PREMIO ELMO 2015. STORIE DI ORDINARIA CULTURA

Premio Elmo: la IV edizione al via con la Settimana dell’Arte. Dal 28 al 31 luglio a Rizziconi l’evento organizzato dall’Associazione Piazza Dalì. 



Il prossimo 31 luglio ritorna il “Premio Elmo. Storie di ordinaria cultura”, prestigioso riconoscimento istituito nel 2012 dall’Associazione Culturale “Piazza Dalì” di Rizziconi (RC). Ispirato all’elmo del patrono della città, San Teodoro, il premio viene conferito a personalità, artisti, operatori culturali, associazioni, impegnati a valorizzare il concetto di arte e di cultura nel Meridione.

L’Associazione Culturale “Piazza Dalì”, costituita da un gruppo di giovani soci coordinati dal Presidente Gianmarco Pulimeni, opera da oltre dieci anni nel territorio della Piana di Gioia Tauro con entusiasmo e impegno, realizzando iniziative culturali, in particolare in campo artistico. Ha scelto di istituire il Premio Elmo per rendere omaggio ai tanti protagonisti e alle numerose realtà, che con importanti risultati operano nel settore culturale. Molti i premiati nelle edizioni precedenti, giornalisti, scrittori, artisti, nonché associazioni, fondazioni, musei e centri culturali. Il Premio pone all’attenzione storie e figure di rilievo o emergenti, riunite dall’idea comune che costruire e diffondere bellezza sia un impegno che gli individui e le comunità possono realizzare ad ogni latitudine, dalle metropoli internazionali ai piccoli centri del Sud Italia.


La manifestazione si avvale del patrocinio del Comune di Rizziconi e della Regione Calabria, della collaborazione delle Associazioni “Arte & Cultura a Taormina”, “Sefora Cardone Onlus” di Potenza e Auser territoriale di Gioia Tauro, ed è stata ampliata quest’anno nella forma e nella durata. Nel corso della conferenza stampa di presentazione della manifestazione sono intervenuti Gianmarco Pulimeni e la socia Lidia Coppola, che hanno reso noti i vincitori di quest’anno per le varie categorie e illustrato le novità dell’edizione 2015.

La premiazione sarà il momento culminante della Settimana dell’Arte, che partirà il prossimo 28 luglio alle ore 21, con l’inaugurazione delle mostre a Palazzo Arcuri, arricchita dall’intervento musicale di Vincenzo Argirò, e vedrà la cittadina calabrese animarsi in un suggestivo itinerario artistico. Chiese, piazze, vicoli, ma anche negozi, saranno la sede per le esposizioni aperte al pubblico fino alla sera di venerdì 31 luglio, quando nella centralissima Piazza G. Marconi alle ore 21.30 si svolgerà la cerimonia di premiazione, condotta da Marina Malara.

A esporre l’artista Luigia Granata e un collettivo italo-portoghese di fotografi, composto da Anna Luana Tallarita, Margarida Cautela, André Picardo, insieme a Giovanni Longo e Giuseppe Lo Schiavo, due giovani calabresi di talento che si sono posti all’attenzione del panorama artistico internazionale e che sono stati scelti dalla Giuria tecnica, presieduta da Rino Cardone, aggiudicandosi il Premio Elmo 2015 per la categoria Artisti. 

Per la categoria Scrittori e giornalisti, il Premio sarà conferito al giornalista Paride Leporace, e allo scrittore Massimo Maugeri. Mentre per la categoria Fondazioni-Associazioni, l’Elmo di San Teodoro andrà all’Associazione Culturale messinese “La Zattera dell’Arte” e al Museo del Presente di Rende. Al giovane giornalista Angelo De Luca e a Dijana Pavlovic, attrice e attivista per i diritti umani, invece, i Premi speciali.

