MESSINA E IL MARE, UN RAPPORTO NEGATO: QUALE AUTORITA' PORTUALE? - MAGAZINE PAUSA CAFFE'

MAGAZINE PAUSA CAFFE'

Blog di Informazione e Cultura

MESSINA E IL MARE, UN RAPPORTO NEGATO: QUALE AUTORITA' PORTUALE?

MESSINA E IL MARE, UN RAPPORTO NEGATO: QUALE AUTORITA' PORTUALE?

Share This
Sabato 27 settembre, dalle ore 9:00, nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina, si svolgerà la prima Assemblea Pubblica sul tema "Messina e il mare, un rapporto negato: quale Autorità Portuale?", organizzata da Orsa, Cub, Rifondazione Comunista, La Casa Rossa e Teatro Pinelli.


Nel corso della riunione si discuterà di trasporti sullo Stretto, aree di Messina negate alla cittadinanza, Autorità Portuale, molo di Tremestieri e porto di Messina. Modera e introduce il Consigliere Comunale Luigi Sturniolo. Intervengono Mariano Massaro (Segretario Regionale dell'Orsa), Enzo Bertuccelli (Segretario Provinciale della Flaica Cub), Nina Lo Presti (Consigliere Comunale), in rappresentanza del Movimento 5 Stelle, Antonio De Luca, un membro del Teatro Pinelli Occupato, Sebastiano Pino (Presidente del Sasmant), e ancora rappresentanti del PRC, della Casa Rossa, del PDCI e del PD area Civati.

In una nota titolata "Del fare n'importe quoi", il consigliere Luigi Sturniolo scrive: 

Secondo il Piano Regolatore del Porto “la Rada San Francesco è destinata ad una vocazione diportistica ... Abbiamo fatto degli studi di fattibilità e abbiamo visto che il costo della diga foranea è elevato, per cui la sostenibilità intera da parte dei privati non c’è, non ci sarebbe il rientro economico nei 20 anni canonici. Una parte dei soldi li metterà, quindi, l’Autorità Portuale. Sarà una partecipazione pubblico-privato con forte propensione verso il privato.”. Così si esprimeva l’ing. Francesco Di Sarcina, Segretario generale dell’Autorità Portuale di Messina,  nel corso di una puntata di Malalingua della primavera scorsa, riferendosi al Project Financing di circa 80 milioni di euro che prevede, oltre al porto turistico con più di  400 posti barca, un parcheggio sotterraneo con 800 posti auto, 10000 metri quadri di lungomare e la riprogettazione di tutto il litorale tra la cittadella fieristica e il torrente Annunziata.

La considerazione del Segretario generale dell’Autorità Portuale di Messina sull’insostenibilità finanziaria del progetto confessa, un po’ ingenuamente, a dire il vero, quale sia la natura reale dei Project Financing e cioè un regalo di capitale pubblico nei confronti del privato, pratica che abbiamo visto esplicitarsi nel sistema delle “grandi opere” nell’ultimo decennio, descritta in maniera mirabile da Ivan Cicconi, uno dei maggiori esperti di appalti pubblici in Italia. (vedi video sotto)

Eppure la stessa Corte dei Conti, pur in assenza di una normativa stringente su queste forme contrattuali, chiarisce che esse debbano riferirsi ad opere pubbliche  “la cui gestione è idonea a remunerare il capitale investito, in quanto destinata a produrre un cospicuo flusso di cassa nel tempo (il cash-flow).” L’istituto contrattuale sarebbe cioè utilizzabile solo per quelle opere che siano in grado di autofinanziarsi ed essere escluso, al contrario, per quelle le cui tariffe non sono in grado di coprire i costi.

Sergio Bologna, (La funzione dei porti è quella di essere integratori di sistema, non mero servizio alla nave, 2013), studioso del movimento operaio e grande esperto del settore trasporti e della circolazione delle merci, studiando il caso del superporto di Monfalcone, rileva come “la nostra PPP è una presa in giro del cittadino. Una regolamentazione seria della PPP dovrebbe quindi esplicitamente vietare la garanzia dello stato sul finanziamento privato.” Rispondendo all’obiezione che in questo modo nessuno costruirebbe più porti in Italia vista la loro non redditività, Sergio Bologna, nel considerare amaramente che “nella situazione italiana chi mette veramente dei soldi nelle infrastrutture portuali dobbiamo ancora trovarlo”, ribadisce che verrebbero valorizzati in tal modo solo gli investimenti davvero sostenibili e si eviterebbe una artificiosa alterazione del mercato. Pensando alle risorse pubbliche sprecate in infrastrutture portuali inutili perché sovradimensionate, conclude molto duramente: “mi viene da pensare anche ai milioni di precari italiani che non hanno uno straccio di sostegno al reddito o di sussidio di disoccupazione, ai professionisti con partita Iva, agli artigiani, ai microimpreditori che non ce la fanno più a portare avanti l’attività, oberati dal fisco, dalle vessazioni della burocrazia, da normative assurde, indifesi rispetto ai clienti che non li pagano. Allora mi sale alla gola un grido: fermiamoli, con tutti i mezzi possibili!”.

"E’ necessario, insomma, che si apra una discussione pubblica e un conflitto intorno alla gestione delle risorse pubbliche.  - conclude il consigliere Luigi Sturniolo - L’ideologia del fare “n’importe quoi” è stata ed è causa in Italia di danni ambientali e sprechi finanziari immensi. Il movimento contro le grandi opere, dal No al Ponte sullo Stretto alla lotta contro l’alta velocità in Val di Susa, ha indicato la strada attraverso la quale gli abitanti dei luoghi possono provare a riappropriarsi della propria capacità decisionale. Il dibattito intorno all’Autorità Portuale tratta di questo". 


A.D.P.


Nessun commento:

Posta un commento

Post Bottom Ad