MESSINA. NO AD AUMENTO TASSE UNIVERSITARIE, SI AL DIRITTO ALLO STUDIO - MAGAZINE PAUSA CAFFE'

MAGAZINE PAUSA CAFFE'

Blog di Informazione e Cultura

MESSINA. NO AD AUMENTO TASSE UNIVERSITARIE, SI AL DIRITTO ALLO STUDIO

MESSINA. NO AD AUMENTO TASSE UNIVERSITARIE, SI AL DIRITTO ALLO STUDIO

Share This

Con il Decreto Ministeriale 25 marzo 2015 n. 190 del Miur sono state adeguate le tasse minime d'iscrizione per l'Anno Accademico 2015-2016 in tutti gli Atenei d'Italia che prevedono un aumento dello 0,6 per cento in relazione al tasso d'inflazione programmata per l'anno in corso. A queste tasse va aggiunto l'Iseeu, l’indicatore economico per l’università, con scaglioni che variano da ateneo ad ateneo, che rischia di far innalzare le rette. 



Nel caso dell'Università di Messina le tasse d'iscrizione sono aumentate del 70% a discapito delle fasce medio-basse che sono tra le più colpite. Ad esempio uno studente con Isee di 22mila euro si trova a pagare 1070 euro a fronte dei 530 pagati nell’anno accademico 2013/14. A tali somme vanno poi aggiunte la tassa regionale per il diritto allo studio (importo fisso di €140.00 che in alcune Regioni sale a 160 in base ai redditi), la tassa d’immatricolazione ed iscrizione di € 198,39, l’imposta di bollo di 16 euro e altro. 

"È inaccettabile un aumento delle tasse così repentino e sproporzionato, che si aggiunge alla già folle scelta fatta dall’ateneo nell’ultimo anno di far pagare le tasse anche ai vincitori di borsa. - commenta Basilio Tanania, Coordinatore d’Ateneo dell’Unione degli Universitari Messina -  specie in un ateneo dove i redditi medi degli studenti si concentrano nelle fasce più basse. Non staremo con le mani in mano a vedere calpestati i diritti degli studenti in questo modo; se la commissione ad hoc costituita in fretta e furia dal rettore non prevederà un’abbassamento immediato delle tasse entro i parametri di legge siamo pronti ad opporci mettendo in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione”.

"L’aumento delle tasse universitarie effettuato a Messina è assolutamente illegale - dichiara Gianluca Scuccimarra, Coordinatore Nazionale dell’Udu - ed in contrasto con le disposizioni nazionali che disciplinano la tassazione universitaria che non consentono un aumento delle tasse, per gli studenti con Isee inferiore a 40mila euro, maggiore del tasso di inflazione. Se a questa scelta si aggiunge quella di non rimborsare la tassa d’iscrizione e la tassa regionale ai vincitori della borsa di studio si apre di fronte agli studenti siciliani uno scenario pesantissimo: il diritto allo studio costituzionalmente garantito diventa un miraggio, i tagli statali agli atenei sono equilibrati solo tartassando gli studenti, l’università in questo contesto di crisi economica perde il suo carattere di massa e diviene sempre più per pochi. Che l’ateneo messinese stia già provando ad attuare la ricetta renziana di atenei di serie A e B?”

“Non possiamo più accettare che gli Atenei per far quadrare i propri bilanci infrangano impunemente le poche norme sul diritto allo studio che ancora tutelano gli studenti. Senza questa clausola di salvaguardia - conclude Scuccimarra - e con i continui tagli al Ffo degli atenei c’è il rischio di vedere scaricare sempre di più sugli studenti i costi in barba alle norme che tutelano il diritto allo studio. Il governo, il Miur e la stessa Crui devono fermare questo scempio: noi siamo pronti a presentare ricorso dinnanzi agli organi competenti se il Rettore non cambierà subito rotta abbassando le tasse immediatamente e ripristinando l’esonero delle stesse a tutti gli studenti borsisti”

L’Ateneo peloritano ha riaperto il termine per consegnare l’Iseeu dal 10 marzo al 16 aprile, mentre resta confermata la scadenza del 30 aprile 2015 per il pagamento della I rata della tassa di conguaglio e tutte le scadenze successive.

