CONFERENZA E STAGE DI MEDIAZIONE UMANISTICA DEI CONFLITTI CON JACQUELINE MORINEAU - MAGAZINE PAUSA CAFFE'

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CONFERENZA E STAGE DI MEDIAZIONE UMANISTICA DEI CONFLITTI CON JACQUELINE MORINEAU

CONFERENZA E STAGE DI MEDIAZIONE UMANISTICA DEI CONFLITTI CON JACQUELINE MORINEAU

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Lunedì 12 maggio, alle ore 17.00, presso il Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca a Messina, si terrà una conferenza di presentazione dello stage di formazione alla mediazione umanistica dei conflitti “Essere mediatori dell'anima. La mediazione umanistica: risorsa di cambiamento e pace sociale” condotto da Jacqueline Morineau, massimo esponente a livello internazionale. Lo stage è promosso dall’Associazione MediArea - Centro per la Gestione Creativa dei Conflitti - è in programma per martedì 13 e mercoledì 14 maggio, presso l'Istituto delle Figlie del Divino Zelo di Messina, è a numero chiuso per un numero massimo di 15 partecipanti ai quali verrà rilasciato l’attestato di partecipazione a firma della formatrice, Jacqueline Morineau. Per info e iscrizioni: info@centromediarea.org, Il termine ultimo è il 30 aprile 2014. 


L’obiettivo dell’azione formativa è quello di accostarsi alla conoscenza e alla pratica della mediazione umanistica come opportunità di crescita personale e “fatto sociale completo”, secondo lo “spirito della mediazione”, e di promuovere una cultura di pace nelle relazioni umane. La mediazione umanistica permette alle persone in conflitto di attraversare il dolore e la sofferenza, di accogliere i propri e gli altrui bisogni più veri e essenziali e di riconoscersi reciprocamente nella comune umanità. In questo senso la mediazione umanistica può essere considerata non solo uno strumento efficace e innovativo di risoluzione dei conflitti e di pace personale e relazionale, ma anche uno spunto per un diverso approccio alla vita, vicino ai bisogni umani più profondi. L'intervento di mediazione permette di stimolare l’avvio di un processo attraverso il quale il mediatore, estraneo alla situazione conflittuale, accompagna i configgenti per facilitarne la comunicazione, permettendo loro di condurre o trasformare positivamente la situazione di rottura nella quale si trovano, alla ricerca di un “punto di contatto” che faccia evolvere la relazione. 

A partire da questo “contatto umano”, potranno anche ridefinirsi e si potranno sperimentare differenti e rinnovate modalità relazionali, comunicative, organizzative e, ove necessario, trovare accordi adeguati al benessere delle persone coinvolte nel conflitto. Tale forma di mediazione, definita da Jacqueline Morineau un “fatto sociale”, fondata sull’ascolto empatico, l’inclusione delle differenze e il confronto creativo, si rivela un metodo di intervento, sempre più utile in una società complessa, in cui si registra l’urgenza di promuovere una nuova cultura delle relazioni, ispirata al riconoscimento e alla “cura” dell’altro, in vista dell’accrescimento dell’empowerment personale e sociale. In questa direzione, il ricorso alla mediazione quale strumento per la gestione creativa e, quindi, la trasformazione dei conflitti, si caratterizza per essere una risorsa di pace e di cambiamento sociale e culturale.

Gli obiettivi dell’iniziativa:
  • diffondere la conoscenza della mediazione umanistica, proposta e praticata, secondo lo stile e le indicazioni di Jacqueline Morineau, quale percorso di crescita personale volto a sviluppare, insieme alle abilità personali, stili di vita accoglienti e inclusivi dei bisogni dei singoli e delle istanze specifiche di un dato territorio; 
  • promuovere la mediazione, secondo il modello umanistico, come “fatto sociale” e opportunità di empowerment personale e sociale; 
  • offrire lo strumento della mediazione umanistica come opportunità di benessere relazionale per affrontare le situazioni conflittuali, che si sperimentano nella vita quotidiana in tutti gli ambiti sociali (famiglia, scuola, ambienti di lavoro, rapporti di vicinato, vittima-reo, etc…) come opportunità di crescita personale e di comunità;
  • proporre la mediazione umanistica e il paradigma del confronto creativo quali stili partecipativi dei cittadini alla vita sociale e politica, oltre il modello bipolare dei rapporti con la pubblica amministrazione e/o i sistemi tradizionali della partecipazione democratica; 
  • proporre il confronto creativo come una possibile soluzione ai problemi complessi che si presentano nella programmazione dei servizi pubblici nonché nel governo della comunità locale;
  • offrire un’opportunità di crescita culturale per la città di Messina e un’occasione per immaginare scenari innovativi di confronto e sperimentazione sociale.