Una selezione di altissimo livello, quella della Giuria tecnica composta, tra gli altri, da Mariateresa Papale, giornalista e presidente di “Arte e Cultura a Taormina”, con la quale Piazza Dalì ha avviato un importante sodalizio, un ponte culturale tra le due terre, Calabria e Sicilia, ormai consolidato.

Giuria tecnica:
Rino Cardone – Presidente (Giornalista Rai Basilicata, critico d’arte - Presidente Ass. Sefora Onlus)
Maria Teresa Papale (Giornalista, critico cinematografico, Presidente Ass. Arte e Cultura a Taormina)
Milena Privitera (Giornalista Taormina Arte)
Domenico Naso (Giornalista)
Carmelita Brunetti (critico d’arte)
Mimma Sprizzi (Presidente Auser territoriale di Gioia Tauro)
Andrea Naso (regista e attore teatrale)
Elania Zito (studentessa)

I Premiati:

Giovanni Longo 
(Locri, 1985) diplomato in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, da diversi anni sperimenta molteplici linguaggi alla ricerca di soluzioni che possano descrivere al meglio la precarietà contemporanea. Dal 2005 la sua attenzione si concentra principalmente sul legno di recupero con il quale, operando un parallelo tra elemento osseo e ligneo, rappresenta simbolici scheletri indeboliti dal tempo. Il suo lavoro non si impone sullo spazio ma è alla ricerca del dialogo con esso, trovando ideale connotazione nelle soluzioni site-specific. Sperimenta inoltre disegno, fotografia e video; cercando sempre di semplificare ciò che oggi si complica senza ragione. È soprattutto la dimensione della casualità la costante del suo lavoro, al di là del mezzo espressivo utilizzato. Questo diviene evidente nel recupero del legno, ma lo è ancor di più nelle recenti videoinstallazioni realizzate in linguaggio di programmazione Java o nei particolari allestimenti concepiti in luoghi ambigui come gli ascensori, i ponti e tutti quei luoghi “di transito”. Il tutto con l’obiettivo finale di riordinare gli elementi e i concetti che man mano vengono evidenziati. Per comprendere appieno l’impegno profuso da Giovanni Longo, bisogna leggere il contesto nel quale le sue opere sono state ideate e realizzate. La produzione delle idee e delle sue rappresentazioni è strettamente legata alle relazioni, al linguaggio, alla vita reale, alla coscienza, il tutto fortemente condizionato dalle frenetiche attività del mondo che ci circonda. Tra i pensieri più roventi dell’artista ci sono tre concetti cardini: sottomissione, ribellione e libertà, come scansione del ritmo della sua vita; infatti, l’artista non si riconosce nella società contemporanea, pur essendone figlio, e con le sue opere vuole comunicare il proprio disagio. “L’incontro con il legno di recupero è stato casuale, in quel periodo studiavo il processo di invecchiamento umano, passeggiando sulla spiaggia notai quei legni così logorati dal tempo e dal mare, capii subito di aver trovato un materiale sincero e naturale, che non nascondeva il proprio passato”. Attualmente vive e lavora in provincia di Reggio Calabria. Nel biennio 2009/2010 è selezionato in diversi premi internazionali: Arte Mondadori, Arte Laguna, Combat e vince il voto on-line nella sezione “installazione & scultura” al Premio Celeste per due anni consecutivi. Nel 2011 una sua opera viene esposta alla Tese di S. Cristoforo per il Padiglione Italia/Accademie alla 54^ Biennale di Venezia. Nel 2012 prende parte al workshop “Eurasia Wings”, nel quartiere artistico M50 a Shanghai, dove ha modo di interagire con il rigore e la pulizia estetica della cultura cinese, in contrasto con la tumultuosa confusione della megalopoli.

