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FESTINO DI SANTA ROSALIA 2026

  Dal 10 al 15 luglio 2026, Palermo celebra il 402° anniversario dal ritrovamento del corpo miracoloso di Santa Rosalia, patrona della città...

 

Dal 10 al 15 luglio 2026, Palermo celebra il 402° anniversario dal ritrovamento del corpo miracoloso di Santa Rosalia, patrona della città, simbolo di rinascita e di speranza, con il Festino, uno degli eventi religiosi e culturali più importanti della Sicilia, che si rinnova ogni anno nel ricordo del miracolo attribuito alla Santuzza, che nel 1624 avrebbe liberato Palermo dalla peste, trasformando il centro storico in un grande teatro a cielo aperto tra fede, tradizione e spettacolo.


"Al loro passaggio il male si alleggeriva, diventava meno intenso, perdeva la sua gravità – scrive Giuseppe Pitrè nel suo “Le feste popolari di Santa Rosalia in Palermo (1885)” - Palermo in breve fu libera, ed in attestato di riconoscenza a tanto beneficio si votò a Lei".

Sarà dedicato al Normanno il 402esimo Festino di Santa Rosalia in scena la sera di martedì 14 luglio 2026. Una scelta fatta dal Comune di Palermo in vista del Millennio Normanno, il 2027, ossia l'Anno Europeo dei Normanni, in cui si celebrerà il millenario della nascita di Guglielmo il Conquistatore (nato nel 1027) e coinvolgerà oltre 8 Paesi europei per valorizzare lo straordinario patrimonio storico, artistico e culturale lasciato da questo popolo. Il progetto unirà tutti i territori che hanno fatto parte della grande epopea normanna: dai Paesi scandinavi fino al Sud Italia.

Il cuore delle celebrazioni sarà dunque la sera del 14 luglio, quando il tradizionale Carro Trionfale di Santa Rosalia attraverserà il Cassaro, l’antico asse monumentale della città, accompagnato da performance artistiche, musica, danza, videoproiezioni e momenti teatrali. Il percorso partirà da Palazzo dei Normanni e si concluderà a Porta Felice, attraversando i luoghi simbolo del centro storico e scandendo il racconto della vita e del culto della patrona attraverso quattro tappe narrative. Tra i momenti più emozionanti della serata spicca il tradizionale grido collettivo “Viva Palermo e Santa Rosalia!”, che risuona ai Quattro Canti coinvolgendo cittadini e visitatori in una grande celebrazione popolare. Il corteo culminerà sul lungomare con il consueto spettacolo pirotecnico che illuminerà il cielo della città.

Le celebrazioni proseguiranno il 15 luglio, un giorno speciale per i palermitani, poiché si festeggia la Santa Patrona della città, Santa Rosalia, affettuosamente chiamata dai cittadini, "la Santuzza". Il Festino, come è comunemente chiamato l'insieme dei festeggiamenti, è considerata la festa più importante di Palermo e, fin dal passato, ha rappresentato un elemento di forte attrattiva e di grande suggestione per i letterati e gli artisti e, ai giorni nostri, per i turisti che, in quei giorni, si trovano a visitare Palermo. Il Festino è una festa religiosa nella quale pesano molte contaminazioni popolari: straordinaria mescolanza tra sacro e profano delinea, quindi, l'espressione della grande devozione dei palermitani a Santa Rosalia. Premiato negli ultimi anni come uno dei migliori eventi culturali italiani e riconosciuto a livello internazionale, il Festino di Santa Rosalia rappresenta un’esperienza unica capace di unire spiritualità, identità cittadina e spettacolo, richiamando ogni anno migliaia di persone nel cuore del capoluogo siciliano.

La devozione palermitana per Rosalia è profonda e contraddittoria. Profonda perché il palermitano non si accontenta di celebrarla una volta sola. Ha bisogno di due date: il 15 luglio e il 4 settembre. A metà luglio, è la Santa a scendere in città circondata dall'amore e dalla devozione di migliaia di persone; il 4 settembre (giorno della nascita della Santa), sono i palermitani che ricambiano la visita, quando fanno l'acchianata, cioè vanno a piedi lungo l'antica strada che dalle falde porta alla grotta sul Monte Pellegrino. Il luogo deputato dell'incontro tra la Santa e la cittadinanza, nel Festino di luglio, è il Foro Italico che, per l'occasione si riempie di bancarelle dove si replica un rito gastronomico fortemente legato all'evento. Ci sono i mulunari con le angurie che galleggiano nelle vasche di acqua ghiacciata, i venditori di fichi d'india, i venditori di calia e simenza, ovvero ceci tostati e semi di zucca, ma, dove si possono anche gustare i luppini, le fave secche tostate, i cruzziteddri (castagne secche), la cubbaita (dolce di zucchero), la mandorlata e la nocciolata, ma il Festino è, soprattutto, il trionfo dei babbaluci, cioè le lumache.

