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IL CORTILE - TEATRO FESTIVAL 2017. UN INEDITO PALCOSCENICO DEL '700 A MESSINA

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Dal 10 al 31 luglio, con la direzione artistica di Roberto Bonaventura e la collaborazione di Giuseppe Giamboi, nello spazio interno dello storico Palazzo Calapaj – D’Alcontres (accanto al Duomo) quattro spettacoli con artisti di fama, quali Tino Caspanello, Gaspare Balsamo e Gianluca Cesale. Grandi nomi e un inedito palcoscenico del ‘700 che si apre alla città di Messina



Un festival teatrale che riparte da artisti di fama nazionale e internazionale, residenti in Sicilia come Tino Caspanello, Gaspare Balsamo, Gianluca Cesale e da altre compagnie siciliane apprezzate in tutta Italia e che operano nel territorio messinese. La scelta del direttore artistico, Roberto Bonaventura, si riallaccia a quell’esaltante esperienza che è stata per cinque anni il “ForteTeatroFestival” a San Jachiddu, ma propone un luogo cittadino antico che invece è nuovissimo come palcoscenico. “Il Cortile – Teatro Festival”, organizzato dall’associazione “Il Castello di Sancio Panza”, si svolgerà nel suggestivo spazio interno del settecentesco Palazzo Calapaj – D’Alcontres, in strada San Giacomo, accanto al Duomo.

Cortile Palazzo Calapaj - D'Alcontres
Dal 10 al 31 luglio, in quattro lunedì, si succederanno altrettanti spettacoli, tutti con inizio alle ore 21.
Si comincerà il 10 luglio con “Niño” di Tino Caspanello, interpretato da Cinzia Muscolino e diretto dallo stesso autore. Si tratta di una storia vera, venuta alla luce soltanto pochi anni fa, che parte da un piccolo borgo siciliano, nei primi anni del 1950, e continua a Buenos Aires, dove il futuro, sognato felice durante l’attesa di un matrimonio, si trasforma in un presente doloroso, che solo un velo di poesia e di alienazione possono alleviare. Il testo è stato scritto, tradotto e presentato in francese sotto forma di studio a Grenoble, durante il festival Regards Croisés, nel 2011. 

Il 17 luglio sarà la volta di “’U Ciclopu, Giufà e Firrazzanu”, di e con Gaspare Balsamo, rappresentato per la prima volta a Messina. È uno spettacolo di cunto liberamente ispirato al libro IX dell’Odissea e intreccia, attraverso una drammaturgia originale scritta e orale, racconti tipici della narrazione siciliana. Tutta la performance, sia nelle forme che nei contenuti, si basa sui modelli e sulle tecniche di rappresentazione tipiche della matrice teatrale siciliana: il cunto, la narrazione epica, la recitazione con le voci dell’opera dei pupi, la declamazione e alcuni dei repertori tipici della letteratura popolare orale.

Il 24 luglio andrà in scena “Un uomo a metà” di Giampaolo G. Rugo, interpretato da Gianluca Cesale, con la regia di Roberto Bonaventura. Giuseppe lavora come rappresentante di articoli religiosi ed è fidanzato con Maria, figlia del padrone del più grande negozio di articoli religiosi di Roma. In attesa dell’imminente matrimonio, scopre di essere impotente. Ma forse il problema è solo apparente.

Ultimo appuntamento il 31 luglio con “Vinafausa” di Simone Corso, interpretato dallo stesso autore, da Francesco Natoli e Michelangelo Maria Zanghì che è anche il regista. Il testo si rifà alla storia-cronaca della morte del giovane urologo barcellonese Attilio Manca, ufficialmente un suicidio, che però semina anche gli indizi di un insoluto delitto di mafia.

Protagonista del Festival sarà anche l’elegante cortile del Palazzo Calapaj – D’Alcontres. Costruito nella seconda metà del ‘700, l’edificio in strada S. Giacomo, di autore anonimo, è l’unico esempio di palazzo signorile dell’epoca rimasto integro dopo il terremoto. Data la destinazione sociale, segue canoni architettonici diversi da quelli solo funzionali che sono alla base dell’edilizia del ceto medio: ci sono il locale per tenere cavalli e carrozza, quelli per la servitù; l’androne d’ingresso non si limita a contenere la scala ma propone arcate, fontane, statue; la massa strutturale deve dare l’impressione di solidità. In particolare – come si legge nel sito messinaierieoggi.it - l’ignoto architetto rivela un gusto e una sensibilità particolare per il dettaglio nel disegno dei pseudo-balconi, appiattiti sulla facciata, con il cornicione che diventa al tempo stesso mensola di calpestio ed elemento decorativo uniformante, alternandosi da rettilineo a leggermente incurvato.

A fine rappresentazione il pubblico, intrattenendosi con gli artisti, potrà godere ancora di più del “cortile”, gustando i prodotti offerti dal ristorante 'A Cucchiara di Giuseppe Giamboi, compagno di sogni in quest'avventura donchisciottesca.

«Scomodiamo il paragone con Cervantes – dicono Bonaventura e Giamboi - perché è così che ci sentiamo, due folli scatenati che continuano a combattere contro i mulini a vento del mercato, del tutto e subito, e delle logiche politiche. Questa rassegna è totalmente autofinanziata e vede la luce grazie alla disponibilità degli artisti coinvolti».

