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lunedì 8 febbraio 2016

NINNI BRUSCHETTA E IL SUO MANUALE DI SOPRAVVIVENZA DELL'ATTORE NON PROTAGONISTA

Una riflessione filosofica e arguta sul ruolo di attore non protagonista da parte di Ninni Bruschetta.



"Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista" (Fazi Editore) è un libro che non vuole solo essere una denuncia dei meccanismi, spesso viziati, del mondo dello spettacolo ma, piuttosto, un confronto con un addetto ai lavori per sfatare alcuni miti legati alla popolarità e al successo di chi è riuscito a entrare nel mondo della recitazione come l'artista messinese Ninni Bruschetta che, con disincantata e tagliente sincerità, racconta le proprie esperienze teatrali, televisive e cinematografiche mettendo a nudo la realtà del dietro le quinte e svelando i retroscena di quell'ambiente che, con più o meno finzione, vorrebbe farsi rappresentazione della vita vera. Il non protagonista viene così presentato come il professionista in grado di apprezzare il lavoro che fa, senza il peso di un ruolo a gravargli sulle spalle per tutta la carriera, l’uomo che torna se stesso a fine giornata, orgoglioso dei propri successi, ma senza essere troppo distratto dalla fama.

Tra le pagine del libro ritroviamo alcuni dei personaggi più famosi che ha interpretato per il piccolo e grande schermo perchè in ognuno di loro vi è qualcosa di Ninni Bruschetta che ha dato volto e unicità a Duccio Patanè, un direttore della fotografia nelle tre stagioni della serie tv "Boris" e nel film omonimo. Ma che è stato anche, nelle prime due stagioni della serie televisiva "Squadra antimafia - Palermo oggi", il poliziotto Alfiere che partecipò all’arresto del boss Provenzano. E ancora lo ritroviamo nei panni del Commissario Cassarà che lavorò nel pool antimafia nella fiction "Paolo Borsellino". Per finire al Ministro Magno, nel film record d’incassi "Quo Vado?", dove interpreta un cinico politico che vuol far firmare la lettera di dimissioni ad un grandissimo Checco Zalone (alter ego di Luca Medici) che resta ancorato al "posto fisso".


«Non so se questa è una storia.  - spiega l'autore - Certamente è un punto di vista su una storia. Ho sempre pensato che a guardare la vita dall’alto dei propri successi si rischia di precipitare nell’ansia, e quindi trovo più utile interrogarmi sulle ragioni dei miei fallimenti. Mi fa stare meglio. Ma se fai l’attore, non c’è scampo: prima o poi crederai di essere migliore di quello che sei, perché il giudizio del pubblico ti coccola e ti rende euforico».

Un resoconto schietto che oscilla fra la drammaticità della realtà televisiva e la vena comica di un artista. Il racconto di una carriera portata avanti con amore nella confessione autobiografica di un attore che, a diventare protagonista, non ce l’ha fatta. O forse si. Noi pensiamo sicuramente di si.

Classe 1962, Ninni Bruschetta è un regista teatrale e un attore di cinema e televisione. Nel 1983 fonda una sua compagnia teatrale, la Nutrimenti Terrestri. Nel 2012 mette in scena "L'ufficio" con protagonisti gli attori messinesi Maurizio Marchetti, Antonio Alveario e Giampiero Cicciò. Ha partecipato al cinema in diversi film tra cui "Il giudice ragazzino" di Alessandro Di Robilant, "L'uomo in più" di Paolo Sorrentino, "La mafia uccide solo d'estate" di Pif, "I cento passi" di Marco Tullio Giordana e "La Trattativa" di Sabina Guzzanti. Mentre in televisione, oltre alle serie già citate prima, lo ritroviamo in "Il generale Dalla Chiesa", "Aldo Moro - Il presidente", "Don Matteo", "Distretto di Polizia", "Lo scandalo della Banca Romana" dove interpreta il Commissario Cavaterra e "Fuoriclasse" nel ruolo di Salvatore Lobascio. In teatro ha fimato le regie di: "Giulio Cesare"; "Corruzione al Palazzo di Giustizia"; "Antonio e Cleopatra"; "Medea" e  "L'istruttoria - Atti del processo in morte di Giuseppe Fava". 

Dal 2014, (ma lo era già stato dal 1996 al 1999) Bruschetta è anche direttore artistico per la Sezione Prosa del Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Nel 2010 aveva già pubblicato con Bompiani il libro "Sul mestiere dell'attore" dove ci offre le sue riflessioni ben documentate su quello che è il ruolo dell’interprete rispetto al testo e rispetto al contesto in cui esercita il mestiere. Il saggio diventa così una sorta di messale del regista, parafrasando il linguaggio liturgico che si cela dietro l’atto teatrale, scritto da chi si è sporcato le mani con la polvere del palcoscenico, quella medesima polvere – diceva Eduardo De Filippo – che una volta che respiri non dimentichi più. Quasi come una polvere magica e come magica è la parola dell’officiante, che nel trasporre i significati ai segni crea un mondo, dà vita a personaggi, sostiene le stelle sotto cui dorme un popolo e una nazione. La prefazione è del maestro Franco Battiato con il quale Bruschetta lavorò nel suo poetico e struggente film "Perduto Amor".

Intanto prosegue la tournèe teatrale di "Amleto di William Shakspeare", diretto da Ninni Bruschetta e prodotto dal Teatro di Messina, con gli attori Angelo Campolo, Antonio Alveario e Mariasole Mansutti. Dall'8 al 9 febbraio sarà in scena al Teatro Sociale di Brescia e dall'11 al 20 febbraio, al Teatro Menotti di Milano per poi debuttare il 26 febbraio al Teatro Vittorio Emanuele di Messina con repliche il 27 e 28. Lo spettacolo concluderà la tournèe al Teatro Verga di Catania  il 12 e il 13 marzo. L'"Amleto" di Bruschetta è un uomo che acquisisce la consapevolezza di una caduta spirituale e sceglie di abbandonare il paradiso terrestre per essere un comune mortale con le sue imperfezioni. “Probabilmente sceglie la cosa sbagliata – tiene a precisare Bruschetta – ma sceglie. Il suo discorso più celebre passa attraverso un dubbio che fuga già nelle ultime righe, quando parla della purezza dell’azione. Allora, o Amleto decide per la vendetta perché crede che “agire” sia più nobile o perché vuole semplicemente vendicarsi. Ma sceglie di agire. Dal momento in cui capisce chi ha ucciso suo padre, ordisce una trama “teatrale” che porta esattamente dove vuole lui. La sua domanda è già la sua risposta”.


A.D.P.


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