C'ERAVAMO TANTO AMATI PER UN ANNO O FORSE PIU'?

"C'eravamo tanto amati per un anno e forse più?", inizia così la famosa canzone "Come pioveva" che ben si sposa alla notizia del giorno a Messina, quella che fa tanto discutere nei gruppi facebook accorintiani e non: i consiglieri comunali Nina Lo Presti e Luigi Sturniolo abbandonano il Movimento “Cambiamo Messina dal basso” che ha sostenuto Renato Accorinti alla sua elezione a sindaco di Messina nel giugno 2013.


Motivo del "divorzio" pare essere il Piano di Riequilibrio, sul quale i consiglieri hanno espresso voto contrario nel corso di una Assemblea di CMDB. Ma c'è chi afferma che, in realtà, questa separazione fosse già nell'aria e si vociferava da tempo su un loro possibile passaggio al Gruppo Misto.

Malgrado le critiche ricevute da chi li accusa di essere dei "traditori", Lo Presti e Sturniolo pacatamente dicono che la tanto decantata "democrazia partecipativa non esisteva e che Accorinti ascoltava solo i suoi assessori" e annunciano di spiegare le loro motivazioni riguardo alla bocciatura del Piano di Riequilibrio, domani, martedì 2 settembre, alle ore 10:30, in una conferenza stampa che si terrà nella Sala Ovale di Palazzo Zanca

Motivazioni che, peraltro, erano già state illustrate in una nota del 27 agosto scorso, dal consigliere comunale Luigi Sturniolo che scriveva: "Come è evidente a tutti, anche la stabilità nella crisi, quella narrazione mediatica che aveva sostituito la retorica dell’austerità dando, addirittura, la sensazione di una possibile ripresa economica, si è rivelata un’illusione. Le pratiche recessive dell’austerità trovano ragione solo nella ricerca spasmodica di una tenuta che consenta la possibilità di continuare a mantenere parametri economici accettabili. Gli stessi che ci inducono a pensare che salvare l’ente locale, renderlo, cioè, solvibile, possa significare salvare anche la città e i suoi abitanti.

Evidente allo stesso modo dovrebbe essere il compito assegnato agli enti di prossimità, il loro ruolo di esattori di ultima istanza, le vittime sacrificali delle merci più appetibili al momento, i servizi pubblici locali, i beni comuni. Per questo l’ente locale deve sopravvivere.  - prosegue Sturniolo - Così come è necessario per il medico che il paziente rimanga in vita, ma ammalato. Ne sano, né morto. Ammalato per poterlo rendere merce. Perché ogni corpo sia merce. Anche il corpo sociale. E dopo l’intelligenza sociale messa al lavoro, ogni respiro, ogni goccia di sudore servirà a pagare il debito e mantenere in piedi il meccanismo. Convinti che pagare il debito sia avviare una nuova strada, mentre il debito è l’ultima spiaggia, la monetizzazione, la trasformazione in posta in entrata di ogni possibile refolo di attività umana.

Noi siamo la tempesta perfetta, il capolavoro dell’estrazione di ricchezza dalla vita. Chiamati ad amministrare per trovare una terza via, nuovi dispositivi economici, giuridici, sociali (secondo le nostre illusioni), eravamo semplicemente gli unici in grado di potere provare a salvare gli equilibri, ridonare la solvibilità, gli unici capaci, con il loro sacrificio, di costruire un piano di riequilibrio che programmasse la suzione di ogni stilla di sangue dal corpo sociale per dieci anni. Perché i Piani di riequilibrio questo sono. Ti uccidono con morte lenta. Ti inseguono fino in capo al modo, pur di farti pagare. Fino all'ultimo evasore, fosse anche il disoccupato che rimanda le bollette perché, evidentemente, senza reddito o il ladro di autoradio quando di autoradio non ne fanno più.

Per questo il Piano di riequilibrio per noi è una resa, prima di tutto politica. - conclude Sturniolo - Perché ci trasformerà in esattori della povertà. Saremo noi le sentinelle dei parametri imposti dalla crisi. Ogni istanza di riscatto sociale, ogni anelito alla ribellione contro le ingiustizie, ogni speranza nel cambiamento ci verranno negati perché saremo noi a fare rispettare le regole, saremo noi ad averle imposte. Per dieci anni staremo lì, con gli occhi sgranati, sperando che tutti, anche i poveri, paghino tasse per non avere servizi. Perchè se non lo faranno non potremo assumere i precari, non potremo garantire il turn-over e l’ente locale diventerà un Palazzo senza lavoratori. Come dopo una bomba al neutrone, non vedremo più neanche i fannulloni al bar. E saremo contenti. E finalmente ci libereremo anche della politica. Ne rimarrà solo uno. A controllare che le poste in entrata vengano rispettate".

Sulla Gazzetta del Sud leggiamo che "è stata un’assemblea da “resa dei conti”, quella di ieri sera. Il sindaco Accorinti, in realtà, nel suo lungo intervento, ha cercato di ricomporre ogni frattura, chiedendo non un atto “fideistico” di adesione al progetto ma l’assunzione di una responsabilità “condivisa”, nel tentativo di salvare dal dissesto l’ente locale. Accorinti, fidandosi delle relazioni del direttore-segretario generale Antonio Le Donne e del vicesindaco Guido Signorino, oltre che dei report di tutti i dirigenti dei Dipartimenti, ritiene questo Piano di Riequilibrio il migliore possibile nelle attuali condizioni".

"L’Amministrazione - come si legge nella relazione allegata al Piano - sostiene di aver individuato le cause dello squilibrio di gestione e di avere avviato una ristrutturazione organizzativa che ne consentirà la rimozione strutturale. E le cause solo quelle che hanno determinato l’enorme massa debitoria in questi decenni: la gestione di alcune opere pubbliche, la sottoscrizione di contratti derivati, la difficoltà di gestione del contenzioso e nell’attivazione del recupero dei residui attivi e nell’individuazione delle sacche di evasione fiscale, la problematicità nella gestione delle società partecipate. Cause che vanno risolte, alla radice, con misure che l’amministrazione ritiene di aver individuato, cercando di “spalmare” il più possibile il peso dei sacrifici imposti dalla drammatica situazione economico-finanziaria ma anche di immaginare percorsi “virtuosi” che consentano al Comune di ripartire su basi solide e concrete".

Auguriamoci che, tra una eventuale dichiarazione di dissesto e l'approvazione di un piano di riequilibrio, a pagare non sia ancora una volta il cittadino messinese.


Antonella Di Pietro


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