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lunedì 13 aprile 2015

QUEL CROLLO DEL PILONE CHE DIVIDE IN DUE UNA SICILIA SENZA REGNO

La Procura della Repubblica di Termini Imerese ha aperto un'inchiesta sul cedimento di un pilone del viadotto Himera, avvenuto venerdì 10 aprile, al chilometro 61 dell’autostrada Palermo-Catania, tra gli svincoli di Scillato e Tremonzelli. Viadotto che resterà chiuso in entrambi i sensi di marcia finchè non sarà rimosso il pilone e poi si procederà su una sola corsia. Questo comporterà dei disagi notevolissimi e, pertanto, come in un giuoco di pirandelliana memoria, ognuno adesso fa la sua parte così come da copione. Il sindaco di Catania, Enzo Bianco ha proposto un collegamento aereo tra Catania e Palermo. Il Governatore della Sicilia, Rosario Crocetta respinge le accuse di non aver utilizzato i fondi per mettere in sicurezza il territorio e tuona contro il Governo. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando chiede una commissione parlamentare di inchiesta sugli appalti di assi viari in Sicilia. L'On. Gianpiero D'Alia si è indignato che per dieci anni nessuno sia intervenuto per arginare la frana. Il Presidente dell'Anas, Pietro Ciucci annuncia le sue dimissioni. E intanto la Sicilia, isola isolata, è praticamente divisa in due!





L'ipotesi di reato è disastro colposo, lo stesso per il quale si indaga sul cedimento a Capodanno della struttura di accesso al viadotto Scorciavacche della Palermo-Agrigento. La nuova inchiesta è seguita dal procuratore Alfredo Morvillo e dal sostituto Giacomo Brandini che hanno aperto un fascicolo contro ignoti  I magistrati hanno nominato propri consulenti e acquisito un'informativa dell'Anas. Secondo quanto emerso al termine del sopralluogo dei tecnici all’altezza del viadotto Himera, l’entità degli interventi è tale da essere prolungata nel tempo. I lavori di ripristino potrebbero durare anche anni e non riguarderanno solo la campata ma anche il tratto della statale 120 Scillato-Caltavuturo dove si è verificato l’ultimo movimento lungo la frana aperta dieci anni fa. Il pilone si è spezzato alla base e, inclinandosi, si è adagiato sull'altra campata. La strada si è abbassata e a valle si è formata una voragine. La frana che ha fatto crollare il pilone non si è ancora arrestata. Di fatto la Sicilia, senza questa arteria autostradale, è spezzata in due. La rimozione della struttura è perciò giudicata una misura preliminare per ricostituire le condizioni di sicurezza e riaprire il traffico su una sola carreggiata. 


“Bisognerà demolire quattro campate del viadotto che è stato inclinato dal fronte di frana - affermava sabato il direttore dell’Anas Sicilia, Salvatore Tonti - ma ci hanno spiegato che non hanno la tecnologia per questo intervento. Entro una settimana, ma speriamo anche di anticipare i tempi realizzeremo un progetto di demolizione. Dopo aver abbattuto la parte del viadotto inclinato potremmo valutare se l’altra carreggiata quella in direzione Palermo possa essere riaperta a senso alternato consentendo di aprire di nuovo l’autostrada”.

“Vedremo se in questa fase di emergenza riusciremo a garantire anche un collegamento aereo in attesa che venga fatta il più rapidamente possibile questa autostrada, perché oggi la Sicilia è spezzata in due. Io stesso mi sto adoperando per cercare di stabilire il collegamento aereo tra Catania e Palermo con Ryanair, che si è dichiarata tendenzialmente interessata”. Lo detto il sindaco di Catania, Enzo Bianco al termine della riunione con la Deputazione etnea svoltasi nel Palazzo degli Elefanti per parlare di teatri e trasporti. “Con i deputati - ha detto Bianco - abbiamo concordato sulla necessità di procedere alla nomina di un commissario straordinario perché venga il più rapidamente possibile ripristinata la piena funzionalità dell’autostrada Catania-Palermo. Piena convergenza anche sull’idea di far partire da subito anziché tra quattro mesi i collegamenti ferroviari veloci tra le due maggiori città dell’Isola. Io stesso mi sto adoperando, con il pieno consenso di tutti, anche per cercare di ristabilire un collegamento aereo tra Catania e Palermo intanto con Ryanair che si è dichiarata tendenzialmente interessata. Vediamo se in questa fase di emergenza riusciamo a garantire anche un collegamento aereo in attesa che venga fatta il più rapidamente possibile questa autostrada, perché oggi la Sicilia è spezzata in due”.

