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DI FURORE E LEALTA', VINCENZO NIBALI RACCONTA LA SUA VITA IN UN LIBRO

Il “firmacopie” di Vincenzo Nibali per “Di furore e lealtà. La mia vita raccontata a Enrico Brizzi” (Mondadori), organizzato in collaborazione con il Fan Club Nibali Messina Centro, ha inaugurato ieri pomeriggio il 2015 del Feltrinelli Point Messina.



Primo incontro del nuovo anno. Folla, emozione, bambini e genitori, fan e curiosi, giovani e anziani. Un filmato, montaggio di spezzoni delle sue più recenti vittorie. Lunghissimi applausi. Una breve, bella intervista, condotta dal giornalista Paolo Cuomo. Tante riflessioni, sorrisi, dichiarazioni sincere, di cuore, da parte del campione Vincenzo Nibali. E una serie infinita di autografi. 


Nel suo libro autobiografico "Di furore e lealtà. La mia vita raccontata a Enrico Brizzi", pubblicato da Mondadori, Vincenzo Nibali racconta la sua storia, quella di un ragazzino nato a Messina e innamorato, sin dagli anni verdi, della bicicletta. Dalla prima superleggera costruita insieme al padre, a quella ricevuta a nove anni in dono e con la quale ha iniziato a gareggiare, alla mountain bike ricevuta in regalo a quattordici anni - per la quale rinuncia a cuor leggero allo scooter - sino al trionfo al Tour de France.


"Quella tappa era un girone infernale, una battaglia d'altri tempi. L'acqua mi colava giù per la schiena e i calzoncini, il fango mi schizzava in faccia; a un certo punto mi convinsi che saremmo andati avanti così per sempre, come anime dannate."

Le stagioni della sua formazione sono scandite dal ritmo lieto e frenetico delle pedalate: quelle in grado di condurlo, insieme agli amici, a esplorare le contrade della sua Sicilia, e quelle, seguite in televisione, dell'idolo Marco Pantani. Dopo le prime vittorie nelle competizioni locali, l'adolescente Vincenzo si trova a un bivio: restare a casa, vicino ai propri affetti, o emigrare in Toscana per affinare il proprio talento? La sua scelta, dettata dal coraggio e dal desiderio di indipendenza, non può che essere quella di trasferirsi, armi e bagagli, nella regione che considera "la mamma del ciclismo" e oggi sua terra d’adozione. Inizia così la sua avventura più grande: dimostrarsi capace di trovare un posto nel mondo grazie alla capacità di sacrificio e all'istinto che lo guida ad attaccare senza risparmio in ogni corsa. Vince tanto, arrivando a laurearsi campione d'Italia fra gli juniores, per poi conoscere l'onore delle convocazioni in azzurro.


Amore e amicizia, rivalità e collaborazioni, delusioni cocenti, conferme clamorose e prove d’orgoglio dal sapore epico scandiscono la sua esistenza, legate in maniera inestricabile alla missione che si è scelto: provare a vincere le più grandi corse a tappe del mondo. Nel 2002 vince la medaglia di bronzo a cronometro ai Campionati del Mondo di Zolder, primo di una serie di successi che gli garantiranno il passaggio al professionismo nel 2005. L’anno della sua consacrazione è il 2010 con la vittoria nella Vuelta, durante il Giro indossa la maglia rosa, taglia per primo la tappa al traguardo di Asolo e conclude terzo in classifica generale. Nel 2011 è secondo al Giro. Nel 2012 è terzo al Tour de France. Nel 2013 passa dalla Liquigas all’Astana e vince il Giro d'Italia. Nel 2014 sale sul gradino più alto al Tour de France e si guadagnerà l’ingresso nell’esclusivo “club della tripla corona”, dimostrando al mondo che non esistono sogni impossibili e, allo stesso tempo, rendendosi conto che il viaggio intrapreso l’ha trasformato in uomo.

Enrico Brizzi ha esordito a vent’anni con il romanzo "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", seguito da "Bastogne", "Tre ragazzi immaginari" ed "Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile". La sua grande passione sono i viaggi a piedi, che l’hanno portato a percorrere la Via Francigena fra Canterbury e Roma, l’antica via dei pellegrini alla volta di Gerusalemme e un itinerario originale fra Alto Adige e Sicilia per celebrare i 150 anni dell’unità nazionale. Da queste esperienze ha tratto ispirazione per "Nessuno lo saprà", "Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro" e "Gli Psicoatleti". Compongono invece la trilogia dell’"Epopea fantastorica italiana" i romanzi "L’inattesa piega degli eventi", "La nostra guerra" e "Lorenzo Pellegrini e le donne". Alla fascinazione per la bicicletta ha dedicato il suo ultimo titolo "In piedi sui pedali".


A.D.P.

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