CARO GUIDO TI SCRIVO....! - MAGAZINE PAUSA CAFFE'

MAGAZINE PAUSA CAFFE'

Blog di Informazione e Cultura

Il Consigliere del Comune di Messina, Luigi Sturniolo, approdato di recente al Gruppo Misto dopo la sua volontaria uscita dal Movimento "Cambiamo Messina dal basso" che sostenne Renato Accorinti nella sua sindacatura, scrive una lunga lettera al Vicesindaco e Assessore alle Politiche Finanziarie, Guido Signorino in risposta al suo comunicato sui debiti Ato.


"Caro Guido,
Renato non sarebbe diventato sindaco se la politica non fosse già fallita, se i partiti non fossero stati evidentemente incapaci di autoriformarsi. Tranquillo, non è fenomeno che riguarda solo Messina. Non sarebbe accaduto neanche che tanta parte dei ballottaggi  fossero finiti con la vittoria dell’outsider. Non sarebbe accaduto che il M5S in pochi anni avesse visto moltiplicare così esponenzialmente il proprio consenso. Non sarebbe accaduto che in una sola stagione Renzi potesse passare da giovane rottamatore a salvatore della patria, ultima spiaggia per tutti. Davvero, rimango stupito da tanta ingenuità. La stessa che tradisce lo smottamento del progetto iniziale di Cambiamo Messina dal Basso. Ma come, ti rivolgi ai partiti, ti rivolgi al PD? Renato continua a dire che ha 40 consiglieri e non 4 (adesso 2, a dire il vero) e tu richiami i partiti all’ordine? Gli dici di tornare a svolgere il loro compito?

La tua, Guido, è una reazione disperata, come di chi è sorpreso dal fatto che gli altri non lo capiscano. In questo c’è quel po’ di arroganza che vi aveva condotto a trasformare il cambiamento dal basso con l’intelligenza al potere. Hai fatto male i tuoi conti e la cosa non mi sorprende. Sei/siete politicamente fragili e avete poco rapporto con la società. Vivete in uno spazio separato e pensate che tutti dovrebbero dirvi di sì per i titoli accademici che portate. Davvero non avevi capito che i partiti non esistono più e che le larghe intese con i notabili esterni non sarebbero bastate? Si chiama crisi della rappresentanza politica e accade che i nominati non abbiano più il peso che avevano prima su chi i voti li prende davvero (forse ancora per poco, visto il poco da distribuire che c’è).


Ciò che non ti passa per la testa neanche per un attimo è che qualcuno possa non essere d’accordo con te, che qualcuno possa avere messo in discussione che quelli avessero tutti i crismi del debito fuori bilancio, che il bisogno di scandagliare, e il bisogno del tempo necessario per farlo, potesse per qualcuno essere vero. Non ti viene davvero mai il dubbio che qualcuno possa avere un’idea propria diversa dalla tua. Deve esserci per forza un doppio fine, un’altra ragione, di sicuro inconfessabile. Per tutti. Il bene è tutto depositato nelle mani dei 10 cavalieri cui il destino ha assegnato il compito di salvare la città. Senza più la piazza. Quella città e quella piazza cui facevi rimando quando provavamo a dirti che gli spazi della politica non possono essere sostituiti dal comizio e dal modello centripeto del progettificio, che, ti informo, funziona quando ci sono i soldi, non nella penuria che ci è stata data in dote.

Eppure, Guido, c’è una parte della città che pensa che sui debiti sia necessario fermarsi a valutarli, a denunciarli, anche. E a non pagarli, se possibile. Ecco, il primo impegno, per una amministrazione, non è far fronte ai debiti, ma difendere i cittadini. E informarli. In questo siete tremendamente deficitari. Date la sensazione di ritenere questo ininfluente, quasi bastasse il vostro imprimatur a rendere vero e giusto il riconoscimento di un debito. Mi sono anche stancato di continuare a dirti che avevamo promesso il palazzo di vetro e l’operazione verità. Eppure, in questo, siete duri come le pietre. Inscalfibili, continuate a presentare i provvedimenti all’ultimo momento. E' questo vostro atteggiamento che mi ha spinto a pronunciare la parola "sanatoria" per definire il vostro Piano di riequilibrio. D'altronde, mi avevi anticipato tu, quando, nell'agosto 2013, definisti il riconoscimento proprio di questi debiti fuori bilancio "una pietra tombale sul passato".

