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giovedì 14 maggio 2015

IL FESTIVAL DI CATANIA OMAGGIA ADOLFO CELI E GIOVANNI RAPPAZZO

Il Festival di Catania ha ricordato oggi due illustri messinesi, Giovanni Rappazzo, unico inventore del cinema sonoro e l'attore Adolfo Celi col docu-film a cura del figlio Leonardo.



L'incredibile storia di un genio siciliano, morto a Messina nel 1995 a 102 anni, raccontata oggi attraverso spezzoni di trasmissioni televisive e documentari tra cui quello ritenuto perduto e adesso recuperato a firma di Fortunato Misiano. Nella quarta giornata, l'I ART Sicily Est Festival (ingresso gratuito fino a sabato 16 maggio alle Ciminiere, concesse dalla Provincia di Catania) ha proposto un incontro sul tema con i critici Nino Genovese e Franco La Magna, alla presenza del direttore artistico della rassegna cinematografica, Anna Maria Miceli Mazzaglia, e della nipote di Rappazzo, Caterina Pappalardo Fogliani, che ha presentato un libro sul nonno di prossima pubblicazione, "The Inventor", insieme al progetto di un film. 


L'unico e vero inventore del cinema sonoro fu il messinese Giovanni Rappazzo che, lavorando nel cinema del fratello nei primi anni del '900, progettò il brevetto per la prima "pellicola a impressione contemporanea di immagine e suoni", ma non riuscì a vendere la sua epocale invenzione in grado di rivoluzionare la storia del cinema, né a trovare finanziatori a causa della lotta fatta dall'industria del muto e del periodo difficile in cui visse tra il Terremoto di Messina del 1908 e la Prima Guerra Mondiale. Non potè soltanto a pagare una tassa e nell'intento di divulgare l'invenzione, consegnò spezzoni della nuova pellicola in Italia e all'estero a chi poi la trafugò creando il cinema sonoro americano. Rappazzo ebbe altre intuizioni industriali e scientifiche, ancora poco conosciuto anche se insignito dell'onoreficenza "Grande ufficiale al merito della Repubblica Italiana" e paragonato al creatore del telefono Antonio Meucci.

Nel pomeriggio, il regista e produttore Leonardo Celi, figlio del celebre Adolfo, ha presentato un documentario fuori concorso sul padre dal titolo "Adolfo Celi. Un uomo tra due culture". Celi, il “cattivo” per antonomasia, è stato uno degli attori più importanti del cinema italiano. Film come "007 Operazione Tuono", "Amici miei", "Sandokan", "Il fantasma della libertà", hanno contribuito a rendere l’artista messinese un attore di statura internazionale ed uno dei volti più noti al pubblico italiano. Pochi però sanno che Adolfo Celi, dal 1948 al 1964, ha vissuto e lavorato in Brasile e che oggi viene considerato uno dei principali fondatori del cinema e del teatro brasiliano moderno.

Leonardo Celi (Londra, 1968) inizia a lavorare come aiuto regista nel 1987 con Paolo Brunatto per il documentario "Nostalgia di un kolossal" e per la serie "Mixer nel mondo".Come assistente alla regia lavora tra gli altri con Giuseppe Patroni Griffi per "La romana" (1987), con Francesco Nuti per "Willy Signori e vengo da lontano" (1989), con Jeanne Labruneper "Sans un cri" e con Bernardo Bertolucci nel film "Piccolo Budda". Come regista realizza tra gli altri "I figli delle nuvole" (1988), un documentario sulla guerra del Fronte Polisario nel Sahara Occidentale, "Sul treno Belgrado-Istambul" (1989) che ottiene il primo premio al Festival Internazionale del Nuovo Cinema di Montreal, "Il giorno della rivoluzione" un documentario sulla storia del popolo Romeno e della caduta del regime di Ceaucescu," La dimora degli Dei" sulle culture religiose del Nepal, "La leggenda di Zanzibar", sulla storia e la cultura dell’isola di Zanzibar, "Goldwing riders" sugli appassionati di motociclismo. Collabora inoltre con il programma Geo & Geo per molti documentari naturalistici, con l’Unicef per il documentario "Il mondo raccontato dai bambini", con Raisat per molti documentari e ha collaborato con l’artista contemporaneo Illja Soskic, con cui produce e dirige "Assioma di qualunque cosa", un’opera sulla guerra del Kossovo, presente alla 59° Mostra internazionale del cinema di Venezia, nella sezione “Nuovi Territori”.


A.D.P.


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