GLI SPETTACOLI

10 luglio – ore 21
NIÑO 
di Tino Caspanello 
con Cinzia Muscolino

Una storia vera, venuta alla luce soltanto pochi anni fa, che la protagonista ha taciuto fino alla morte per pudore e paura. Siamo in un piccolo borgo siciliano, nei primi anni del 1950. Gli esiti della guerra da poco finita, una politica disattenta e un’economia mai decollata costringono ancora i siciliani a lasciare le proprie case. La protagonista, un’anima mite e allegra, votata all’educazione dei bambini che raccoglieva per strada, incontra, per una sola volta, uno dei tanti emigrati che, dall’Argentina, è tornato per trascorrere una breve vacanza. Ed è promessa di matrimonio, è un viaggio, è la “fortuna che arriva dall’America”; ma qualcuno, per salvarsi, gioca un brutto tiro alla donna, proprio nel momento in cui lei sta per scendere dalla nave appena approdata nel porto di Buenos Aires; e il futuro, sognato felice durante l’attesa, si trasforma in un presente doloroso, che solo un velo di poesia e di alienazione possono alleviare.
Il testo è stato scritto, tradotto e presentato in francese sotto forma di studio a Grenoble, durante il festival Regards Croisés, nel 2011. 

17 luglio – ore 21
‘U CICLOPU, GIUFÀ E FIRRAZZANU
di e con Gaspare Balsamo
È uno spettacolo di cunto liberamente ispirato al libro IX dell’Odissea. Intreccia, attraverso una drammaturgia originale scritta e orale, alcuni racconti tipici della narrazione siciliana. Tutta la performance, sia nelle forme che nei contenuti, si basa sui modelli e sulle tecniche di rappresentazione tipiche della matrice teatrale siciliana: il cunto, la narrazione epica, la recitazione con le voci dell’opera dei pupi, la declamazione e alcuni dei repertori tipici della letteratura popolare orale. Infatti, dentro il noto episodio del Ciclope, particolarmente originali sono gli innesti dei racconti di Giufà e Ferrazzano. Ed è proprio a opera dei personaggi principali del racconto guida, che i fatti dello stolto Giufà e del furbo Ferrazzano vengono narrati. Saranno proprio il Ciclope e Ulisse a diventare essi stessi cuntisti e a narrarne alcune storie. La drammaturgia sui personaggi e lo stile della performance sono in linea sia con il modello classico del canto dell’Odissea, sia con il tono parodistico del dramma satiresco, sia con gli elementi tipici del cunto.  Tali combinazioni di elementi reali e fantastici, tragici e grotteschi permettono alla performance di avvalersi di codici espressivi diversi a forte matrice Sud mediterranea.
Gaspare Balsamo è nato a Erice(TP) il 22/06/75. E’ autore, attore, cuntista e regista teatrale. Apprende l’arte del cunto siciliano con il maestro Mimmo Cuticchio ed egli stesso è oggi uno dei maggiori rappresentanti del cunto della nuova generazione. 


24 luglio -  ore 21
UN UOMO A META' 
di Giampaolo G. Rugo 
con Gianluca Cesale
regia Roberto Zorn Bonaventura

Giuseppe lavora come rappresentante di articoli religiosi. 
Il padre e la madre, pensionati, dilapidano tempo e denaro a “Manhattan”, una luccicante sala bingo, mentre il nonno, un vecchio fascista reduce delle guerre coloniali, pontifica deliri e ricordi dalla sedia a rotelle su cui è costretto a seguito di un ictus. 
Giuseppe è fidanzato con Maria, figlia del padrone del più grande negozio di articoli religiosi di Roma. In attesa dell’imminente matrimonio che lo attende con l’amore di sempre, scopre di avere un problema. 
Giuseppe è impotente. 
Nel greve rito d’addio al celibato con gli amici, però, l’epifania rivelatrice. La carica dirompente di questa scoperta porta l’uomo a realizzare una parte di sé nascosta che metterà in luce e rivoluzionerà il rapporto col mondo che lo circonda fino alle più estreme conseguenze. 
Una riflessione sul senso più intimo dell’impotenza, sessuale e intellettiva, intesa come l’ultimo grimaldello per svelare i conformismi – latenti o ostentati – della nostra società. Nella gabbia vuota e blindata di un palcoscenico l’Uomo a metà si interroga sulla libertà individuale e sui doveri sociali. 

31 luglio – ore 21
VINA FAUSA 
di Simone Corso 
con Simone Corso, Francesco Natoli, Michelangelo Maria Zanghì
regia Michelangelo Maria Zanghì

Vinafausa non è una storia da raccontare, ma piuttosto un insieme di indizi che, messi insieme, indagano su chi siamo stati, chi siamo e chi vorremmo essere. La vicenda di Attilio Manca, giovane urologo del messinese, morto nel 2004 in circostanze ancora poco chiare, è uno dei tanti piccoli - grandi casi di cronaca che s’intrecciano con gli ultimi vent’anni della nostra Storia. Attilio, brillante medico trentaquattrenne è stato trovato senza vita nel suo appartamento, a Viterbo, dove lavorava presso l’ospedale Belcolle, con due buchi nel braccio sinistro. Overdose si è detto. Suicidio, subito dopo. Ma nonostante la (presunta) verità che è stata accertata nel corso delle indagini e del processo, affiorano fantasmi dalla coscienza che fanno rumore e che ci chiedono altre domande, altre verità. Troppe le cose che non tornano, troppi i sospetti, troppe le coincidenze; troppo sangue per essere un suicidio. Forse, la morte di Attilio, allora, non è solo uno dei tanti casi, ma un tassello di qualcosa di più grande che ha fatto dell’Italia ciò che è oggi, della Storia un mistero, degli italiani di prima dei complici, degli italiani di oggi dei dimentichi. Ma tutto sta in una scelta: bene o male. Non è così netta, non può esserlo, ma può essere una consapevolezza, prima di tutto, prima dell’attesa, prima del non sapere. Sulla sua morte un'ombra nera, nerissima: Bernardo Provenzano. 



Il Castello di Sancio Panza 
castellodisancio@gmail.com
info 3487967879

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