva anche una nuova Stazione Unica di Messina che avrebbe dovuto essere ubicata nell’area di Gazzi, già in gran parte occupata da infrastrutture ferroviarie. Una soluzione compatibile con la cessione nel breve/medio termine di importanti aree in zona Contesse e presso la Stazione Centrale, indipendentemente dai tempi connessi alla realizzazione del Ponte. Il nodo ferroviario di Messina avrebbe rappresentato un punto importante del corridoio 1 e la Stazione, che sarebbe sorta su aree industriali sotto utilizzate e soggette a degrado, sarebbe stata improntata sul modello delle Grandi Stazioni ove le stesse rappresentano nelle realtà metropolitane anche luoghi di incontro e socializzazione ospitando al suo interno caffè, ristoranti, librerie etc.. Nella vecchia Stazione Messina Centrale sarebbero rimasti solo i 10 binari coperti dalle pensiline riconvertendola in attività di servizi per la collettività utilizzata oltre che per la Metroferrovia Messina-Giampilieri, anche per la futura “Metropolitana dello Stretto” e Messina-Aeroporto di Reggio Calabria.

Poi c'è la zona di Maregrosso, un’arteria costiera in cui la costa era scomparsa dietro alla cortina di degrado, che comprende tre chilometri di costa tra il Cavalcavia e che conduce alla Zona Falcata e la foce del torrente Zaera,  Quella Via Don Blasco che da decenni, a chiacchere, avrebbe dovuto essere rimodernata e rappresentare il primo tratto della “Via del Mare”. Ma nel febbraio 2010 i fatti non mancano e, grazie alla sinergia tra Capitaneria di Porto, Polizia Giudiziaria della Guardia Costiera e l’Assessorato alle Politiche del Mare del Comune di Messina, si cominciano a liberare i varchi a mare con la demolizione di un fabbricato in via Adrano, fatto avvenuto in silenzio, senza annunci roboanti, un po’ per non dare nell’occhio e un po’ per prudenza, viste anche le precedenti e fallimentari esperienze di bonifica del passato. Nell’ottobre 2010 le ruspe tornano all’attacco demolendo, nel regno dell'abusivismo e del degrado, vecchi capannoni dismessi, edifici fatiscenti, baracche, anche sedi di piccole aziende ancora operanti ma non più compatibili con la vocazione naturale di quelle aree demaniali. In tutto erano stati demoliti 53 manufatti abusivi e liberati 37.000 metri quadrati. 

Il 18 e il 19 Dicembre 2010 si è festeggiato, quindi, il primo compleanno di Maregrosso. Un compleanno-simbolo per celebrare i passi avanti compiuti sulla strada della riqualificazione e valorizzazione di questo litorale e, più in generale, dell'affaccio a mare che va dalla Zona Falcata a Gazzi (e poi oltre, fino a Tremestieri). Per questo è stato disposto anche un annullo filatelico. Si è creata una mobilitazione che ha coinvolto generazioni diverse, fasce sociali distinte e distanti, al di là degli schieramenti di partito o di coalizione. Sono nati "network" come "Zda" e comitati spontanei come "Messina per Maregrosso".

Siamo nel 2014 e ancora ne stiamo parlando...!

Dei vecchi progetti sin qui realizzati troviamo oggi la riqualificazione di Piazza Unità d'Italia con una Fontana del Nettuno valorizzata e nuove panchine e aiuole. Esiste anche un progetto per l’area della Fiera che si fregia di alcune pregevoli presenze architettoniche del periodo razionalista e che versa attualmente in condizioni di degrado. Il progetto previsto per la riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’edificio degli Uffici e Padiglione di ingresso del quartiere fieristico si prefigge di restituire dignità architettonica e funzionalità favorendo un riuso razionale, nel rispetto delle vocazioni e delle caratteristiche dei medesimi.

