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ACCORINTI AI SINDACI: IL 4 NOVEMBRE ESPONETE LA BANDIERA DELLA PACE

ACCORINTI AI SINDACI: IL 4 NOVEMBRE ESPONETE LA BANDIERA DELLA PACE

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Attraverso un comunicato diramato dall'ufficio stampa del Comune di Messina, il sindaco Renato Accorinti lancia un appello a tutti i sindaci affinché, per la ricorrenza del 4 novembre e a 100 anni dall'inizio della prima guerra mondiale, espongano anche loro la bandiera della Pace.


Renato Accorinti con i sindaci ad Assisi

Una iniziativa che farà discutere quella proposta dal primo cittadino di Messina che invita i sindaci ad esporre la bandiera che lui stesso, per primo, espose l'anno scorso in occasione della Festa delle Forze Armate e che da simbolo della pace si trasformò in strumento di discordia visto che spaccò in due l'opinione pubblica che, da un lato lo ha osannato e, dall'altro criticato, come del resto avviene sempre di fronte a gesti plateali. 

Ma per quelli che conoscono bene Accorinti, queste "trovate" non sono finalizzate ad apparire su tutti i giornali - online e cartacei - con l'obiettivo di diventare popolare in quanto individuo ma, piuttosto, per veicolare celermente, attraverso i media, il suo messaggio di nonviolenza fra i popoli. Un'idea che, forse, sarà nata durante l'ultima Marcia della Pace ad Assisi, dove il sindaco di Messina, insieme ad altri sindaci, espone la bandiera della Pace. E, prendendo come esempio San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia e icona di pace e fratellanza fra tutti gli uomini, Accorinti propone alcune riflessioni sulla guerra e la via del disarmo dichiarando che “i cento anni dall’inizio della prima guerra mondiale sono un’occasione per fermarsi a riflettere. Cento anni trascorsi in cui l’umanità ha conosciuto il flagello di due guerre mondiali, che hanno portato indicibili afflizioni all’umanità, e di tante altre guerre, molte delle quali ancora in corso. 

L’esperienza della guerra ha ferito in modo indelebile la coscienza collettiva. Una ferita sempre aperta, - afferma Accorinti - che ha come simbolo per eccellenza due delle più estreme aberrazioni umane: le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki e i campi di concentramento nazifascisti. Ma, dagli abissi del profondo dolore e cordoglio, gli uomini hanno recuperato il senso dell’appartenenza ad un’unica famiglia umana e si sono riuniti insieme per tracciare un nuovo percorso per il popolo della terra; e superando differenze culturali, politiche e religiose hanno consegnato ai posteri la speranza della pace. 

Appena subito dopo la guerra nacquero l’ONU (1945), la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), la Costituzione Italiana (1948) e a seguire tanti altri patti internazionali a tutela della vita e dei diritti, oltre che umani, dell’intero pianeta e di tutte le forme di vita. I nostri padri costituenti affermarono in modo inequivocabile la scelta etica che la Repubblica nascente aveva assunto da quel momento in poi. All’articolo 11 della nostra Costituzione sancirono per sempre che ''l’Italia ripudia la guerra''

Il pericolo di perdere questo patrimonio di consapevolezza è altissimo. Mi ritornano in mente - prosegue Accorinti - le inquietanti ed emblematiche parole di Reagan: ''Il tenore di vita degli americani non è negoziabile''. Concetto assimilato da molte altre nazioni. Nei fatti molti Stati hanno violato questi accordi e continuano a calpestare tutti i diritti umani in nome di un presunto diritto più grande: quello di tutelare ed aumentare il proprio benessere a qualunque costo. Il risultato è l’arricchimento di pochi e l’impoverimento di gran parte del mondo. Risorse rubate, povertà, morte ed enormi flussi di migranti che scappano dagli orrori della guerra a causa delle politiche egoistiche occidentali". 