Cambiamo Messina dal Basso aveva scommesso sul fatto che la società messinese avesse nel proprio seno le intelligenze e le disponibilità per cambiare le cose. Perché questo potesse avere luogo sarebbe stato necessario cedere sovranità, fare spazio, essere attrattivi, offrire alle persone la possibilità di partecipare alle decisioni. Invece, avete chiuso tutte le porte. Avete iniziato con i vostri, convinti di parlare a nome della città, e piano piano avete rotto con tanti altri. Fino alle contestazioni che oggi accompagnano i vostri movimenti e che aumenteranno vieppiù all’avanzare del piano di riequilibrio (se la Corte dei Conti ve lo farà passare, cosa che io dubito).

Lo squinternamento del Consiglio comunale era lo spazio politico che ci veniva offerto per aspirare a non essere un’anomalia, per fondare una nuova politica in questa città, per sperimentare quella nuova democrazia che tanti cercano di scorgere in noi guardandoci da lontano. Avete rinunciato e avete scelto il risanamento come unico orizzonte destinandovi ad essere il piattello su cui tutti spareranno nei prossimi anni. Avevamo le autostrade davanti e, invece, oggi ti ritrovi a chiedere “un nuovo sistema di relazioni politiche e istituzionali”.

Mi piacerebbe pensare che tu possa riferirti ad un mutamento di rotta, a riconsiderare il modello tecnocratico che avete scelto. Mi piacerebbe pensare che “nuovo sistema di relazioni politiche e istituzionali” significhi allargamento della democrazia partecipata, costituzione di nuova istituzionalità, riconoscimento di quanto si muove nella società. E, perché no, riconoscimento anche dell’assemblea elettiva, di quell’organo che le leggi elettorali sempre più relegano a ruolo secondario, stretto com’è tra i vincoli di bilancio e la ristrettezza del raggio d’azione. La democrazia non si rinnoverà attraverso la riduzione degli spazi, quanto piuttosto nella loro moltiplicazione e nel loro potenziamento".

Qui di seguito pubblichiamo la nota pubblicata ieri del Vicesindaco di Messina, Guido Signorino.

"La mancata approvazione del debito fuori bilancio nei confronti dell’ATO ME3, che ha fatto perdere alla città l’opportunità di accedere all’anticipazione di liquidità del DL 35, è un danno sotto il profilo tecnico, ma è un segnale preoccupante, per più motivi, sotto il profilo sia politico che istituzionale.

Certamente l’intempestività della presentazione della delibera da parte dell’amministrazione (dovuta a sovraccarichi, rallentamenti e ritardi degli uffici che si ripetono e su cui va fatto un approfondito esame per individuare gli snodi “bloccati” ed intervenire in maniera attenta ed energica) ha pesantemente influito sull’esito del provvedimento. E questa responsabilità va assunta in maniera piena dall’amministrazione stessa. Ma chi dice che questa delibera non era conosciuta, occulta il fatto che i suoi contenuti erano stati già discussi dal Consiglio nell’agosto dello scorso anno, approfonditi in un intenso lavoro di Commissione, avallati da un parere favorevole del collegio dei Revisori, rivalutati nuovamente dal Consiglio che nell’ultima seduta a ciò dedicata aveva chiesto il ritiro della delibera al fine di eliminare dalla somma da riconoscere l’importo sottoposto a contenzioso tra ATO e Comune. Esattamente ciò che è stato fatto nella delibera bocciata ieri. Se il contenuto di quest’ultima non fosse stato conforme alle indicazioni provenienti dal Consiglio lo scorso anno, l’Amministrazione non l’avrebbe mai sottoposta all’aula nei tempi inaccettabilmente ristretti imposti dall’urgenza della stipula del contratto con Cassa Depositi e Prestiti. Se si vuole, anche solo per evitare il prevedibilissimo teatrino delle accuse roboanti dei Consiglieri.

Nella realtà degli atti, questa delibera era corredata da un parere favorevole al riconoscimento dei debiti fuori bilancio inequivocabilmente espresso dai Revisori, con una “sospensione di giudizio” ed una richiesta di approfondimento relativa al 2007, anno che infatti veniva espunto dalla delibera con apposito emendamento. Alcuni impliciti rilievi procedimentali non ponevano in discussione né la legittimità della delibera, né la positività del giudizio tecnico. Le foglie di fico dell’intempestività del provvedimento o del parere dei Revisori sono troppo piccole per coprire le contraddizioni politiche dei gruppi consiliari (di alcuni in particolare) e di un voto a mio avviso leggibile solo alla luce dell’opportunismo tattico su vari fronti giocato o della (magari comprensibile, ma certamente non giustificabile) paura personale dell’assunzione di responsabilità.