Nel corso dell’incontro è stato discusso anche della situazione del depennamento dell’autostrada Catania-Ragusa dall’elenco delle grandi opere previste nel Documento economico e finanziario recentemente approvato dal Governo. “Nei prossimi giorni – ha concluso Bianco – con i sindaci del Distretto del Sud-Est e anche con alcuni deputati regionali, ci recheremo a Roma per sentire il ministro per le infrastrutture Graziano Delrio perché il nostro territorio ha bisogno di quest’opera ormai pronta a partire, con i contratti già firmati, e non si comprende perché dovrebbe essere eliminata dall’elenco delle cose da fare subito".


Il Governatore della Sicilia, Rosario Crocetta presenterà "formale protesta" al premier Renzi per "le dichiarazioni fatte da un esperto: prima di parlare è opportuno riflettere e magari studiare le vicende". L'esperto in questione è Erasmo D’Angelis, coordinatore della struttura di missione di Palazzo Chigi, #italiasicura contro il dissesto idrogeologico, che aveva criticato Anas e Regione per non aver utilizzato i fondi per la messa in sicurezza dell’autostrada A19 affermando: "La verità va detta tutta: quel versante franato che ha distrutto il viadotto dell'autostrada Palermo-Catania poteva essere messo in sicurezza, e Anas e Regione potevano e dovevano intervenire già dieci anni fa e nessuno lo ha fatto. Nemmeno a noi è mai arrivata la segnalazione del rischio. Quella frana è la prova non solo della mancanza di monitoraggi, cure e manutenzioni ordinarie del nostro territorio più fragile nelle Regioni più a rischio, ma anche di sciatteria, disorganizzazione, disattenzioni, abusi, scarsissimo interesse anche nel dibattito pubblico al gravissimo problema del dissesto idrogeologico. C'è solo da vergognarsi - conclude D'Angelis - per il mancato utilizzo di fondi per mettere in sicurezza frane e città. Altro che tesoretto, noi siamo arrivati a scovare il doppio anzi il triplo della cifra scoprendo e recuperando risorse inviate dallo Stato e non spese, soprattutto al Sud, per contrastare il dissesto e costruire depuratori: sono oltre 5 miliardi negli ultimi 15 anni, che facciamo spendere solo oggi. Questa è l'Italia da cancellare". 

”Basta con questi attacchi alla Sicilia - ha detto Crocetta - sono diventati intollerabili e inaccettabili. Il pilone non cede per problemi alla struttura o uso di cemento depotenziato, ma per una massa di 4 milioni di metri cubi di terra staccatasi dalla montagna e precipitata fino all’autostrada. Naturalmente è colpa della Regione, anzi del mio governo, c’è un qualunquismo sistematico che caratterizza ormai qualsiasi cosa, dalla vicenda del bilancio regionale a quella sui problemi strutturali. Ma il mio governo non c'entra un fico secco. Io non ho trovato nemmeno un centesimo quando mi sono insediato l’8 dicembre del 2012 - prosegue Crocetta. - I primi fondi li abbiamo ricevuti alla fine dell’anno scorso, una settantina di milioni quando ci vorrebbero almeno 2 miliardi per il dissesto idrogeologico ma questo non preoccupa qualche solone di Roma. Invece di fare chiacchiere e di togliere soldi alle Regioni, Roma ci dia i fondi”. 

"Se l'intenzione di Roma - aggiunge il Presidente della Sicilia - è di commissariare la gestione del dissesto idrogeologico per affidarla a qualche amico di corrente o grand commis di Stato, che non abbiamo dubbi farà in fretta magari garantendo gli affari agli amici degli amici com’è avvenuto per le Grandi opere, faccia pure. Ribadisco - conclude Crocetta - che l’Anas è un ente nazionale, mentre gli altri chiacchierano io vado a Roma per incontrare il presidente Pietro Ciucci per programmare gli interventi da fare perché non si può lasciare la Sicilia spezzata in due. Mi chiedo se anziché l’Anas ci fosse stato di mezzo il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS) Roma che avrebbe fatto? Mandava i caschi blu dell’Onu?”.