Il sindaco di Messina, ricorda anche "le parole illuminate del nostro presidente della Repubblica e Capo delle Forze Armate, Sandro Pertini, che disse: ''Svuotate gli arsenali strumenti di morte. Riempite i granai fonte di vita''. Frase che Accorinti scrisse sulla sua bandiera della pace "perché abbiamo il dovere di ascoltare quell’esortazione e farla nostra, - dice rivolgendosi ai sindaci - consapevoli delle enormi carenze con le quali siamo costretti ad amministrare le nostre città, chiedendo di riconvertire le enormi ed insopportabili spese militari in investimenti sulla scuola, sui servizi essenziali per i più deboli, compresi i nostri fratelli migranti, sulla messa in sicurezza dei territori, sulle infrastrutture essenziali che danno slancio ad economia e lavoro". 

E da insegnante qual'è si sofferma sul ruolo importantissimo della scuola che forma gli individui di domani, scuola come "vera fucina di pace", ricordando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che all’art.26, comma 2, dichiara: ''L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace''. 

"Il grande compito della scuola è formare le nuove generazioni i nuovi cittadini, - afferma il sindaco pacifista - insegnando lo spirito critico e la cultura della partecipazione e della nonviolenza con l’obiettivo di costruire una società consapevole dei propri diritti e doveri, nella quale le sottoculture mafiose non possano più attecchire. In questi anni i governi hanno progressivamente ridotto i finanziamenti erogati ai Comuni e noi Sindaci, avamposto dello Stato, siamo spesso lasciati soli in prima linea, impossibilitati a dare risposte, a poter soddisfare tutti quei diritti e servizi sacrosanti che i nostri concittadini ci chiedono giornalmente. Ottenere tutto questo attraverso la riconversione delle spese militari sarebbe un'enorme svolta spirituale e culturale che cambierebbe il corso della storia". 

Infine, Accorinti invita i sindaci a liberarsi "dal timore di osare chiedere con forza che l’Italia diventi avanguardia di una nuova politica nonviolenta abbandonando per sempre la via della guerra e scegliendo la via della pace" e li esorta ad unirsi "in un gesto simbolico, silenzioso, nella memoria ed in nome di tutti i caduti in guerra, esponendo durante la cerimonia del 4 Novembre, la bandiera della Pace in nome della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza tra tutti gli esseri viventi”.

Un messaggio d'amore quello del sindaco Renato Accorinti che, però, scatenerà delle polemiche visto che il 4 Novembre è anche il giorno in cui si onorano i caduti durante la prima guerra mondiale, alcuni di loro senza un'identità, attraverso la commemorazione del Milite Ignoto con una corona d'alloro. Ed è bello il monito che lancia il sindaco di Messina obiettore di coscienza, ma è giusto che venga ricordato anche il loro sacrificio.



La festa delle Forze Armate è andata incontro a contestazioni nella stagione dei "movimenti giovanili" di varia matrice. Specialmente nella seconda metà degli anni '60 e nella prima metà degli anni '70, in occasione del 4 novembre il movimento radicale, gruppi dell'estrema sinistra e gruppi appartenenti al "cattolicesimo dissidente" hanno dato vita a contestazioni per chiedere il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza o per attaccare in generale l'istituzione militare. Spesso la contestazione veniva portata avanti attraverso la distribuzione di volantini o l'affissione di manifesti polemici nei confronti delle Forze Armate. Non di rado i contestatori venivano perseguiti per l'offesa all'onore e al prestigio delle Forze Armate e per istigazione dei militari alla disobbedienza. Data la diversa estrazione ideologica di ciascun gruppo di contestatori, comunque, non è possibile generalizzare sui moventi e sugli scopi di queste contestazioni. A grandi linee, i gruppi del cattolicesimo dissidente (i cd catto-comunisti) insistevano sul pacifismo e sulla condanna della guerra, ritenendo fuori luogo una "celebrazione" dell'esercito e della vittoria del 1918 e invitando piuttosto a considerare il 4 novembre un "giorno di lutto". Il partito radicale era mosso dall'antimilitarismo e sosteneva con convinzione la battaglia per l'abolizione dell'obbligo di leva. I gruppi dell'estrema sinistra extraparlamentare invece non rifiutavano l'utilizzo della forza e delle armi ma sostenevano che nell'Esercito italiano gli alti gradi fossero ricoperti da personalità con idee di destra o di estrema destra e che, di conseguenza, nelle caserme esistessero discriminazioni nei confronti di chi aveva convinzioni politiche diverse.

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