Progetto anche per la Rada San Francesco che ospita l’approdo per le navi traghetto private con tratta Messina–Villa San Giovanni. Nell’area adiacente l’approdo erano state impiantate le attività di servizio di cantieristica. La collocazione di questo terminale dei traghetti per l’attraversamento dello Stretto grava notevolmente sulla fruibilità del traffico del centro urbano e sul degrado del litorale corrispondente per il quale il recente Piano Regolatore Portuale ha consentito di effettuare una complessiva riqualificazione con la realizzazione del nuovo lungomare “Parco Ringo” adiacente all’omonima spiaggia dove avviene il rimessaggio delle imbarcazioni da pesca.

Il Porto di Messina è stato totalmente rinnovato per poter accogliere le navi da crociera più grandi del mondo (3 da 300 metri l’una o 4 di cui una da 300 metri e altre 3 di 200 metri) lo sviluppo complessivo delle banchine è infatti di 965 m, con due banchine lunghe rispettivamente 665 e 300 m, mentre i piazzali misurano in totale circa 44.500 m2.  La Stazione Marittima attuale è stata realizzata con un prefabbricato di adeguate dimensioni e il piano prevede che la Stazione Marittima sia sistemata nella parte verso mare dello storico edificio delle Dogane, tramite il recupero filologico delle sue strutture, e che al Terminale si acceda attraverso un varco principale posto al termine del viale San Martino ove esso incrocia la via Vittorio Emanuele II. L’area del Terminale è stata recintata da una lunga cancellata in stile che la divide dai retrostanti spazi urbani e che presenta alcune parti apribili, cancelli o varchi secondari, allo scopo di consentire l’accesso pubblico della banchina quando non vi siano navi accostate. La banchina che separa il Terminale Crociere dal Terminale Ferroviario, lunga circa 145 m ed è destinata ad accogliere gli aliscafi e le navi veloci per il trasporto dei passeggeri, senza automobili al seguito, diretti in Calabria e alle Isole e per la Metropolitana del Mare. La vicinanza della Stazione Ferroviaria, della Stazione degli autobus extraurbani con un importante autosilo, e l’adiacenza della linea tranviaria e di numerose altre linee di trasporto urbano, faranno sì che intorno a questo Terminale si venga a creare un nodo di interscambio intermodale per passeggeri altamente significativo per tutta la città e per il territorio messinese.

Previsto nel progetto anche un recupero e un risanamento del Borgo delle "Case Basse" a Paradiso. Il toponimo indica un'area posta a livello della spiaggia ed occupata da abitazioni private. Si tratta di edifici costruiti in vari periodi a partire dalla fine del XIX secolo. Lo stato complessivo del patrimonio edilizio è di degrado. Le abitazioni risultano nel complesso sottoutilizzate. Importantissima, ai fini di un recupero storico–culturale, è la valorizzazione dell’intero borgo che potrebbe ospitare: attività culturali, strutture espositive, manifestazioni a tema, rivivendo secondo le migliori tradizioni culturali rivierasche.