Sotto il profilo politico l’elemento più inquietante è dato dal fatto che, malgrado l’importanza dell’argomento, si è registrata una bassissima partecipazione dei consiglieri, con la seduta della sera precedente andata deserta per mancato raggiungimento del quorum; questo dato mostra il logoramento di un profilo tattico peculiare ed opportunista, per il quale nelle ultime votazioni di rilievo i gruppi riferiti al PD, provocando anche evidente irritazione negli altri gruppi consiliari, hanno giocato a far passare le delibere “difficili” (Piano di riequilibrio, TASI, TARI), ma senza sporcarsi le mani, contando e gestendo le presenze in aula in modo che gli altri approvassero provvedimenti impopolari così da potersi smarcare con interventi populisti e voto opportunamente distribuito tra sì, no e astensioni. Insomma, facendo in modo che le castagne fossero sì estratte dal fuoco, ma con le mani degli altri. A quanto pare la festa è finita: gli altri si sono stancati di essere usati e hanno voluto dire ad un PD attraversato da contraddizioni laceranti, evidenti anche in aula tra richieste di dimissioni rivolte ai capigruppo e attacchi personali, che l’assunzione di responsabilità deve essere condivisa. Un serio problema politico nella dinamica consiliare.

Un altro segnale è stato poi lanciato all’amministrazione. Qualcuno, anche tra coloro che hanno sostenuto il provvedimento, ha fatto intendere (anzi, lo ha detto esplicitamente nei corridoi, e fin dal giorno prima) che la mancata approvazione della delibera dovesse essere considerata come una reazione alla posizione dell’amministrazione sull’isola pedonale. Come se il riequilibrio finanziario dell’Ente possa essere considerato merce di scambio con gli atti amministrativi. Un modo di intendere la politica fatto di ripicche o ricatti senza una seria considerazione del merito o della gravità delle questioni trattate, un’impostazione che io non posso nemmeno comprendere, che forse ha orientato la gestione della città fino a giugno del 2013, ma che ha prodotto esattamente i guasti, i danni, i debiti che dobbiamo ora affrontare. È necessario invertire la rotta e avviare un nuovo sistema di relazioni politiche e istituzionali. Pena, il fallimento della politica prima che della città.

Sotto il profilo istituzionale la bassa presenza dei consiglieri rischia di esser letta come una strategia di fuga dai problemi. Anche negli interventi in aula è sembrato che qualcuno pensasse che, per ciò che riguarda i debiti: siccome non li ho fatti io, li posso disconoscere; siccome non mi piacciono, li posso cancellare; siccome mi spaventano, posso non affrontarli. Non è così. La continuità amministrativa implica che i danni creati dagli altri debbano essere affrontati da chi adesso si è assunto la responsabilità di governare la città, come i debiti generati da un padre passano in eredità ai figli. Ovviamente non sarebbe accettabile coprire, rinunciare alla necessità di rivelare le responsabilità soggettive di chi quei guasti ha creato, ed infatti la delibera prevedeva esplicitamente la possibilità di avviare azioni contro i responsabili di eventuali situazioni illecite. Ma chi ha chiesto ai cittadini di venire onorato della loro rappresentanza, ha altrettanto chiesto di venire onerato di una grave responsabilità, che adesso ha il dovere di portare e che è istituzionalmente inaccettabile pensare di fuggire, delegandola a propria volta ai (pochi) coraggiosi presenti.

Così la città ha perso l’opportunità di rendere più sostenibile il debito del piano di riequilibrio, non potendo più spalmare in 30 anni (con un tasso di interesse inferiore all’1,5%) un debito di circa 12 milioni di Euro (o per lo meno di circa 10 milioni, con lo stralcio dell’anno 2007). I cittadini avrebbero potuto alleggerirsi, nel periodo del piano, di sette-otto milioni. L’amministrazione è impegnata a ridurre il danno determinato da questa mancata assunzione di responsabilità. Ma il servizio reso ieri ai messinesi non è certo dei migliori".




Nessun commento:

Posta un commento

Post Bottom Ad