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ERRI DE LUCA E LA LIBERTA' DI DIRE “LA PAROLA CONTRARIA” SUL CASO NO TAV IN VALSUSA

“La Parola Contraria” (edito da Feltrinelli) sarà al centro dell’incontro con Erri De Luca al Feltrinelli Point Messina il 23 febbraio alle ore 18. Sul tavolo la tematica della libertà di parola e delle parole sottoposte a censura. Il Feltrinelli Point Messina aderisce a #ioleggoperché, la grande manifestazione nazionale nata per conquistare nuovi lettori che si concluderà nella Giornata Mondiale del Libro, il 23 aprile.



Lo scorso 28 gennaio ha avuto luogo a Torino la prima udienza del processo in cui Erri De Luca è stato chiamato a rispondere di istigazione a delinquere a favore della protesta No Tav in Val di Susa. Lo scrittore ha rifiutato il rito abbreviato, che si sarebbe svolto a porte chiuse.

Sono state tante le iniziative organizzate a sostegno dello scrittore con l'hashtag #iostoconerri e gli attestati di solidarietà nei suoi confronti.

Erri De Luca travasa in un pamphlet le riflessioni attorno al caso giudiziario che lo vede coinvolto per le sue dichiarazioni sulla Tav, rivendicando la libertà di dire "la parola contraria".


Di seguito alcune frasi tratte dal libro di Erri De Luca:

"Ho detto che la Tav va sabotata, ma non sono vittima di un errore giudiziario. La vera vittima, casomai, è l’articolo 21 della Costituzione. Se io censuro la mia parola pubblica, danneggio la mia scrittura e la mia libertà, quanto mi è di più caro"

"Le mie ragioni sono semplici, elementari: la Tav è un’opera inutile e inconclusa che non si farà mai, che serve solo per spendere denaro pubblico favorendo imprese private legate ai partiti"

"Qualcuno a proposito della mia incriminazione ha commentato aggiungendomi la qualifica di cattivo maestro. È titolo che non posso usurpare, dopo il liceo non ho proseguito gli studi. A diciotto anni mi sono congedato definitivamente da esami e maestri. Se voglio imparare una lingua nuova, faccio da me. La nomina di docente, anche se cattivo, non mi spetta. Ma se per maestro si vuole alludere al ruolo di mandante occulto di qualcuno, allora la faccenda va specialmente contraddetta. Né mandante né mandato: quello che ho detto e fatto è opera della mia sola volontà e mostrandomi di persona. Nessuna circostanza della mia vita può servire a farmi passare da mandante o da mandato. Se c’è da andare pure a quel paese, mi ci spedisco da me. Se avessi inteso il verbo sabotare in senso di danneggiamento materiale, dopo averlo detto sarei andato a farlo"

"Dalle mie parti, al Sud, esiste un altro tipo di responsabilità della parola. Uno augura il peggio a una persona e quella più tardi subisce un incidente. Il tale del malaugurio viene ritenuto responsabile dell’accaduto e dà così avvio alla sua fama di iettatore. Quando in uno stadio del Nord Italia si incita la natura invocando 'Forza Vesuvio' si sta istigando un vulcano all’eruzione. La reazione da parte meridionale non è stata una denuncia ma l’esorcismo efficace di una grattatina in zona pubeale. Che la linea Tav in Val di Susa possa essere sabotata, che possa non sbucare dall’altra e da nessuna parte. Che possano finire i fondi pubblici destinati all’affarismo di aziende collegate ai partiti. Che un governo di normali capacità di intende-31 re e volere la lasci incompiuta, come già altri 395 (trecentonovantacinque) grandi lavori in Italia. Che possa essere dichiarata disastro ambientale e i suoi responsabili perseguiti per questo. La linea Tav va sabotata: la frase rientra nel diritto di malaugurio"