Giuseppe Lo Schiavo
Nato in Calabria nel 1986, vive e lavora a Londra. Ha studiato architettura presso l'Università La Sapienza di Roma e si è specializzato in Architectural Visualization 3D. Dopo aver lavorato per 5 anni in un famoso studio di design a Roma, ha deciso nel 2013 di diventare a tempo pieno arte fotografo, dopo la sua serie fotografica “Levitazione” ha ricevuto il plauso internazionale e nello stesso anno è stato esposto alla Saatchi Gallery di Londra. Nel 2013 Lo Schiavo ha presentato una nuova serie, “Ad Vivum”, una raccolta di ritratti fotografici ispirati dai maestri fiamminghi che hanno vinto il Ritratto Salon 2013 ed è stata descritta come una copertina anteriore su BBC online News. Nel 2014 si trasferisce a Londra presentando una nuova serie, “Art valuta”, per la sua nuova mostra personale "Beyond Reality, oltre la fotografia", esposta a Torino e a Monaco di Baviera nel corso dello stesso anno. Nel febbraio 2015 ha presentato la sua ultima opera, “Vento Sculture”, un progetto sperimentale in cui l'artista per la prima volta partecipa ad alcune sue opere, interagendo ed esibendosi con il vento con una coperta tempo, creazione di un'unione empirica della scultura teatrale e la natura. Lo Schiavo usa la macchina fotografica come uno strumento creativo e senza limiti in grado di riprodurre e trasmettere la sua immaginazione, si considera come inventore, piuttosto che uno scopritore. La sua più grande ispirazione è la storia dell'arte, nutrita durante il suo lungo periodo a Roma, e infatti nelle sue opere fotografiche ci sono molti riferimenti ai pittori fiamminghi, il surrealismo di Magritte, la Pop Art e il futurismo di Boccioni. Le opere di Giuseppe Lo Schiavo sono state descritte sulla BBC, Inside Art, O Estado de S. Paulo giornali, Süddeutsche Zeitung, La Stampa, Wall Street International, Rai TG1, Radio Télévision Suisse 1, etc. Le opere di Lo Schiavo sono state esposte in numerose gallerie d'arte e musei di tutto il mondo come la Saatchi Gallery di Londra, Fondazione Aperture a New York, il Museo d'Arte Contemporanea di Acri in Cosenza, Mixer Gallery di Istanbul e in altre gallerie a Roma, Torino e Monaco di Baviera e Miami. Il lavoro di Lo Schiavo è stato presentato anche in varie fiere d'arte quali Contemporary Istanbul, SCOPE Art Miami, Affordable Art Fair Milano e Paratissima.

Paride Leporace 
Nasce a Cerisano (Cs), il 3 giugno del 1962. Laureato in Lettere Moderne all’Università della Calabria con 110 e lode con una tesi sul “Cinema militante italiano. 1968-1975”. Ha superato l’esame professionale di giornalista ottenendo il massimo dei voti e l’encomio della commissione. Attualmente dirige il Quotidiano della Basilicata. Primo direttore della Lucana Film Commission. Ha ricoperto il ruolo di direttore responsabile del giornale “Calabria Ora” che ha fondato il 14 marzo 2006 contribuendo a far aumentare gli indici di lettura in una delle regioni con indici molto bassi di diffusione. Settemila le copie vendute ogni giorno. Nella sua breve direzione durata tredici mesi il giornale si è caratterizzato per alcuni scoop di carattere nazionali ripresi dai maggiori mass media italiani. Già caporedattore centrale del Quotidiano della Calabria, giornale dove ha lavorato fin dalla fondazione nel giugno del 1995 contribuendo con il direttore Ennio Simeone a farne uno dei giornali più letti della regione. Docente a contratto di giornalismo e cinema all’Università della Calabria per la facoltà di Scienze della Comunicazione. Per la compagnia Libero Teatro ha ideato e curato la consulenza storica dello spettacolo “Segreto di Stato” andato in scena a Cosenza per ricordare Giacomo Mancini ad un anno della sua scomparsa. Collaboratore per diversi anni di “Mucchio Selvaggio”, uno dei rock-magazine più blasonati in Italia. Per questa testata ha seguito festival e concerti, recensito libri e dischi. Alla sessantesima mostra del cinema di Venezia è stato invitato come relatore alla conferenza stampa su cinema e la Calabria. Membro della giuria del “Premio Open Fondazione Rotella” che ogni anno viene assegnato nell’ambito della mostra del cinema di Venezia. Socio dell’Accademia cosentina. Ha organizzato e gestito un tour in Calabria dello scrittore Luis Sepulveda che ha incontrato a Cosenza, Rende, Castrovillari e Corigliano studenti e professori. Da questa esperienza lo scrittore ha scritto il racconto “Il gatto Silvio” pubblicato dal giornale “Il Manifesto”. Ha commemorato Nicola Misasi in occasione della cinquantaduesima edizione del premio intitolato al letterato calabrese. Ha condotto una campagna di stampa che è riuscita a far tornare a Cosenza le spoglie del patriota Salfi seppellite in un anonimo ossario parigino. Si batte da tempo per il recupero degli archivi giudiziari sul Processo di piazza Fontana depositati senza cura nel Tribunale di Catanzaro. Ha ricevuto nel 2006 il Premio Malafarina per il giornalismo e il Premio Itaca assegnato da una giuria popolare di giovani.