E Pietro Ciucci parlando col Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, ha rassicurato che "entro la prossima settimana sarà avviato il progetto di demolizione del viadotto Himera (carreggiata in direzione Catania) dell'autostrada A19 Palermo-Catania e ad avviare alcuni interventi di manutenzione straordinaria sui percorsi alternativi". Inoltre, Ciucci ha deciso di lasciare la presidenza dell'Anas "in segno di rispetto per il nuovo ministro delle Infrastrutture, al fine di favorire le più opportune decisioni in materia di governance". Ciucci ha comunicato a Graziano Delrio la sua intenzione di rimettere l'incarico di consigliere e di presidente dell'Anas a partire dall'Assemblea degli azionisti per l'approvazione del bilancio 2014, che verrà convocata a metà maggio.

Nel corso di un incontro al ministero per le Infrastrutture, una delegazione del Pd, guidata dal segretario siciliano Fausto Raciti, nel pomerigio, aveva chiesto al ministro Graziano Delrio “una visita urgente nell’isola per affrontare l’emergenza viabilità e per mettere in campo un impegno straordinario per assicurare mobilità a tutti i siciliani, in particolare alla luce dell’interruzione dell’autostrada Palermo-Catania che rischia di mettere in ginocchio la già difficile economia regionale”. In ogni caso, la decisione di Ciucci, secondo fonti ministeriali, è stata molto apprezzata e “apre la strada a una nuova stagione per i lavori pubblici e per l’Anas, in sintonia con la discontinuità che si sta avviando anche al Ministero dei Trasporti”.

"Il cedimento sull'autostrada Palermo-Catania causato da una frana è un drammatico campanello d'allarme. - afferma il presidente della bicamerale per le questioni regionali Gianpiero D'Alia. - Il dissesto idrogeologico nell'Isola rischia di avere conseguenze catastrofiche non solo per la sicurezza dei cittadini ma anche per l'economia siciliana colpita nella logistica delle merci e nella mobilità delle persone. E' inaudito che, nonostante un'indagine geologica, dopo dieci anni nessuno sia intervenuto per evitare che il movimento franoso investisse i piloni dell'A19. E' necessario individuare eventuali responsabilità. Bene ha fatto l'assessore Pizzo a chiedere al governo nazionale lo stato d'emergenza. Non possiamo permettere - conclude - che insieme ai nostri territori franino le nostre infrastrutture e di conseguenza l'intera economia siciliana".

“Lo stato di incuria e la scarsa manutenzione della viabilità siciliana e del territorio, resa ancor più drammatica dal  dissesto idrogeologico di cui è spesso vittima la nostra Regione, sono certamente fra le cause del cedimento di un pilone del viadotto Himera sull'autostrada Palermo-Catania, ha dichiarato Leoluca Orlando, Presidente dell’AnciSicilia e sindaco di Palermo - le cui gravissime responsabilità non possono che essere addebitate al Governo nazionale e all’Anas le cui opere stanno sistematicamente crollando sotto il peso di inefficienze, sprechi e ruberie. La Sicilia è divisa in due e intere zone dell'Isola sono in stato di isolamento a causa di crolli provocati da difetti di progettazione, di costruzione e da carenze manutentorie e le arterie secondarie sono in totale degrado - continua Orlando - chiediamo una commissione parlamentare di inchiesta sugli appalti di assi viari in Sicilia, auspicando che la magistratura possa accertare le responsabilità e la eventuale riconducibilità di esse ad un sistema perverso di corruzione e interessi speculativi”.

“La nostra Regione, a causa dell’assenza di una difesa autorevole da parte delle istituzioni regionali, è in uno stato di totale abbandono ed il suo "peso specifico" a Roma lo sottolinea e lo controprova. La nostra Isola non può continuare ad essere considerata terra di nessuno - conclude il sindaco di Palermo - e soprattutto non può essere continuamente sfregiata da infrastrutture dannose e inadeguate che devastano l’ambiente, come le trivelle nel mar Mediterraneo o il Muos di Niscemi senza avere alcun diritto quando si tratta di investimenti infrastrutturali finalizzati alla crescita e alla “normalizzazione”  di un territorio che con le sue potenzialità ambientali e culturali potrebbe essere la locomotiva turistica d’Italia”.


Antonella Di Pietro
   

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