"Oggi la mia parola intralcia il malaffare dei lavori pubblici in Val di Susa, domani potrà fare di più. Insieme alla linea Tav in Val di Susa, si potrà sabotare la volontà di censura. In margine al diritto di parola contraria, desidero scrivere che per me si tratta di dovere. Se non lo facessi, se per convenienza tacessi, badando ai fatti miei, mi si guasterebbero le parole in bocca. Il mio vocabolario di scrittore si ammalerebbe di reticenza, di censura. Perderei la bella compagnia che la scrittura mi tiene dalla remota età del primo raccontino. Per me, da scrittore e da cittadino, la parola contraria è un dovere prima di essere un diritto. Torto: non sto subendo un torto, che riguarda un comportamento scorretto tra privati. Un torto lo può fare un automobilista a un incrocio. Sto subendo un abuso di potere da parte della pubblica accusa che vuole impedire, dunque sabotare, il mio diritto di manifestazione verbale. Sto subendo un processo per questo e non lo sgarbo di un estraneo"

"Fosse capitato a un altro scrittore, poeta, filosofo, scienziato di essere incriminato per la sua parola contraria, sarei andato al suo processo"

"Avrei voluto ascoltare gli argomenti della pubblica accusa e della parte civile, per sapere in che tempo e in che paese mi trovo"

"In piccoli e grandi centri, in Italia e all'estero, alla pubblica accusa ha risposto la pubblica difesa, spontanea e corale. Spero non dispiaccia ai miei avvocati Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale, che io assegni a queste letture il primato della mia difesa. Poi lo assegno all'editore dei miei libri, Feltrinelli, che ha voluto pubblicare "La Parola Contraria" a un prezzo minimo, (4 euro n.d.r.) utile allo spargimento. Lo stesso succede in Francia, Germania, Spagna. Devo alla stampa estera un'attenzione che costringe quella nostrana a seguire il processo con un imbarazzato sforzo di obiettività"

"A sostegno del pericolo sociale delle mie parole è stata portata la mia vita, il mio passato di militante della sinistra rivoluzionaria italiana negli anni settanta. Non intendo pronunciare una sola parola sulla mia vita in un’aula di tribunale. Non sono incriminato per avere fatto, ma per avere detto. Non devo difendere una circostanza del mio passato, ma le mie frasi"

"Rispondo a difesa dei miei libri: in quale di essi ho istigato a commettere dei reati? Non nella mia vita, ma nelle mie pagine gli accusatori sono tenuti a trovare riscontri di precedenti istigazioni"

"Nell'aula 52 del Tribunale di Torino il 28 gennaio 2015 c'era, fitta in piedi come in tram, una piccola folla di lettori. Di scrittori erano presenti un uomo, Fabio Geda, e una donna, Laura Pariani, a nome personale e non delegati di una categoria assente. Fuori di quell'aula e nei giorni precedenti altri gruppi di lettori si riunivano per leggere a voce alta le pagine di uno scrittore incriminato"

"Non credo sia successa prima una simile volontà di difendere con appuntamenti di letture uno scrittore sotto processo"

"I testimoni che posso presentare sono quelli che hanno letto le mie pagine. Non ne disturberò nessuno. Se crederanno, testimonieranno con un gesto, una firma, una lettura in piazza"

"Non sarà in discussione la libertà di parola. Quella ossequiosa è sempre libera e gradita. Sarà in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo"

"Per questo diritto sto nell’angolo degli imputati. Ho detto le mie convinzioni a un organo di stampa e i pubblici ministeri le hanno fatte rimbalzare su tutti gli altri. Se quelle frasi istigavano, la pubblica accusa le ha divulgate molto di più, ingigantendole e offrendo loro un ascolto di gran lunga maggiore. Quelle parole dette a voce al telefono sono state messe tra virgolette e dichiarate capo d’imputazione. Quelle virgolette attorno alle mie parole sono delle manette. Non posso liberarle da lì, ma quelle manette non hanno il potere di ammutolirle. Posso continuare a ripeterle e da quel mese di settembre 2013 lo sto facendo su carta, all’aria aperta e ovunque. Se la mia opinione è un reato, continuerò a commetterlo"