Nel 1999 il Comune di Messina ha indetto un concorso europeo di idee per la Riqualificazione urbana e funzionale dell'area di "Capo Peloro". Riqualificazione ambientale e funzionale dell'area con la progettazione di un polo attrezzato per la fruizione del mare, con aree destinate alla ricettività turistica, a manifestazioni culturali, allo spettacolo ed al tempo libero vinto dall’Architetto Jean Pierre Buffì. In sintesi, il progetto propone una nuova centralità che assume, come progetto funzionale, l’idea del Parco letterario Horcynus Orca ampliandolo ed integrandolo. Una nuova viabilità di attraversamento consente di saltare l’abitato del villaggio Torre Faro, con un conseguente decongestionamento del traffico locale limitato ai residenti e rendendo possibili interventi di pedonalizzazione dell’area. Emergenze costruite che il progetto riconosce sono: il Forte degli Inglesi (emergenza storica); il complesso Pilone-Torri (archeologia industriale); il Faro (emergenza topologica). Il progetto recupera in termini di archeologia industriale il sistema Pilone Enel (duecentoventiquattrometri) - Torri di contrappesatura dei cavi (progettate nei primi anni ’50 da Riccardo Morandi). L’idea è quella di restituire (in parte) al complesso Pilone-Torri una funzione coerente con la loro natura: una tensostruttura che riproponga la connessione dei cavi tra i due elementi riunendo, visivamente, il Pilone (emergenza verso il cielo del Capo Peloro) e l’area interclusa che diviene oggetto principale degli interventi di modificazione, mentre l’ammaraggio dei cavi individua il gorgo di Cariddi (acquario sommerso). I nuovi cavi portano un “telo” trapezoidale che si divarica determinando uno spacco di luce su un nuovo viale-piazza su cui si attestano nuovi edifici. Le regole insediative di giacitura per le nuove costruzioni sono secondo le tracce della partizione proprietaria e del paesaggio rurale di origine. Le nuove edificazioni sono pensate come blocchi lineari-muri attrezzati: tre edifici bassi, sono destinati ai musei-laboratori. Un albergo con annesso centro congressi, realizza la testata del viale-piazza. Il resto dell’area è destinata a giardino organizzato per tematismi verdi e per partiture parallele, passando progressivamente da una condizione di “massima naturalità” (nel recupero e ricomposizione del cordone di vegetazione dunale costiero) ad una di “massima artificialità” (del giardino all’italiana). Nessuna aggiunta ma solo interventi di demolizione-riqualificazione per la area della “punta”: la demolizione dell’edificio ex tiro a volo e delle superfetazioni a ridosso del Forte.

Nella Zona Falcata di Messina si trovano i resti di una imponente fortezza edificata tra il 1679 ed il 1682 per meglio difendere il braccio sabbioso di San Raineri, la Real Cittadella comprendeva un grandioso impianto stellare, di oltre tre chilometri di perimetro, circondato da canali che ne interrompevano la continuità con la terra ferma. Sul lato meridionale massicce strutture di contro guardia presidiavano due porte tuttora esistenti che conducevano all’ampio pentagono interno, mentre l’accesso principale avveniva da nord attraverso la barocca Porta Grazia oggi collocata in piazza Casa Pia. I bastioni occidentali vennero abbattuti negli anni ’30 per dar luogo alla stazione marittima e alla strada che percorre longitudinalmente la falce. L'indicibile declino inizia però nel secondo dopoguerra con l'abbandono della struttura da parte dei militari e la conseguente occupazione dell’area con attività abusive e precari insediamenti abitativi. Solo negli ultimi anni, finalmente, si è tornati a puntare i riflettori su una zona colpevolmente destinata per cinquant’anni ad essere la grande pattumiera della Città.

Cenni storici che serviranno a rinfrescare la memoria sia ai fautori del Ponte sullo Stretto sia ai nopontisti. Per leggere tutto il resto corredato anche da una documentazione fotografica, vi invitiamo ad andare a questo link

