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giovedì 15 gennaio 2015

GENOVESE RITORNA IN CARCERE

La Suprema Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame che ha disposto l’annullamento degli arresti domiciliari per il parlamentare del Pd, Francantonio Genovese, confermando la custodia cautelare in carcere.  Il provvedimento della Seconda sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Giuliano Casucci, è divenuto esecutivo ed è stato notificato alla Procura di Messina.



L'On. Francantonio Genovese, indagato per associazione per delinquere, truffa e frode fiscale nell’ambito dell’inchiesta  “Corsi d’oro” sulla Formazione professionale in Sicilia, che si trovava agli arresti domiciliari nella sua Villa a Ganzirri, secondo quanto deciso dalla Suprema Corte, oggi pomeriggio è tornato alla Casa Circondariale di Gazzi a Messina accompagnato poichè, essendo ai domiciliari, non poteva recarsi spontaneamente come è avvenuto la prima volta e farlo avrebbe significato evadere. 

La Corte di Cassazione, nella tarda serata di ieri, aveva rigettato il ricorso presentato dai legali del deputato Pd, confermando così la decisione del Tribunale della Libertà di Messina, che lo scorso luglio aveva ripristinato la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari, che gli erano stati concessi a seguito dell'interrogatorio di garanzia dal Gip di Messina che aveva attenuato la misura cautelare disponendo la detenzione a casa. 

Ricordiamo che l’ex segretario regionale del Partito Democratico in Sicilia, Francantonio Genovese, su richiesta del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dei sostituti Antonio Carchietti, Fabrizio Monaco e Liliana Todaro, era stato arrestato lo scorso maggio e si era costituito, accompagnato dal suo legale, nel carcere di Gazzi a Messina dopo che la Camera dei deputati aveva votato l'autorizzazione al suo arresto. Ma dopo sette giorni, Genovese viene posto agli arresti domiciliari dal Gip di Messina secondo cui “permane il concreto pericolo di reiterazione di analoghe condotte criminose”, ma allo stesso tempo, vengono “attenuate le esigenze cautelari” tenuto conto anche dell’atteggiamento dell’indagato il quale, “pur avendo la concreta possibilità di sottrarsi all’esecuzione della misura, durante l’esame dinanzi alla Camera dei deputati, si è spontaneamente costituito”. 

Poi il Tribunale del Riesame, accogliendo il ricorso presentato lo scorso agosto dalla Procura di Messina, aveva ripristinato la custodia cautelare in carcere, sospendendo il provvedimento divenuto esecutivo adesso dopo la pronuncia della Suprema Corte. Esecuzione dovuta al fatto che, secondo il Tribunale del riesame, c’è il “concreto il pericolo di reiterazione delittuosa”. Secondo i giudici, infatti, sarebbe emersa una “spregiudicatezza e una non comune inclinazione a delinquere dell’indagato” che “possono essere contenute soltanto con la misura di massimo rigore”. Motivo per cui  gli arresti domiciliari, sempre secondo il Tribunale del Riesame, sarebbero una “località protetta” dove potrebbe “continuare a mantenere in vita rapporti e illecite attività”.  Alcuni giorni fa Genovese aveva ottenuto un alleggerimento del provvedimento col permesso di comunicare con l’esterno.  

Sulla seconda tranche della maxi inchiesta “Corsi d’oro”, il Gup di Messina, Monica Marino ha già deciso il processo per gli onorevoli messinesi Francantonio Genovese e suo cognato Franco Rinaldi, deputato regionale. Oltre a loro, sono state rinviate a giudizio altre 21 persone, e anche le mogli dei due politici, le sorelle Chiara ed Elena Schirò. Tra i reati contestati, a vario titolo, ci sono truffa aggravata, riciclaggio, falso in bilancio, reati finanziari contro la pubblica amministrazione, evasione fiscale e false fatturazioni. L’udienza della Prima Sezione Penale del Tribunale di Messina è fissata per il 25 febbraio 2015.




A.D.P.




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