"È bene che il giudice chiamato a pronunciare la sentenza sia informato delle intenzioni dell’imputato: se dichiarato colpevole delle mie parole, ripeterò lo stesso reato da criminale incallito e recidivo. Se condannato, mi neghi tranquillamente il beneficio della sospensione condizionale della pena, che si applica all’ipotesi che il reo non ci ricaschi. Se condannato non inseguirò altri gradi di giudizio in cerca di più favorevoli sentenze"

"Considero un abuso di potere qualunque argomento che coinvolga la mia biografia di cittadino. Qui si processa uno scrittore per le sue frasi" 

"Subire condanna per le mie opinioni è offesa sufficiente per non tornarci sopra con altro processo, altra replica dei miei argomenti. Proseguirò la mia opposizione dietro il muro prescritto dalla sentenza. Il mio corpo è d’accordo con me, come succede quando scalo una parete"

"La nostra libertà non si misura in orizzonti sgombri, ma nella conseguenza tra parole e azioni"

“Se dalla parola pubblica di uno scrittore seguono azioni, questo è un risultato ingovernabile e fuori del suo controllo. Le parole possono solo questo, anche quando incitano a più impetuosi impegni: Aux Armes citoyens è istigazione presente nella Marsigliese, inno nazionale francese... Incita alla guerra civile, a prendere le armi contro il tiranno. Fa da colonna sottintesa di ogni insurrezione. Claude Joseph Rouget de Lisle, autore del testo, aspetta da un paio di secoli denuncia per istigazione”

“Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa”

"In aula non vado a discolparmi, ma a mettermi di traverso alla censura"

"Qui è in discussione la libertà di parola contraria sottoposta a giudizio o censura"

"Per me, da scrittore e da cittadino, la parola contraria è un dovere prima di essere un diritto"

"Comunque vada il caso giudiziario, ho potuto spiegare le mie ragioni"

"Per questo non presento appello in caso di condanna. Il mio pacco di sale l'ho sparso sul terreno dell'accusa perché sia inservibile una seconda volta. Non sono il primo scrittore incriminato, desidero essere l'ultimo".


Erri De Luca è nato a Napoli il 20 maggio 1950. Il critico letterario Giorgio De Rienzo lo ha definito lo scrittore del decennio. Ha trascorso gli anni della giovinezza in modo avventuroso. Nel ‘68 è a Roma, dove farà parte del Gaos, il gruppo di agitazione di operai e studenti dal quale poi nascerà Lotta Continua. Svolge molti lavori sia in Italia sia all'estero, come operaio, muratore, magazziniere e camionista, prendendo parte, in qualità di autista di convogli umanitari, al conflitto che ci fu nei paesi dell'ex-Jugoslavia. Studia da autodidatta numerose lingue, tra cui lo yiddish e l'ebraico antico. Le competenze linguistiche acquisite gli permettono di fare il traduttore. L'esordio letterario avviene nel 1989, con il romanzo intitolato "Non ora, non qui", in cui racconta la sua infanzia a Napoli, città che ricorre spesso nelle sue opere. Collabora con numerosi giornali, tra cui la Repubblica e Il Corriere della Sera. I numerosi romanzi di successo che scrive a partire dal 1989, oltre ad alcune pregevoli poesie, fanno di Erri De Luca una delle voci più piacevoli nel panorama italiano della letteratura contemporanea.

Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino; 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino; 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il Caso? (con Paolo Sassone-Corsi; 2013), Storia di Irene (2013), La musica provata (2014; il libro nella collana “I Narratori”, nella collana “Varia” il dvd del film), La parola contraria (2015) e, nella serie digitale Zoom, Aiuto (2011), Il turno di notte lo fanno le stelle (2012) e Il pannello (2012). Per i “Classici” dell’Universale Economica ha tradotto l’Esodo, Giona, il Kohèlet, il Libro di Rut, la Vita di Sansone, la Vita di Noè e Ester. Sempre per Feltrinelli ha tradotto e curato L’ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat. La stazione di Bakhmatch di Isaac B. Singer e Israel J. Singer (2013).


Antonella Di Pietro


Leggi un estratto del libro:

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