PREMIO LETTERARIO "LA CAPANNINA” A “I RACCONTI DI NONNO ROS” DI MIMMO MÒLLICA

Mimmo Mòllica è il vincitore della 3^ Edizione del Premio Nazionale Letterario "La Capannina", 2014 con il suo romanzo inedito “I Racconti di Nonno Ros - Elogio della fantasia” (Armenio Editore). Nel corso della serata è stato lanciato un appello affichè la casa natale di Leonardo Sciascia non finisca in mano a privati.

Mimmo Mollica
Si è svolta ieri sera, lunedì 25 agosto, sul palco di Piazza Quasimodo a Gliaca di Piraino, la cerimonia di consegna del prestigioso Premio Nazionale Letterario "La Capannina", che giunge alla sua terza edizione, con la proclamazione dei vincitori delle diverse sezioni.


Per la sezione romanzo breve il riconoscimento è andato al volume “I Racconti di Nonno Ros - Elogio della fantasia” di Mimmo Mòllica. L’opera vincitrice è pubblicata da Armenio Editore. 

Mentre, nella sezione racconto breve la giuria ha premiato la prof.ssa Maria Natalia Iriti di Bova Marina (Reggio C.) per l’opera “Need you”; per la sezione epistola il riconoscimento è andato al dott. Armando Piscioneri, medico di origini calabresi ma residente a Piraino, con l’opera “Piccola Luna”, lettera a una ragazza del Sud. Infine, come premio fuori concorso per la silloge poetica: l'architetto Pierluigi Gammeri di Brolo.


Il Premio Nazionale Letterario "La Capannina" è stato organizzato, con il patrocinio del Comune di Piraino, dall'Associazione Sak Be, da Armenio Editore, dal Caffè Letterario "La Capannina" (da cui il premio prende il nome) e dal prof. Riccardo Ferlazzo, ideatore e curatore dell'evento culturale. 

Nel corso della cerimonia di premiazione, è stato ricordato Leonardo Sciascia a distanza di 35 anni da quando presentò presso la Libreria Adelasia di Patti, creata e diretta dai due mecenati, i coniugi Mellina – Noto, l'opera "Dalla parte degli infedeli", con la quale narrava la vicenda "politica - religiosa" del vescovo di Patti, Mons. Ficarra, tacciato d’essere troppo dalla parte del popolo, degli umili e dei diseredati. Leonardo Sciascia ne prese le difese e volle essere presente quando il volume fu presentato ai pattesi; in quell'occasione ebbe a dire: "E' da ben 12 anni che non mi reco alle presentazioni dei miei libri, ma mons. Ficarra se lo merita ed eccomi qua".

I promotori dell'evento hanno anche lanciato un appello perché la casa natale di Leonardo Sciascia, a Racalmuto, non finisca in mano a privati ma venga acquisita al patrimonio pubblico. Purtroppo, i parenti dello scrittore e la Fondazione Sciascia non hanno i mezzi necessari per acquisirla. Giorni fa era stato lanciato anche un appello al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano per  creare un museo nella casa della famiglia Sciascia. 

E’ stato, altresì, ricordato il poeta, scrittore, umorista e attore, Renzino Barbera, palermitano ‘trapiantato’ a Taormina, venuto a mancare cinque anni fa, del quale Mimmo Mòllica ha recitato "La Scaffa" e "Cerda ‘na vota". Ospiti d'onore della manifestazione la cantante Nadia Impalà e il maestro Eugenio Favano che hanno eseguito vari brani.

E un omaggio anche a Nino Martoglio sarà tributato questa sera, martedì 26 agosto, alle ore 21:30, alla Piazza Mercato di Gioiosa Marea dove verrà presentato il romanzo di Mimmo Mollica “I Racconti di Nonno Ros - Elogio della fantasia” (Armenio Editore), vincitore del Premio "La Capannina".

Mimmo Mòllica, pseudonimo di Domenico Molica Colella, originario di Gioiosa Marea, autore e conduttore radiotelevisivo, insegnante e giornalista, ha già pubblicato diversi volumi e tra questi "Le più belle canzoni siciliane" (Armenio Editore), citato da Dacia Maraini nel suo romanzo "La Grande Festa", edito da Rizzoli. Mòllica ha inoltre pubblicato per la Polygram lp "Vinni cu vinni" e fatto parte del cast del Derby Club di Milano, il mitico locale in cui si sono formati Dario Fò, i Gufi, Cocki e Renato, Enzo Jannacci, Teo Teocoli, Massimo Boldi. Collabora con la Rai ed ha preso parte a varie trasmissioni radiofoniche e televisive.

Dalla sinossi del volume "I racconti di Nonno Ros" di Mimmo Mòllica (Armenio Editore): 

“Tutto era dovuto a quel nome: Ros, il nome del nonno, decorato con medaglia d’Africa senza essersi mai mosso da casa. Aveva combattuto una guerra senza mai combatterla e quella medaglia non l’aveva mai avuta, ma voleva che si scrivesse il contrario. (…) Il Tambaguriere s’era messo in testa di scrivere il romanzo come se la grandezza dell’universo ammettesse una uguale espansione del tempo, tanto da non volersi attenere ad un modo di raccontare cronologico, storico, cronometrico, meteorologico. (…) Ora Carlitos sapeva cosa nonno Ros inseguisse con lo sguardo attonito e attento. Ora Carlitos aveva davanti a sé l’immagine iconografica della sciocca vita dedita alla catalogazione del genere umano. Carlitos ora sapeva che non vi è catalogo che descriva l’anima vera delle persone, l’intima nostalgia che solca la terra e ne disegna le viscere perdute in un oblio che può risvegliarsi al cuore solo in verità e poesia”.




A.D.P.


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