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sabato 21 dicembre 2013

I BRONZI DI RIACE TORNANO AL MUSEO DELLA MAGNA GRECIA DI REGGIO CALABRIA

Il Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria torna a dare il benvenuto ai celeberrimi Bronzi di Riace. L' istituzione del Museo fu promossa da Paolo Orsi e rappresenta uno dei musei più prestigiosi d'Italia per la quantità delle testimonianze della Magna Grecia presenti. Inaugurato nel 1959, su progetto di uno dei massimi architetti italiani, Marcello Piacentini, oggi rappresenta il punto di partenza per la scoperta archeologica della Calabria.

All'evento hanno partecipato il ministro dei Beni culturali Massimo Bray ed il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti. "Si tratta del ritorno all’esposizione di un patrimonio culturale della Calabria, ma anche dell’intera umanità. C'è la grandissima emozione di vedere due capolavori come i Bronzi di Riace che sono qui nel loro Museo. - ha detto il ministro Bray - Un luogo bellissimo che abbiamo restaurato e restituito alla città. Credo sia un momento importante di cambiamento nelle scelte di politica culturale del Paese, Vuol dire credere nella cultura, vuol dire credere nel Mezzogiorno che saprà affidare alla cultura e al turismo la sua crescita. Sono sicuro di questo. Il Mezzogiorno è una grande realtà vitale del nostro Paese. Forse per questo ci abbiamo messo passione, cercando di dare un segno di rispetto ad una scadenza che avevamo data, di festeggiare questo Natale con i Bronzi''.

"Insieme alla Regione e a tutti gli enti locali - ha concluso il ministro Bray - costruiremo quei percorsi capaci di valorizzare questi beni culturali e lo faremo veramente perché sarà la migliore opportunità per creare posti di lavoro, che è la grande sfida che mi piacerebbe vedere nel prossimo anno".

Il restauro delle due statue, affiorati dalle acque 41 anni fa, ha impegnato per 4 anni un team composto da esperti, fisici e chimici. Il Laboratorio di restauro, allestito nella Sala Monteleone di Palazzo Campanella (sede del Consiglio regionale della Calabria), è rimasto aperto al pubblico che ha potuto seguire il lavoro dei restauratori attraverso una vetrata.

Nelle prime ore di venerdì 6 dicembre 2013 i Bronzi di Riace sono rientrati al Museo calabrese dove sono state effettuate le operazioni necessarie per collocarli sulle basi antisismiche. La riapertura al pubblico della Sala dei Bronzi di oggi è solo un anticipo dell’inaugurazione del Museo interamente rinnovato prevista per la tarda primavera del 2014.

La sala che ospita i Bronzi è dotata di uno sistema di controllo del clima, mantenuto sui 20° d'inverno, 25-27° d'estate, con un tasso di umidità all'incirca del 35-40%, tale cioè da evitare l'innescarsi di nuovi fenomeni di corrosione. I Bronzi si innalzano su basi antisismiche alte sui 40 cm, come i basamenti delle statue greche antiche, vincolate al pavimento tramite l'interposizione di un sistema di isolatori in grado di attenuare le azioni orizzontali e non amplificare il moto verticale. Ciascuna statua è ancorata alla piattaforma antisismica tramite un'asta e cavi di acciaio in inox.

I Bronzi di Riace sono una coppia di statue bronzee di provenienza greca o magnogreca o siceliota, databili al V secolo a.C. e pervenute in eccezionale stato di conservazione. Le due statue sono considerate tra i capolavori scultorei più significativi del ciclo ellenico, e tra le poche testimonianze dirette dei grandi maestri scultori del mondo greco classico. I Bronzi di Riace furono scoperti il 16 agosto 1972 nel tratto di mar Jonio antistante il comune reggino di Riace Marina da Stefano Mariottini, un appassionato subacqueo in vacanza in Calabria, durante un'immersione a circa 200 m dalla costa ed alla profondità di 8 m. Il recupero fu curato dalla Soprintendenza con la collaborazione del Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri di Messina. 

Uno scavo stratigrafico del 1973 e prospezioni nel 1981 permisero di recuperare pochissimi reperti e di proporre questa ricostruzione del naufragio: la nave, spinta da una tempesta a riva, aveva perso la velatura e gli anelli erano colati a picco con altri elementi pesanti come i Bronzi, presumibilmente non legati ad alcuna struttura; le parti leggere si erano disperse e lo scafo, gettato sulla spiaggia, si era progressivamente disgregato. E' stato anche supposto che non vi sia stato un vero e proprio naufragio ma un alleggerimento del carico, in un momento di pericolo, proprio buttando in mare le statue.

Un primo restauro avvenne negli anni 1975-1980 a Firenze, dove, oltre alla pulizia e alla conservazione delle superfici esterne, si cominciò a svuotare l'interno delle statue dalla terra di fusione originaria, impregnatasi nel corso dei secoli di cloruri che avevano innescato pericolosi fenomeni di corrosione. La rimozione della terra di fusione fu conclusa a Reggio negli anni 1992-1995, in un'operazione di restauro che si trasformò in un vero e proprio microscavo archeologico della terra per ricostruirne la disposizione originaria. Fu utilizzato un sofisticato dispositivo ispirato alla strumentazione per la diagnostica medica e la chirurgia microinvasiva, dotato di microtelecamera ed ablatore ad ultrasuoni.

Le due statue, sono alte rispettivamente, 1,98 e 1,97 al momento del rinvenimento pesavano circa 400 Kg ma dopo lo svuotamento del loro interno il peso è diminuito a circa 160. Originariamente erano ancorate alla loro base grazie ad una colatura di piombo fuso fatto fluire, sfruttando il principio dei vasi comunicanti, sia entro i piedi sia nell'incavo predisposto nella base stessa. Una volta solidificato, il piombo ha assunto la forma di tenoni, che i restauratori hanno asportato per penetrare all'interno della statua. 



A.D.P.

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