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CATENO DE LUCA: BASTA FANGO SU MIO FIGLIO

In merito ad un articolo pubblicato su una nota testata giornalistica locale, il fondatore e leader del movimento autonomista e meridionalis...


In merito ad un articolo pubblicato su una nota testata giornalistica locale, il fondatore e leader del movimento autonomista e meridionalista Sud chiama Nord, On. Cateno De Luca, già sindaco di Messina, attualmente sindaco di Taormina e deputato all'ARS, con un post su Facebook chiarisce, "da padre e non da politico", una vicenda che vede coinvolto il figlio Gabriele con la consueta trasparenza che ha da sempre contraddistinto il suo percorso.


"Potrei anche far finta di nulla, ma ho deciso, da genitore, di denunciare questo clima intimidatorio che si ripete, da più parti, alla vigilia di ogni campagna elettorale. Mio figlio Gabriele, pur potendolo legittimamente fare, ha deciso di non svolgere attività politica e dovrebbe quindi essere lasciato fuori dalla dialettica elettorale; ma, non essendoci altri argomenti più seri per gli spalatori di fango, deve subire anche lui questo momento di “popolarità”.

Non ho capito il senso di questo articolo ad orologeria: la società Eden Beach Club è stata fondata il 29 ottobre 2024 (giorno del compleanno di Gabriele) perché mio figlio aveva deciso di accompagnare l’attività di imprenditore ai suoi studi universitari. Come qualunque padre ho messo a disposizione le risorse per poter sostenere l’entità dell’investimento programmato. Purtroppo anche Gabriele ha dovuto subire il pizzo legalizzato del sistema Sicilia: infatti, a tutt’oggi, il suo sogno imprenditoriale non ha potuto trovare concreto inizio perché le lentezze burocratiche del sistema Sicilia non consentono a coloro che vogliono fare impresa quella sostanziale libertà d’iniziativa costituzionalmente garantita in uno Stato cosiddetto liberale.

Da padre mi chiedo: perché proprio ora viene tirata in ballo un’iniziativa imprenditoriale di mio figlio che risale ad oltre un anno fa? Forse per suscitare invidie o insinuare illeciti alla vigilia di una intensa campagna elettorale? Mio figlio ha subito il mio decennale calvario giudiziario ed è stato costretto a convivere con le tragedie delle invidie e delle fucilate di un sistema politico-mafioso.

Spero che il sogno di Gabriele, realizzare uno stabilimento balneare inclusivo e di alto livello a Nizza di Sicilia (quindi non a Taormina), si possa realizzare al più presto. Ci tengo a precisare che a Nizza di Sicilia non c’è alcuna struttura del genere, perché nessuno ha mai avuto il coraggio di farlo prima; ciò significa che questa iniziativa nasce in un deserto che richiede amore e passione e non soltanto l’intento, pur se legittimo, di fare soldi.

Non saprei cos’altro scrivere al cospetto dell’ennesimo articolo fangoso su di me e ora anche su mio figlio. Fare accostamenti maliziosi tra le mie molteplici attività parlamentari e questa iniziativa imprenditoriale di mio figlio in una regione che era rimasta l’unica in Italia a non legiferare in merito alla Bolkestein denota l’ulteriore intento di voler gettare ombre sulla mia onestà,  già verificata e certificata dalle autorità preposte. Da padre sono molto amareggiato, ma da uomo pubblico la vicenda mi lascia del tutto indifferente. Io mi sono fatto da solo, con soldi prestati, e lo sanno tutti, compresa l’autorità giudiziaria che mi ha rivoltato come un calzino. Mio figlio ha deciso di percorrere la stessa strada, solo che i soldi glieli ho “prestati” io, perché ho sempre lavorato.

Se io avessi deciso di investire a Roma e non a Fiumedinisi non avrei bevuto l’amaro calice dell’invidia. Se mio figlio Gabriele avesse investito a Rimini o in altro blasonato territorio della balneazione fuori dalla Sicilia, nessuno se ne sarebbe accorto o ne avrebbe parlato. Io, e anche Gabriele, siamo innamorati delle nostre radici: io ho investito a Fiumedinisi e lui ha investito nella Marina di Fiumedinisi, ora comune di Nizza di Sicilia.

Se questa è la vigilia della campagna elettorale, non chiedetevi più di tanto perché le vinciamo a mani basse."

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