Massimo Maugeri
Scrittore siciliano, collabora con le pagine culturali di magazine e quotidiani. Ha ideato e gestisce Letteratitudine - www.letteratitudine.blog.kataweb.it - blog letterario d’autore del Gruppo L’Espresso. Su Radio Hinterland cura e conduce “Letteratitudine in Fm”: trasmissione culturale di libri e letteratura. Ha pubblicato: il romanzo “Identità distorte” (Prova d’Autore, 2005 - PREMIO Martoglio); il volume “Letteratitudine, il libro - vol. I - 2006-2008” (Azimut, 2008); il racconto lungo “La coda di pesce che inseguiva l’amore” (Sampognaro & Pupi, 2010 - Premio “Più a Sud di Tunisi” 2011), scritto a quattro mani con Simona Lo Iacono; il saggio/reportage “L’e-book è (è?) il futuro del libro” (Historica, 2011); la raccolta di racconti “Viaggio all’alba del millennio” (Perdisa Pop, 2011 - Premio Internazionale Sebastiano Addamo, Selezione Premio dei Lettori di Lucca); “Letteratitudine, il libro - vol. 2” (Historica, 2012). Ha inoltre curato la raccolta di racconti no profit “Roma per le strade” (Azimut, 2009), partecipando con un proprio racconto e coinvolgendo nel progetto molti tra i principali scrittori nati o residenti a Roma. Nel marzo del 2013, per le edizioni e/o, è uscito il romanzo: “Trinacria Park” (Premio Vittorini). Nel luglio 2014 Maugeri riceve, per “Letteratitudine” il Premio Internazionale Sicilia “Il Paladino”.

Angelo De Luca
30enne giornalista vibonese, ha lavorato con Michele Santoro, Sandro Ruotolo e Marco Travaglio, dopo aver vinto il premio per videoreporter al concorso "Generazione reporter", organizzato da Servizio Pubblico per scovare e valorizzare nuovi talenti del giornalismo d'inchiesta. De Luca si è aggiudicato la vittoria con una videoinchiesta della durata di 7 minuti intitolata "Labbicì - acqua bene comune", incentrata sulla storia del lago Alaco. Questo bacino, usato per mandare acqua che dovrebbe essere potabile a centinaia di migliaia di calabresi, è finito nella bufera con l'indagine "Acqua sporca", che ha portato all'accusa di avvelenamento colposo di acque da parte della Procura vibonese nei confronti di dirigenti e tecnici Sorical. L'inchiesta di De Luca è stata girata proprio nella zona in cui si trova il lago finito sotto sequestro, ovvero nelle Serre vibonesi, e dà voce alla lotta degli attivisti dell'associazione culturale "Il Brigante" e del Comitato civico Pro Serre che, ancora prima dell'intervento della magistratura, avevano denunciato diverse vicende oscure che riguardano la realizzazione e la gestione dell'invaso, di cui chiedono da anni la chiusura. Il giornalista vibonese era approdato alla fase finale del concorso con un video intitolato "'U ciucciu chi vola", girato a Riace e valutato come uno dei tre migliori in concorso da una commissione formata da Carlo Freccero, Giulia Innocenzi, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Alessandro Renna, Stefano Maria Bianchi, Mauro Ricci, Maddalena Oliva e Giuseppe Vitale. Ad assegnargli la vittoria in questa occasione, invece, è stata una giuria popolare composta dalla "Rete dei Donatori di Servizio Pubblico" e dagli "Abbonati de Il Fatto Quotidiano".

