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venerdì 24 giugno 2016

LA GIUNTA AMBIENTALISTA DI ACCORINTI PASSERA' ALLA STORIA PER AVER PERMESSO LA DISCARICA A PACE IN UNA AREA URBANA DI MESSINA


La decisione del Tar di Palermo di procedere alla realizzazione della discarica a Pace (Messina) ha suscitato reazioni e sollevato polemiche e critiche che, sicuramente, avranno una risonanza anche a livello nazionale visto che appena un anno fa, in seguito alla Valutazione Ambientale Strategica sul Piano Regionale dei Rifiuti, il Ministro dell’Ambiente, di concerto con il Ministro dei Beni Culturali, aveva stabilito che in quella zona, tra l'altro ZPS, non si poteva fare né la discarica né qualsiasi impianto per la trattazione dei rifiuti. Nel merito intervengono L'Altra Messina e Capitale Messina.

L’Altra Messina, nel sottolineare "l’incongruenza della decisione del Tar di Palermo che consente al ricorrente Consorzio Cooperative Costruzioni di mettere in contraddizione il decreto di due importanti Ministeri della Repubblica" stigmatizza la decisione del Tar "che ha dimostrato di non tenere in alcun conto il parere dei due Ministeri (bella considerazione) ed ha impugnato il decreto che stabiliva che il sito di contrada Pace rientrava nel piano di tutela paesaggio locale 1- Stretto di Messina, dove non è consentito costruire discariche".

Prefigurando "un grave conflitto di competenza tra due poteri dello Stato, quello Legislativo e quello giudiziario che configgono in realtà a danno dei cittadini" L’Altra Messina "non può accettare la giustificazione semplicistica per cui, dal momento che la Regione non ha ancora normato la materia di “tutela del paesaggio”, "i piani regionali soltanto adottati ma non definitivamente approvati dalla Regione non possano creare nuovi vincoli paesaggistici". Il paesaggio da tutelare esiste indipendentemente dall’esattezza della virgola apposta in un regolamento. Non si può subordinare una misura di tutela alla questione materiale della congrua presentazione di un piano". Quindi, "la giustificazione addotta non sembra aver alcun senso logico, soprattutto se si tenesse conto all’interesse prioritario del cittadino e non agli interessi economici in gioco".

E ricorda che, nel caso di Pace, "la discarica sorge in zona prossima all’abitato, in un sito a vocazione turistica, divisa da quel che resta dell’antica cinta precollinare cittadina da un litorale di indubbia bellezza che nei nomi stessi preannuncia l’infinito, Contemplazione, Pace, Paradiso; che se invece della bistrattata Messina fosse sorto in un altro luogo di questa Penisola avrebbe comportato una valorizzazione senza discussioni ne’ piani di salvaguardia". Pertanto, L’Altra Messina "invita i messinesi a fare sentire la loro ferma opposizione, tanto più che le carte parlano di un “biostabilizzatore con annessa discarica”, in pratica una vera e propria discarica urbana che l’amministrazione Accorinti vuole disperatamente a Pace e che, mentre il Ministero dell’Ambiente e quello dei Beni Culturali esprimevano parere negativo, la Regione completava gli iter delle gare di appalto assegnando l’aggiudicazione definitiva dell’opera al Consorzio Cooperative Costruzioni".

Anche Capitale Messina interviene sulla realizzazione dell'impianto di Pace con un documento critico firmato dall’arch. Pino Falzea e dal geologo Giovanni Randazzo dove si legge: "A differenza dell’Amministrazione, abbiamo il dovere di chiamare le cose col loro nome: la Giunta Accorinti passerà alla storia per aver reso possibile la realizzazione di una vera discarica, perché di quello si tratta, in un’area urbana della città, per giunta soggetta a vincolo ZPS (Zona di Protezione Speciale). Al riguardo i Magistrati del Tar avranno avuto le loro buone ragioni nel dare il via libera, però risulta difficile comprendere perché per fare un semplice gazebo venga richiesta la redazione della Valutazione di Incidenza Ambientale, mentre nulla di tutto ciò occorra per realizzare una discarica in una valle attraversata da un corso d’acqua e sotto una collina di sabbia e ghiaia. Risulta chiaro che, al di là delle ragioni puramente ambientali, nell’area sussistono problematiche geomorfologiche e idrauliche che avrebbero dovuto sconsigliare, ab initio, l’avvio del progetto e ci sorprende a tal proposito come l’opera possa avere avuto il nullaosta del Genio Civile".

"Evidentemente Messina è una città che facilmente dimentica, così come troppo facilmente si è dimenticata della discarica di Portella Arena, della sua pericolosità e dei danni ambientali che ha provocato! Riteniamo di poter sostenere che un’Amministrazione coscienziosa, piuttosto che continuare ad affermare che non si tratta di una discarica, potrebbe trattare la limitazione del progetto, facendo realizzare una vasca funzionale all’emergenza, proponendo alla Regione un formale impegno di bonifica dell’intera area non appena saranno pronti gli inceneritori che dovrebbero mitigare il problema rifiuti in Sicilia. Ed a proposito di inceneritori si o no, noi preferiamo ragionare sui numeri, anziché sugli slogan! I messinesi producono circa 125.000 tonnellate di rifiuti anno (250.000 abitanti x 500 kg/ anno)".

"Se, come ipotizzato sulla stampa dal direttore tecnico di Messinaambiente Lisi, il 40% dei rifiuti sarà raccolto in modo differenziato, residuerà una percentuale del 60% di indifferenziato (inorganico, sporco, indifferenziabile), pari a 75.000 tonnellate, che andrà direttamente in discarica. Del 40% differenziato, 50.000 tonnellate circa, il 25% di frazione organica pari a 12.500 tonnellate andrà al biodigestore (perché il biodigestore anaerobio tratta solo la frazione organica), quindi il biodigestore contribuirà alla soluzione del problema rifiuti solo per un 10% del complessivo. Il restante 30% della differenziata, pari a 37.500 tonnellate di vetro, carta, plastica, metallo e altro, dovrebbe essere collocato sul mercato del riciclo che in Sicilia non esiste e quindi per le frazioni più convenienti si provvederà a spedirlo fuori, in continente, annullandone i vantaggi economici, mentre il resto andrà in discarica come avviene adesso".

Infine, secondo i calcoli di Capitale Messina "in definitiva, non meno di 100.000 tonnellate l’anno di rifiuti andranno smaltiti in discarica come tal quale. E come risultato non ci sembra un granché. E’ evidente che tutto questo comporterà un risparmio, in assenza di costi di conferimento in discarica e abbattendo il trasporto. Ma avverrà nel modo meno sostenibile dal punto di vista ambientale, lasciando cioè in eredità i nostri rifiuti alle future generazioni, che pagheranno i costi delle scelte di una Amministrazione che si professa ambientalista".

E come scrisse il Manzoni alla morte di Napoleone: "Fu vera Gloria? Ai posteri l'ardua sentenza".


A.D.P.



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