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venerdì 14 novembre 2014

FOCUS SULLA TUNISIA ALL'HORCYNUS FEST

L'Horcynus Festival ha dedicato una giornata alla Tunisia con proiezioni di film. Ospite la regista tunisino-belga Hinde Boujemaa.



Dopo la tre giorni reggina, stamattina l'Horcynus Festival invernale è tornato a Messina, dove era calato il sipario sull'edizione estiva, per riallacciare il filo del dialogo con i ragazzi delle scuole superiori della città. Una giornata di riflessione dedicata alla Tunisia, l'unico tra i Paesi mediorientali spazzati dai venti della Primavera Araba ad essersi dato, di recente, una Costituzione di impronta laica e democratica. 

Un incontro entusiasmante quello che si è svolto oggi all'Auditorium Fasola (ex Sala Visconti) e lo sottolinea Erfan Rashid, uno dei condirettori della manifestazione: “Una sala così, con così tanti studenti, con questa partecipazione, con questa qualità di dibattito, apre il cuore alla speranza. E ci da’ riprova del fatto che fare anche una sessione invernale del Festival, dedicata specificatamente alle scuole e ai giovani, rappresenta un impegno dal forte, positivo impatto, soprattutto sotto il profilo del supporto ad una maggiore consapevolezza e ad uno sguardo critico e personale sul mondo”.


La giornata di riflessione ha coinvolto gli studenti dei licei "Emilio Ainis" e “Francesco Maurolico”. Con Erfan Rashid, la regista tunisina Hinde Boujemaa, autrice di Ya Man Aach (Campa cavallo), il lungometraggio che, insieme con il cortometraggio Wooden Hand (Mano di legno) di Kaouther ben Haniya, è stato proiettato nella sala stracolma e attenta. “Questi ragazzi – dice la regista – non sanno cosa sia, cosa implichi una dittatura. Con le loro domande indagano la cronaca, il quotidiano, e su questo ci invitano a nuove, riflessioni essenziali”.

D’altronde il film è in sé una sorta di piccolo miracolo mediatico, che non manca di ripetersi anche a Messina. Dal Brasile a Sarajevo, ovunque ha suscitato un’ondata di commozione unica. “Ha unito il pubblico dei diversi luoghi”. Soprattutto, pur con sfumature diverse, la storia che racconta è una storia in cui si sono riconosciuti spettatori delle differenti latitudini: la difficoltà della vita di una donna sola con i suoi figli è stata compresa e sentita come propria dappertutto, diventando “universale” al di là delle specificità di ambientazione e di contesto.

Ya Man Aach (Campa cavallo) di Hinde Boujemaa (Tunisia, 2013), è un film ambientato a Tunisi nel 2011 che racconta la storia di Aida, in cerca di un tetto per se stessa e per il figlio maggiore Faouzi e lo fa anche per riprendersi i figli più piccoli, che ha dovuto affidare ad un'associazione. Sullo sfondo scorrono i venti di protesta che scuotono il Medio Oriente, ma la protagonista non fa caso agli eventi storici che le scorrono intorno, se non per approfittare del caos cittadino e provare ad occupare la casa lasciata sfitta da qualche straniero, o per limitarsi a sperare che la rivoluzione cambi la vita della gente e la sua in particolare.

La giornata si è svolta all’insegna dell’interesse e della curiosità, e in sala il dibattito vola dalla Rivoluzione all’attualità, dal mondo arabo alla religione, dalle esigenze delle giovani generazioni alla “voglia di futuro”, dalla Tunisia all’Italia e alla Sicilia in particolare, tra somiglianze e dissonanze, tra primati democratici e parità o disparità di genere, tra lettera costituzionale e cronaca. 

A seguire è stato proiettato il docufilm Wooden Hand (Mano di legno) di Kaouther ben Haniya (23’, Tunisia/Francia, 2013), incentrato sul singolare espediente che Amira, una bimba di cinque anni, adotta per ritardare l'ingresso alla scuola coranica.

Il focus sulla Tunisia arriva dopo le riflessioni avviate nei giorni scorsi all'Università Mediterranea di Reggio Calabria su Iraq, Kurdistan e Libano e il pomeriggio di ieri, dedicato al Teatro Politeama Siracusa, alla riflessione sul diritto di cittadinanza per i figli dei migranti nati e cresciuti in Italia. Un tema che nei mesi scorsi era al centro del dibattito politico, con richieste di concessione della cittadinanza a tutti i figli dei migranti nati in Italia, ma che ora, dopo varie settimane di silenzio, sembra essere stato cancellato dall'agenda politica. 

A riflettere sul tema ha contribuito la proiezione del film Sta per piovere (91’, Italia/Iraq, 2013) del cineasta italo-iracheno Haider Rashid, e il dibattito che ne è seguito tra il pubblico, gli studenti dell'Università per Stranieri “Dante Alighieri”, il direttore della sezione Mare di Cinema Arabo dell'Horcynus Erfan Rashid e gli attori Mohammed Hanifi, algerino con cittadinanza italiana, e Arthur Alexanian, franco-armeno da anni in Italia. 

“Io sono, mi sento italiano, più che algerino – ha dichiarato Mohammed Hanifi nel corso del dibattito – che lo voglia o no. Vivo l'Italia, respiro l'Italia e la sua cultura e quando ho letto il copione di Sta per piovere ho rivisto la mia vita. La vita di mia figlia, nata in Italia, da mamma italiana e padre algerino, quando ancora per legge solo il padre poteva trasmettere la cittadinanza. Oggi per lei non è più così, è italiana sulla carta oltre che nei fatti, ma questo della cittadinanza italiana negata è un problema gravissimo, che coinvolge molte più persone di quante possiamo immaginare. Giovani che come me respirano da sempre l'Italia ma che si sentono rifiutati”.

Franco Jannuzzi e Giacomo Farina (con Rashid e Massimo Barilla condirettori dell’Horcynus invernale) leggono il compimento di questa giornata, dedicata all’unico tra i Paesi della Primavera Araba a darsi una Costituzione di impronta laica e democratica, come un “ponte” ben lanciato anche tra le due sponde di Sicilia e Calabria, “area che la Fondazione Horcynus Orca vede, intende vedere, come integrata da istanze e interessi culturali unitari”.

Tanto che si stanno organizzando navette per la giornata conclusiva del Festival, sabato 6 dicembre, quando, al Teatro Siracusa di Reggio Calabria, sarà consegnato il Premio Horcynus Orca ai movimenti civici per la Costituzione democratica in Tunisia e si terrà il concerto di musica nomade dei Fratelli Mancuso con l’Orchestra del Teatro Cilea di Reggio Calabria diretta dal maestro Dario Siclari.


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