Dijana Pavlovic
Nasce a Kruševac, nella Serbia centrale, l'11 novembre del 1976 da una famiglia di etnia rom. Vissuta in Serbia fino al 1999, anno in cui si laurea presso la Facoltà delle arti drammatiche dell'Università di Belgrado, si stabilisce, nello stesso anno, a Milano, dove si sposa e dove attualmente lavora. Dal 1995 al 1999 partecipa a diversi Festival Internazionali di Teatro in Iugoslavia, Romania, Bulgaria. Nel 1999/2000 recita in lingua italiana, in alcune produzioni teatrali: La favola “Il brutto anatroccolo”, “Il tartufo” e “Il medico per forza” di Molière. Nel 2000 è traduttrice e interprete nello spettacolo “Sentiero color cenere” , che si rifà a inediti di poesia e prosa appartenenti alla cultura rom. Nello stesso anno è nel cast del film corto “Quando si chiudono gli occhi”, regia di Beniamino Catena, film in concorso alla 57ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Nel 2002 partecipa alla fiction “La squadra” (produzione Rai). Nello stesso anno interpreta il ruolo di Nataša ne “La domanda di matrimonio” di Anton Cechov, per la regia di Roberto Trifirò ed è in scena al Teatro dell’Elfo di Milano, nella nuova edizione de “Le lacrime amare di Petra Von Kant” , di R. W. 2003 / 2005: è in scena, al Teatro Out Off di Milano, ne "Le serve" di Jean Genet, per la regia di Lorenzo Loris; 2003: al Teatro Franco Parenti, con “La felicità coniugale” di Anton Cechov, per la regia di R. Trifirò; 2003: “Mozart e Salieri / Il convitato di pietra”, di A. Puskin . Regia di Guido De Monticelli. 2004: “ Dispetto d’amore” di Molière, regia di Monica Conti; 2005: partecipa al film “Provincia meccanica” di Stefano Mordini; 2006: “Una ragazza d’oro” di T.Olear. Regia di Tatiana Olear. 2014: Io rom romantica, regia di Laura Halilovic; 2015: ""Tutti per il camino"" del Collettivo 88 She Guevara. Da tempo la Pavlović promuove la cultura e la letteratura rom, svolgendo anche il ruolo di mediatrice culturale nelle scuole. È stata candidata per il consiglio comunale di Milano nel 2006 nella lista Uniti con Dario Fo e al Parlamento italiano nel 2008 nelle file della Sinistra Arcobaleno, non risultando eletta in entrambe le consultazioni. Agli inizi del 2007 promuove con associazioni, comitati, esponenti della società civile la Rete Nopattodilegalità. Nell’ottobre 2007, attuando uno sciopero della fame contro il Comune di Milano, favorisce la costituzione di un tavolo – che raccoglie le associazioni e il sindacato milanesi – che elabora una piattaforma di intervento sulla questione rom.

