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NEL IV CENTENARIO MESSINA CELEBRA IL SAN FRANCESCO SICILIANO

  Un’importante celebrazione eucaristica il 2 settembre e, il 3 settembre, un convegno tra religione, cultura e scienza con l’Arcivescovo, M...

 

Un’importante celebrazione eucaristica il 2 settembre e, il 3 settembre, un convegno tra religione, cultura e scienza con l’Arcivescovo, Monsignor Giovanni Accolla, il teologo Don Luigi La Rosa e l’antropologo Dario Piombino-Mascali per celebrare il Beato Antonio Franco,  da patrizio napoletano a umile fra gli umili. 


Sono passati 400 anni dalla sua morte, eppure il Beato Antonio Franco è più vivo che mai nella sua comunità. A lui, al San Francesco siciliano, gli abitanti del piccolo borgo messinese di Santa Lucia del Mela rivolgono ancora le proprie preghiere, sono in molti a portare il suo nome. Il suo spirito, il suo sguardo attento e le sue azioni concrete aleggiano ancora per le strade, tra la gente. In mezzo agli ultimi, come fece fino alla fine della sua vita terrena.

I due giorni di celebrazioni in occasione dei 400 anni dalla dipartita del Beato Antonio Franco inizieranno mercoledì 2 settembre alle 19 a Piazza Duomo, con la solenne concelebrazione eucaristica pontificale, presieduta da Monsignor Giovanni Accolla, Arcivescovo Metropolita di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela. Nell’ambito della celebrazione verrà impartita la benedizione papale con annessa l’indulgenza plenaria, concessa da Sua Santità Papa Leone XIV.

Giovedì 3 settembre alle 18.30, la chiesa ex conventuale di Maria SS. Immacolata dei Cappuccini ospiterà il convegno diocesano di studi Il Beato Antonio Franco: tra mistica, carità pastorale e ricerca scientifica. Uno sguardo sulla santità che continua a parlare al nostro tempo. L’incontro, moderato dalla giornalista Alessia Franco, esplorerà la figura del religioso da diverse angolazioni. Dopo l’introduzione di Monsignor Giovanni Accolla, Arcivescovo Metropolita di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, verranno indagati gli aspetti religiosi, culturali e scientifici relativi al Beato. Don Luigi La Rosa, professore straordinario di Scienze catechetiche dell’Istituto teologico San Tommaso, di Messina, tratterà il tema L’avete fatto a me. Uno sguardo mistico-relazionale per disintossicare il quotidiano, espandendo il profumo di Cristo.

L’aspetto scientifico sarà affidato all’intervento di Dario Piombino-Mascali, professore associato di Antropologia all’Università del Salento, con l’intervento Paleopatologia di un Beato, quadro clinico e lesioni ossee di Antonio Franco. Piombino-Mascali ha studiato a lungo il Beato, curandone la ricomposizione dei resti nel 2013, oggi ospitati nella Cattedrale di Santa Lucia del Mela, e il loro restauro insieme al conservatore Jens Klocke.

Una vita per i più deboli: la battaglia contro l’usura del Beato Antonio Franco

I natali di Antonio Franco gli avrebbero certo permesso una vita più che agiata, al riparo da preoccupazioni e in seno a quell’ambiente nobiliare in cui nacque: a Napoli, il 26 settembre 1585, da una famiglia patrizia. Le fonti dell’epoca descrivono un giovane straordinariamente buono e devoto, ma anche dotato di un fine intelletto, che applicò nelle scienze umanistiche, teologiche e giuridiche. A soli 17 anni, il giovane Antonio conseguì il dottorato in Diritto civile e canonico. La vocazione arrivò quattro anni più tardi, con il proseguimento degli studi ecclesiastici a Roma e a Madrid. Una carriera in ascesa, che portò il religioso a essere designato da Filippo III di Spagna Cappellano reale a soli 26 anni. Le sue qualità sacerdotali spinsero il sovrano a nominare, nel 1616, Antonio Franco Cappellano maggiore del Regno di Sicilia, Prelato ordinario e abate della prelatura nullius di Santa Lucia del Mela. 

Quella a cui il giovane religioso approdò, il 18 maggio 1617, era una società afflitta da molti problemi. Tra i più feroci c’era l’imperversare del prestito a usura, che rovinava le famiglie e toglieva la dignità all’essere umano. Una battaglia quanto mai attuale, contro cui il futuro Beato combatté con forza e determinazione. Quella del religioso era una fede concreta, fatta di presenza costante e di costante aiuto verso i Luciesi. La cura degli infermi, il rispetto per le donne, la carità per gli ultimi fino a spogliarsi di ogni cosa furono la guida del San Francesco siciliano. Un segno, ancora oggi, indelebile nella comunità di Santa Lucia del Mela. Un amore, quello del Beato Antonio Franco, capace di attraversare i secoli e di essere ancora tangibile.

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