"SOCIETA' PRECAPITALISTICA E MODERNITA' IN SICILIA" - MAGAZINE PAUSA CAFFE'

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Nell’Auditorium della “Gazzetta del Sud” di Messina, venerdì 31 gennaio alle 17,30, verrà presentato l'ultimo libro del prof. Angelo Sindoni, “Società precapitalistica e modernità in Sicilia”, (Rubbettino Editore). Sono previsti gli interventi del  Rettore dell’Università, Prof. Pietro Navarra, del giornalista Piero Orteca e del prof. Franco Vermiglio. La presentazione del libro è promossa dal Dottorato di Storia dell’Europa mediterranea (Università di Messina) e dalla Fondazione Bonino-Pulejo. All'incontro sarà presente anche l’autore.

Parlare di “modernità” per la Sicilia può sembrare un nonsense, tanti sono i luoghi comuni che gravano tenacemente sull’isola. Sembra quasi di trovarsi di fronte ad una storia “immobile”, segnata da fenomeni costanti: mafia, baroni…,  di fronte ai quali gli storici fanno fatica a restituirci una storia scevra da slogan. Punto paradigmatico della modernità è l’affermarsi della società capitalistica; ed è questo il punto d’attacco, il focus centrale del libro di Angelo Sindoni, professore ordinario di Storia moderna nell’Università di Messina. Il sistema creditizio è la cartina al tornasole della società capitalistica; ed esso in Sicilia si declina, dopo l’Unità, sotto forma di credito agricolo, come riconobbe il grande meridionalista Sidney Sonnino. 

“Società precapitalistica e modernità in Sicilia” è un libro frutto di lunghe ricerche che affronta per la prima volta l’affermarsi di un sistema creditizio che nasceva dal basso, dal mondo contadino. Oltre questo, vengono sezionati altri paradigmi della modernità, e cioè i nuovi equilibri territoriali, la rottura “ideologica” col mondo feudale (ad opera del giacobinismo, con i suoi esiti politici), e persino la vita e le strutture religiose. Attraverso varie sfaccettature viene affrontato in questo libro un tema di grande importanza, la transizione dell’isola dall’Ancien Régime verso la modernità. È una transizione problematica, spesso contrastata, ma che si afferma in modo evidente tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. Viene analizzata anzitutto la società attraverso un aggregato sociale di lungo periodo, che rimane stabile per secoli: le confraternite, la cui sopravvivenza è un indice di stabilità, di invarianza. Segue un altro segmento che “buca” il tempo e sopravvive anche ai nostri giorni, la fede cristocentrica. Il fattore religioso, però, non è sempre un elemento di non cambiamento; nell’isola, più che altrove, è un fattore che si mescola ad altri nel determinarne l’evoluzione. La contea di Modica ed i Nebrodi sono due zone, come altre, in cui l’elemento religioso si accompagna a quello civile in una radicale trasformazione del territorio: le circoscrizioni religiose, diversamente dal resto d’Italia, coincidendo con quelle civili, saranno ai primi dell’800 un fattore di cambiamento del territorio, che era stato uguale a se stesso per secoli. La Rivoluzione francese, poi, per i personaggi qui messi in campo, non fu un fatto di riflesso bensì si collegava a un moto di rinnovamento in vigore in tutta Italia. I modelli di santità, inoltre, con un radicale cambiamento dopo l’Unità, furono un altro fattore rispetto ai modelli controriformistici: il “santo sociale”, come don Bosco, ispirò il passaggio, anche sul piano della mentalità religiosa, verso i tempi moderni. C’è una parte, infine, che affrontando il credito agricolo dopo l’Unità, ispira il titolo del libro e segna, con l’ingresso del capitalismo anche nelle campagne, un percorso verso le società avanzate.



A.D.P.


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