La Zattera dell’Arte
L’Associazione La Zattera dell'Arte promuove attività culturali nel campo del cinema, della musica, della fotografia e delle arti visive, attraverso la produzione di specifici progetti. Raccoglie l’eredità culturale dell’Associazione Milani, attiva per quasi trent’anni a Messina, disponendo anche dell’imponente materiale posseduto dall'associazione ormai sciolta. Da segnalare gli importanti Centri di documentazione su Giuseppe Tornatore e Giuseppe Berto, a cui possono attingere liberamente informazioni quanti intendono approfondire l’attività del regista siciliano e dello scrittore veneto. La Zattera dell'Arte è diretta da Ninni Panzera e si avvale della collaborazione di professionisti nei vari ambiti che identificano l’attività dell'associazione.

Museo del Presente di Rende
Centro d’arte e di cultura, il Museo del Presente è al tempo stesso un laboratorio di idee e di pensieri, un luogo di ricerca in campo culturale e delle arti, un luogo che da la possibilità ai giovani di esporre ed esprimere la propria creatività ed immaginazione. Un Museo non- museo, la volontà non è quella di conservare ma di catturare emozioni ed immaginazione. Catturare il presente, metterlo in mostra tra gallerie espositive e sale attrezzate con arredi e strumenti tecnologici. Un museo laboratorio, un museo in divenire. Motore, catalizzatore e centro polivalente di attività culturali ed espressioni artistiche di ogni genere e natura in un random di installazioni e mostre che danno il senso di mutamento, dell’istante che diventa storia – museo - e si rende visibile. Aperto il 16 settembre 2004, il Museo del Presente è una struttura polifunzionale delle arti e delle attività culturali. Situato nella zona nuova di Rende, è realizzato in un edificio di 1500mq suddiviso in otto sale, differenti l’una dall’altra per spazio ed allestimenti. Le sale sono identificate attraverso nomi di città a vario titolo rappresentative del nostro presente (sala Tokyo, Sala Sarajevo, sala Singapore, Sala Rio); i due saloni espositivi, Trantor ed Eudossia, prendono il nome rispettivamente da “Il ciclo delle Fondazioni” di Asimov e da “Le città invisibili” di Calvino. Al piano terra si trovano una sala adibita a conferenze, convegni, presentazioni libri, proiezioni e l’Internet Cafè con nove postazioni fisse di navigazione. L’intera area del museo è coperta da rete wireless. Il primo piano è suddiviso in due sezioni : il Laboratorio dei pensieri composto da : Spazio per le associazioni, Sala Lettura, Sala convegni e Sala riunioni; il Belvedere delle Arti e delle Scienze composto da due saloni espositivi attrezzati con pannelli movibili capaci di modellarsi per rispondere alle esigenze di esposizioni ed installazioni. L’intera struttura è in realtà estremamente flessibile proprio per la tipologia di Museo che è, al tempo stesso, un laboratorio di idee e di pensieri, un luogo di ricerca in campo culturale e delle arti e altresì un laboratorio di quelle arti ( fotografia, fumetti, disegno) spesso ritenute più semplici, un luogo che dà la possibilità di esporre e di esprimere la propria arte ed immaginazione. Tante infatti le mostre proposte, alcune delle quali aperte proprio ad artisti emergenti come l’attuale “Slang”. Da ricordare: le ceramiche di Gibellina, i longobardi del Sud, Capolavori d’Arte in calabria, Zang Sud Sud. Si organizzano nella struttura anche presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche e convegni. Catturare il Presente, metterlo “in mostra” tra gallerie espositive e sale attrezzate con arredi e strumenti tecnologici, è questa l’idea che si nasconde dietro il nome della struttura. Non un museo archivio ma un museo laboratorio, un museo in divenire. Catalizzatore e centro polivalente di attività culturali ed espressioni artistiche di ogni genere e natura in un random di installazioni e mostre che danno il senso del mutamento, dell’istante che diventa storia- museo e si rende visibile. La volontà è quella di catturare emozioni e immaginazione, non di conservare.


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