Tra le novità della 402ª edizione dell'evento spicca una web-app gratuita denominata “Il Festino in tasca”. Si tratta di un autentico “passaporto” per esplorare la ricorrenza in ogni sua sfaccettatura: la celebrazione collettiva della comunità, le usanze popolari, i rioni dal cuore storico fino alle zone periferiche, la cucina tipica, gli appuntamenti collaterali e le funzioni religiose. Strumento affidabile, semplice, intuitivo, coinvolgente e disponibile in quattro differenti lingue (italiano, inglese, francese e spagnolo), “Il Festino in tasca” risulterà fruibile direttamente dal telefono senza dover effettuare alcun download; al contrario, tramite un'operazione immediata potrà essere inserito nella schermata principale dello smartphone, in modo da restare costantemente accessibile durante i giorni di festa. Al suo interno, gli utenti disporranno di mappe interattive dell'itinerario – complete di tappe fondamentali e indicazioni pratiche –; della cronaca legata alla Santuzza, all'epidemia di peste, al rinvenimento delle spoglie e alla sfilata inaugurale del 1624; e ancora del folklore palermitano e dell'identità cittadina. È presente inoltre una moderna area dedicata alla “realtà aumentata” per sperimentare nuovamente – a partire dal 15 luglio – una frazione delle performance: puntando l'obiettivo verso Palazzo dei Normanni, si potrà infatti visualizzare il videomapping trasmesso nel corso della stazione iniziale del corteo.

Una delle fasi più emozionanti delle celebrazioni proseguirà in questo modo a esistere anche a riflettori spenti, offrendo a chi era assente l'opportunità di ammirarla e a chi ha partecipato alla notte del 14 luglio la chance di riguardarla a piacimento. L'intera manifestazione si confermerà comunque un'esperienza condivisa capace di unire tutta la popolazione, sviluppandosi attorno a un'identità visiva sospesa tra ieri e oggi che celebra il filone tematico ispirato allo stile arabo-normanno: provvista di un codice QR per un collegamento rapido alla piattaforma digitale, tale grafica comparirà nelle vetrine delle attività commerciali, sui ticket d'ingresso dei poli museali e nelle cartoline ricordo destinate ai locali pubblici.

La storia di Santa Rosalia inizia nella corte palermitana dei re normanni. È in questo raffinato ambiente medievale, profondamente intriso di suggestioni mediorientali, che per la prima volta incontriamo la figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina e delle Rose, e nipote per via materna dello stesso re Ruggero. La giovane è una delle damigelle della regina, è cresciuta negli agi, nel suo futuro c'è un matrimonio degno del suo rango. Tutto secondo manuale, insomma, non fosse per un non trascurabile particolare: Rosalia non ne vuole sapere. Una visione alla vigilia delle nozze la spinge a ritirarsi in convento e poco dopo, alla ricerca di una vita mistica, di preghiere e penitenze, decide di andare a vivere in una grotta piccolissima sul Monte Quisquina, nel feudo di famiglia. Presto la voce si sparge e gli abitanti del luogo cominciano ad andare a trovare Rosalia, prima curiosi, poi, riconoscendone il fervore religioso, mossi dalla speranza che la giovane possa includerli nelle proprie preghiere e intercedere per loro presso Dio. Molti iniziano a considerarla una santa e la quantità di persone che chiede la sua intercessione cresce tanto da impedirle di dedicarsi compiutamente all'adorazione di Dio. Così Rosalia si sposta su Monte Pellegrino, la grande montagna che chiude a nord il Golfo di Palermo. La sua fama, tuttavia, la segue e anche i palermitani si persuadono che quella che vive in una spelonca sulla montagna è senza dubbio una santa. Quando muore, Rosalia è beatificata “d'ufficio” dalla popolazione. Dovranno passare quattro secoli, però, prima che la Chiesa dia un seguito ufficiale alla cosa.


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