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domenica 5 aprile 2015

LA STORIA DELLA PRECARIA ROSA. ACCADE A MESSINA.

La storia della precaria Rosa, emblema della disorganizzazione del Dipartimento Servizi Sociali a Messina. Una storia raccontata da Clara Crocè, segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil Messina. 



La storia che stiamo per raccontarvi, fotografa bene lo stato di totale disorganizzazione che regna sovrano tra i corridoi e gli uffici di Palazzo Satellite, sede del Dipartimento Servizi Sociali del Comune di Messina. Quel “ramo” dell’attività amministrativa di Palazzo Zanca che per definizione dovrebbe riuscire a dare sostegno e concretezza ai bisogni dei tanti cittadini che necessitano di assistenza e di aiuto perché impossibilitati a poter pensare a sé stessi, è purtroppo un ramo secco che fatica a rifiorire.

E ne sanno più di qualcosa non solo gli utenti che ad esso si rivolgono, ma anche coloro che ci lavorano. Tutto ciò a causa di una gestione poco accorta in cui molti lavoratori, appartenenti alla categoria dei precari del Comune di Messina, rischiano di essere “schiacciati”. Lo sa bene la signora Rosa, precaria a diciotto ore che quotidianamente, da Tortorici, suo paese di nascita, si reca a Messina per svolgere, con puntualità e dovere il proprio lavoro. 

Nei giorni scorsi, per cercare di accelerare il pagamento delle fatture alle cooperative, evitando così di lasciare senza stipendi i tanti dipendenti delle stesse società affidataria dei servizi, Rosa è stata suo malgrado protagonista di un episodio, a dir poco spiacevole, a causa del comportamento di una collega, Maria (nome di fantasia). Quest’ultima, dipendente di ruolo, ha rischiato di non consentire, entro tempi utili, la liquidazione delle fatture di gennaio e febbraio. Se non fosse stato per l’attività extra svolta da Rosa, rimasta in ufficio oltre l’orario di lavoro, che ha operato con spirito di grande umanità mettendosi nei panni di quanti, come lei, vivono una condizione di eterna precarietà, i lavoratori dei servizi sociali sarebbero rimasti all’asciutto. E ciò solo per la scarsa voglia di adempiere alle proprie funzioni, da parte della dipendente Maria.

La vicenda mette dunque in luce l’evidente necessità di riorganizzare l’intero comparto dei servizi sociali, facendo lavorare chi veramente ha voglia di fare e non quanti, invece, con totale disinteresse non riescono a svolgere adeguatamente neanche il minimo indispensabile. Una storia come quella di Rosa, in cui l’arroganza e la presunzione di alcuni prendono il sopravvento sulla bontà e lo spirito di dedizione di altri, non rappresenta purtroppo un caso unico a Palazzo Zanca, dove l’incapacità di riorganizzare la macchina burocratica da parte dell’attuale Amministrazione, genera quotidiani umiliazioni ai danni di chi, con professionalità, lavoratore di ruolo o precario,anche se per sole diciotto ore alla settimana, provano a svolgere al meglio il proprio dovere.


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