Di seguito il comunicato odierno N. 2200 del Comune di Messina:
Lunedì 24 e martedì 25, alle ore 9.30, al Palazzo della Cultura “Antonello da Messina”, nei locali dell'Urbanlab, si terrà il laboratorio tematico di PiCo dal tema “La città negata: 2° tavolo di condivisione per il recupero delle aree militari e dell’affaccio a mare di Messina”. Il programma  prevede lunedì 24, alle 9.30, introduzione dei lavori/illustrazione dei temi e delle schede; alle 10.30, dibattito; alle 11, costituzione dei gruppi di lavoro; e alle 11.30, compilazione delle schede. Martedì 25, alle 9.30, lavoro di gruppo e compilazione delle schede; alle 11, illustrazione delle proposte; e alle 12.30, dibattito e conclusione del Laboratorio. L'iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività di ascolto e consultazione del territorio che il Comune ha intrapreso per la redazione del nuovo PRG e sono condotti all’interno di Urbanlab e con la collaborazione del Laboratorio di progettazione comunitaria (LabProCom) del dipartimento dArTe - Università Mediterranea di Reggio Calabria. Il tema affrontato riguarda una delle principali criticità riscontrate in questi anni, ovvero la presenza di ampie aree che nel tempo hanno perso, in tutto o in parte, la loro funzione originaria e oggi si presentano come dei grandi “vuoti” all’interno del tessuto urbano. Si tratta di una sorta di città negata - inaccessibile alla fruizione dei cittadini - che occupa, invece, posizioni centrali e strategiche in uno scenario di possibile sviluppo. La natura di queste aree è complessa così come molteplici sono i motivi per cui sono negate ai cittadini; per questo si è indirizzato il dibattito su due aspetti in particolare. Un primo tema è rappresentato dalle aree militari (presidi e caserme) di cui la città risulta particolarmente ricca in conseguenza della strategicità della sua posizione geografica sia per l’Esercito che per la Marina. Queste aree, che oggi risultano inutilizzate o sottoutilizzate, occupano spesso una posizione centrale o comunque rilevante all’interno del tessuto urbano, e sono il Comando della Marina Militare nell’area della Falcata; l'area di Bisconte con le caserme Nervesa, Masotto e Gasparro; il 24° Reggimento artiglieria terrestre Peloritani; la caserma Zuccarello sede del 5° reggimento fanteria “Aosta” e dell’Ospedale militare; e Campo Italia. Un secondo tema riguarda l’affaccio a mare che si estende dalla zona Falcata sino a Contesse. L’area considerata, delimitata a monte dalla via La Farina, occupa un fronte a mare di circa 4 km per una profondità media di 250-300 metri circa, interessando una superficie complessiva di 80-100 ettari; allo stato attuale essa ospita due funzioni prevalenti che impegnano la quasi totalità della superficie: attività produttive (industriali, artigianali e commerciali) ed attività legate ai trasporti marittimi e ferroviari. La crisi di queste attività ha condotto al sottoutilizzo e all’abbandono e, in alcuni casi, a forti condizioni di degrado ambientale. Il mare, dal quale la città ha tratto per secoli la sua ricchezza e la sua identità, risulta pressoché inaccessibile e anch’esso negato alla fruizione dei cittadini. Una buona parte di queste aree è attualmente normata dal Piano Regolatore Portuale redatto dall’Autorità portuale di Messina. Il Programma Innovativo in Ambito Urbano “Porti & Stazioni” del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha prodotto un'ipotesi di ridisegno e rifunzionalizzazione complessiva di questa ampia e strategica area; tuttavia tale programma è stato pensato in un periodo in cui la realizzazione del Ponte sullo Stretto sembrava imminente e disegnava soluzioni coerenti e legate a tale ipotesi. Uno scenario che oggi sembra decisamente tramontato e l’Amministrazione comunale si sta già muovendo verso un sostanziale ripensamento dello stesso PIAU. La restituzione alla città delle aree militari e di questa parte sostanziale del suo fronte a mare rappresenta un obiettivo strategico per migliorare la qualità urbana e promuovere lo sviluppo economico di Messina. Uno degli obiettivi principali del nuovo Prg dovrà essere quello di riassegnare una funzione diversa e un nuovo ruolo a queste aree, reintegrandole nel tessuto urbano, economico e sociale della città e recuperando l’intero fronte a mare nella zona sud. Quello della città negata è un tema complesso e non si esaurisce nelle due tipologie proposte; il Tavolo sarà quindi impegnato a individuare l’esistenza nel corpo della città anche di altre aree “negate”, le ragioni che le rendono inaccessibili ai cittadini, il ruolo e le funzioni che possono essere loro assegnate per integrarle a pieno nel tessuto urbanistico, economico e sociale.


Antonella Di Pietro


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