Docente alla Università Bicocca di Milano, Facoltà di Sociologia, Jacqueline Morineau, dopo gli studi in Archeologia Classica, si specializza in Numismatica Greca, divenendo ricercatrice al British Museum di Londra. Dalla sua conoscenza del mondo antico deriva gli strumenti essenziali per sviluppare un progetto di intervento “sociale” originale, fondato sulla mediazione e la formazione del mediatore. Direttrice e fondatrice, nel 1984, del CMFM (Centre de Médiation et de Formation à la Médiation), è la principale referente per la formazione alla mediazione penale e, d’intesa con il Ministère de la Justice, lavora in stretto contatto con il Tribunale di Parigi dove applica il metodo, da lei stessa ideato, di risoluzione del conflitto denominato "Umanistico", ottenendo risultati inaspettati che hanno rapito l’interesse dell’Europa intera. La Morineau ha progettato e realizzato, con il patrocinio dell’Unesco, un’esperienza pilota, condotta in scuole francesi. Ha creato un programma di Mediazione per i Giovani Europei al Consiglio d’Europa e un’Associazione Europea dei Giovani Mediatori. Inoltre, collabora con l’Unesco sul programma per lo sviluppo di una cultura di pace e ha realizzato un progetto per la Pace nei Balcani con ragazzi Palestinesi ed Israeliani. Gli obiettivi del CMFN di Jacqueline Morineau, sono essenzialmente quelli di sviluppare nell'individuo lo “spirito della mediazione,” ovvero, quel “saper fare” e quel “saper essere” nel quotidiano per poter vivere meglio insieme, nel rispetto delle differenze di ognuno, e anche quello di incentivare la pratica della mediazione come “fatto sociale”, per poter offrire questa esperienza a tutti quelli che ne hanno bisogno. 

Jacqueline Morineau è autrice de "Lo spirito della mediazione", (Ed. Franco Angeli) e "Il mediatore dell’anima", (Ed. Servitium). Essere mediatore per la Morineau è divenire un “artigiano di pace”, non eccezionalmente, ma quotidianamente, in ogni situazione. Il metodo umanistico della Morineau pone al centro di tutto la persona e i suoi valori più profondi, quelli che vengono raggiunti e feriti dal conflitto ed opera affinché emergano e vengano conosciuti e ri-conosciuti anche dall’altro confliggente.
«La mediazione accoglie il disordine. È un momento, un luogo, in cui è possibile esprimere le nostre differenze e riconoscere quelle degli altri. È un incontro nel quale si scopre che i nostri conflitti non sono necessariamente distruttivi, ma possono essere anche generatori di un nuovo rapporto.»
Per Jacqueline Morineau la mediazione segue il percorso della drammatizzazione greca: theoria (esposizione del vissuto, essere ascoltato senza essere giudicato), krisis (secondo passo verso la verità in cui si manifesta la vergogna e la fragilità dell’essere umano) e katarsis (incontro e riconciliazione). 
«I greci avevano avuto la bella idea di drammatizzare le situazioni e di metterle in scena come strumento di vita. La mediazione è la stessa cosa. La mediazione accoglie il dramma e conduce la sofferenza verso un altro livello. La guarigione può avvenire solo attraverso la cura dell’anima. Se non si raggiunge la dimensione più elevata è molto difficile trovare la pace». 
Nella tragedia greca, il ruolo del mediatore è assunto da due parti: il pubblico, che apprende dalla scena, e il coro, che accompagna, sollecita, interroga gli attori. Queste sono precisamente le funzioni che Jacqueline Morineau attribuisce al mediatore contemporaneo, il quale deve sviluppare i propri strumenti e le proprie funzioni: lo specchio, che riceve e riflette le emozioni; il silenzio, che crea uno spazio vuoto per accoglierle; l’umiltà, che è per la Morineau assenza di giudizio e volontà deliberata del mediatore di non fare nulla, per lasciare alle parti la capacità di essere; l’interrogare, che obbliga le parti a confrontarsi con le proprie ambiguità.

Il parallelo che Jacqueline Morineau traccia tra la tragedia greca e la mediazione si rivela pertinente: l’azione tragica sulla scena tratta questioni d’amore, odio, onore, tradimento, ma anche la necessità che vengano riconosciuti i danni e le colpe. Queste stesse dimensioni si ritrovano nell’esercizio della mediazione, comparabile inoltre, per certi aspetti, ai rituali sacrificali delle società tradizionali. Se la vittima sacrificale esterna al conflitto veniva scelta per ricevere la violenza degli antagonisti, allo stesso modo, nella mediazione, il mediatore riceve ciò che viene espresso e se ne fa specchio. L’esito del rituale, però, differisce nella mediazione: mentre la vittima è sacrificata per purificare il male, il mediatore, attraverso le sue domande, sollecita un processo di evoluzione. In questo modo le parti in conflitto espellono la violenza senza lasciare vittime. La mediazione umanistica di Jacqueline Morineau, rappresenta un progetto sociale per la promozione di una cultura della pace nel mondo.



Antonella Di Pietro

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