Sulla vicenda è intervenuto Francesco D’Uva, Portavoce del M5S alla Camera che ha detto: “La Costituzione Italiana garantisce il diritto allo studio ed alla formazione, garantisce (almeno sulla carta) che tutti possano avere l’opportunità di studiare, crearsi un proprio futuro, anche nel caso non sussistano le condizioni economiche. Anzi, proprio in quel caso, garantisce che vengano forniti supporti perché il diritto allo studio non venga mai meno. E allora come commentare l’innalzamento delle tasse della prima rata, nell’Università di Messina, del ben 300%? Ho depositato un’interrogazione perché il Ministro risponda, in modo preciso, a questo diritto allo studio negato oltre a chiarire il motivo per cui in Italia non esiste un organismo di controllo e vigilanza in questo campo”.

“Secondo le statistiche – ha continuato D’Uva – il quadro generale sulle immatricolazioni nel nostro Paese è assolutamente allarmante”. L’Anvur, difatti, ha registrato un calo delle immatricolazioni del 10% nelle regioni del Nord Italia, del 25% nelle regioni del Centro e del 30% in quelle del Mezzogiorno. Sempre secondo l’Agenzia, le ultime riforme non avrebbero fatto altro che allargare la forbice esistente tra Nord e Sud andando ad incentivare un sistema per cui al Sud diviene sempre più insostenibile, per gli studenti, potersi iscrivere ad un corso di laurea.

“Gli atenei meridionali continuano il loro lento e progressivo allontanamento dal resto delle università italiane – ha continuato D’Uva – e questo anche a causa del nuovo diabolico sistema di finanziamento previsto dal Governo. Ricordiamo, infatti, che la premialità prevista per gli Atenei virtuosi viene garantita attraverso la sottrazione dei fondi per il finanziamento ordinario. Cosa implica questo? Che gli Atenei che non riescono ad accedere a tale quota sono costretti a far gravare i costi del loro funzionamento sugli studenti.  Una situazione paradossale che costringe gli Atenei non virtuosi a far pagare una quantità di contributi che non rispecchia i servizi offerti”.

“La battaglia degli studenti di Messina e di tutta Italia – ha concluso D’Uva – è una battaglia che il Movimento 5 Stelle porta avanti da tempo. Proprio su questo tema ha depositato un progetto di legge che da mesi è bloccato in commissione. Ma non ci fermiamo e continuiamo ad urlare insieme: giù le mani dal diritto allo studio!”.

"Di fronte al trapelarsi di questo scenario, l’Associazione Gea si impegnerà nei prossimi giorni a tutelare ogni singolo studente dell'Università di Messina facendosi portavoce di questo dissenso generale, che merita dei chiarimenti immediati e delle soluzioni concrete. - annuncia Andrea Celi, presidente dell'Associazione Gea, il quale intende proporre lo Statuto di Ateneo che prevede "il parere del Consiglio degli Studenti (consulta) sulle modifiche ai contributi e alle tassazioni universitarie" affinchè vi sia un diritto e non un "privilegio allo studio”.

La Camera del Lavoro territoriale appoggia le rivendicazioni espresse dall’Unione degli Universitari che in questi giorni ha preso posizione rispetto alle ultime disposizioni che prevedono un aumento medio delle rette di 435 euro.

Sul pesante aumento delle tasse universitarie a Messina è intervenuto anche il Segretario Confederale della Cgil Messina, Enzo Cocivera che lo giudica "un fatto grave che preclude possibilità di formazione per tanti giovani, che mortifica il diritto allo studio". 

"Con gli aumenti prospettati – evidenzia Cocivera – si penalizzano in particolare le fasce medio-basse in territori che già scontano precarie condizioni economiche e dove già si fa fatica a garantire l’istruzione universitaria. Senza contare un altro aspetto grave, quello di nuove disuguaglianze sociali. Sosteniamo la mobilitazione già partita - conclude - per garantire il diritto allo studio a tutti, ribadendo la necessità di alleggerire il peso della contribuzione studentesca soprattutto per i redditi più bassi".



Antonella Di Pietro


Nessun commento:

Posta un commento

Post Bottom Ad