NINO FRASSICA E LA SUA AUTOBIOGRAFIA TRA IL SERIO E IL FACETO

A Messina presentazione del libro di Nino Frassica "La mia autobiografia (70% vera 80% falsa)", edito da Mondadori Electa.



Domani, lunedì 17 novembre, ore 18:00, alla Libreria Ciofalo l'attore messinese Nino Frassica parlerà del suo ultimo libro "La mia autobiografia (70% vera 80% falsa)". A seguire presentazione al Circolo Canottieri Thalatta con Vincenzo Bonaventura ed Egidio Bernava e la presenza di Ninni Bruschetta e Antonio Alveario che leggeranno alcune pagine del libro.

«Da questo libro verranno tratti un film, un disco, un musical, un profumo e un liquore»: così recita la quarta di copertina dell’esilarante nuovo libro di Nino Frassica "La mia autobiografia (70% vera 80% falsa)" dove l'attore si racconta in maniera surreale, con storpiature linguistiche e frasi lapalissiane che hanno fatto del suo personaggio uno degli artisti più amati dal pubblico di tutte le età. 

Una narrazione tra il serio e il faceto che lascerà nel dubbio il lettore se la storia raccontata sia vera o falsa e in che percentuale. Il libro ripercorre gli esordi della sua carriera, dalle esperienze alla radio al fortunato incontro con Renzo Arbore e la successiva presentazione a due programmi cult di grande successo: "Quelli della notte" e "Indietro tutta". Dove Frassica interpretava rispettivamente il ruolo di frate Antonino da Scasazza e del "bravo presentatore".

Ma Nino Frassica non è solo un comico e la sua capacità di passare da ruoli brillanti a ruoli drammatici lo ha reso uno degli interpreti più originali del panorama artistico. Basti ricordare la seguitissima fiction "Don Matteo" dove l'attore messinese si cimenta nel ruolo del maresciallo Nino Cecchini accanto a Terence Hill. 

Nel libro Frassica parla anche della sua vita trascorsa tra Galati Marina e Messina mantenendo sempre quel voluto distacco dalla realtà perchè "la vera autobiografia la farò a 90 anni", dice. 

Di seguito uno stralcio tratto da "La mia autobiografia (70% vera 80% falsa)".

Cuc Cuc Cuc Cuc Cuc Cuc Cuc Cuc Cuc Cuc Cuc Cuc. Un grosso orologio a cucù davanti al mio lettino  batteva dodici colpi. Sono nato in un ospedale di Messina alle ore 12 esatte dell’11 dicembre 1950. Ammazza che coincidenza – pensai – a mezzogiorno in punto non un minuto in più, non un minuto in meno.
A Messina è raro che nevichi. Dissi a mia madre: “Nivica? Strano che nivica, però biedda è a neve!!!” Ancora non parlavo molto bene. Ero appena nato. Parlavo un po’ in dialetto, un po’ in italiano, mi mangiavo le “Esse” le “Svi” le “Ti” le “Eviden”.
Erano già le 7 e mezzo quella mattina dell’11 dicembre, e i miei genitori erano ancora indecisi se farmi nascere in casa o in ospedale. Mio padre preferiva che io nascessi in casa. Mia madre no: c’era troppo disordine, panni da stirare, i letti disfatti, in cucina c’era puzza di pesce fritto della sera prima. Fecero testa o croce con le mille di lire di carta. Lanciarono i soldi in aria, volarono e non li trovarono più.




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