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VINCENZO NIBALI, L'EMBLEMA DELLO SPORT "PULITO" VINCE IL TOUR DE FRANCE

VINCENZO NIBALI, L'EMBLEMA DELLO SPORT "PULITO" VINCE IL TOUR DE FRANCE

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Uno dei più forti ciclisti a livello italiano ed internazionale, che la fama e la notorietà non hanno minimamente scalfito e che ha fatto della semplicità la sua forza, questo è Vincenzo Nibali, il grande campione messinese che ha vinto la 101/a edizione del Tour de France 2014.



Vincenzo Nibali è salito sul gradino più alto del podio del Tour de France, vinto oggi a Parigi. Il corridore messinese ha ammesso che "un'emozione così forte credo di averla provata poche volte nella vita. Qui, dal gradino più alto, è ancora più bello di quanto potessi immaginare. Non c'è niente di paragonabile"."Grazie Tour, grazie francesi, grazie a tutti" ha aggiunto il siciliano poco prima dell'Inno di Mameli sugli Champs-Elysees, tra lacrime e tanta emozione.


Sacrifici, serietà, tenacia, rispetto e umiltà, ecco come nasce un campione come lo Squalo dello Stretto di Messina, sua città natale che porta sempre nel suo cuore e che lo sta aspettando per festeggiarlo degnamente, come si conviene ad un grande uomo che ha reso, non solo la Sicilia ma l'Italia intera, protagonista di un grande evento. 

Sono passati sedici anni da quando un italiano vinse il Tour de France, quello sportivo si chiamava Marco Pantani, "Il Pirata". "Quando Pantani vinceva ero ragazzino. - ricorda Nibali - Sua mamma mi ha regalato la sua maglia gialla e quando tornerò, come promesso, le porterò la mia". E la signora Tonina, madre di Pantani, dice: "Sono felice per Nibali, è stato bravo. Ora lo aspetto a braccia aperte. Sono stata io a farlo vincere? No, no, è stato bravo lui". Nibali aveva annunciato che in caso di vittoria del Tour avrebbe regalato la maglia gialla alla madre di Pantani che, in occasione del decennale della morte del Pirata, aveva donato la maglia gialla di Marco proprio a Nibali.


E oggi è il ventinovenne Vincenzo Nibali, del Team Astana, ad arrivare alla fine della Grand Boucle con una maglia gialla, conquistata il secondo giorno del Tour, e simbolo della vittoria più ambita nel ciclismo su strada. "E' la festa più bella del mondo. L'avevo sognata, oggi sono qui", dice il campione. L'ultima tappa, la 21° frazione di 137,5 km da Evry a Parigi, una marcia già iniziata verso la passerella degli Champs-Élysées, sotto l'Arc de Triomphe, per coronare il sogno di una vita e ricevere il meritato premio frutto di enormi sacrifici. Uno su tutti, allontanarsi dalla sua famiglia e dalla sua Sicilia per trasferirsi nella pur splendida Toscana ma lontano dalla sua terra e dai suoi cari. 

"L'emozione di arrivare a Parigi è da pelle d'oca, inspiegabile. - commentava ieri Nibali - Quando sono venuto qui per disputare il primo Tour della mia carriera sono rimasto stregato dall'atmosfera dell'ultima giornata, dal giro d'onore, dal tifo della gente... E' un po' tutto irreale, devo abituarmi lentamente. Il pensiero di aver vestito la maglia gialla dalla seconda giornata fino alla fine è stato logorante, non è stato facile per niente. Ora voglio godermi questi momenti con la mia famiglia e con i miei amici".


Lo hanno raggiunto a Parigi la moglie Rachele con la piccola Emma e i suoi genitori: la mamma Giovanna e il papà Salvatore, detto Turi, grande appassionato di ciclismo, che ha indirizzato il piccolo Vincenzo verso questa disciplina. Ma è stato suo nonno Vincenzo a regalargli il primo triciclo. Un destino segnato quello di Vincenzo che dopo le evoluzioni in bmx e in mountain bike, sale su una bici da strada per disputare le sue prime gare. 

A nove anni, il papà gli dipinge di rosso un vecchio telaio Pinarello e da allora, scatta la magia. Vincenzo non corre le varie categorie di Giovanissimi, ma disputa la sua prima gara in assoluto al 1° anno da Esordiente, facendosi subito notare. Al traguardo arriva secondo. Gli anni successivi, nelle categorie giovanili, sia negli Allievi, sia negli Juniores, Vincenzo conferma di avere stoffa, ottenendo numerose vittorie, coronate da una medaglia di bronzo a cronometro ai Campionati del Mondo di Zolder nel 2002. Per crescere ciclisticamente tuttavia, è costretto a lasciare la sua amata Messina, trasferendosi in quella che considera tutt’ora, anche se non ci vive più, la sua terra d’adozione, la Toscana, dove correrà con la maglia del Gs Mastromarco tra gli Under 23, sentendosi come in una seconda famiglia.

Un passaggio importante nella carriera di Vincenzo, segnata da sacrifici che ne hanno forgiato il carattere, ma che sono stati ripagati da grandi soddisfazioni. Nel 2003 ottiene infatti sette vittorie, anche in corse internazionali, risultati che gli valgono la convocazione ai Campionati Europei e Mondiali, così come nell’anno successivo, quando oltre a dodici successi, si consacra agli occhi del grande pubblico durante i Mondiali di Verona, ottenendo un terzo posto a cronometro e giungendo quinto nella prova in linea. E’ in questo periodo che nasce il soprannome Squalo dello Stretto, per le sue origini, ma anche per il suo modo di correre, sempre all’attacco.

Non sfugge agli intenditori che Vincenzo sia sulla giusta strada per diventare un campione, così nel 2005 passa professionista con la maglia della Fassa Bortolo di Ferretti. Non arrivano vittorie all’esordio, ma piazzamenti che pesano, come il secondo posto in una tappa del Giro di Svizzera, il sesto in una classica come la Milano-Torino e il quarto, ai piedi del podio nella prova a cronometro dei Campionati Italiani. I grandi team lo corteggiano e l’anno successivo approda in quella che fino al 2012 rimarrà la sua squadra: la Liquigas. Con i verde-blu ottiene le sue prime vittorie da professionista, al Gp Plouay e alla Settimana Coppi e Bartali dove conquista una tappa.

L’anno successivo Vincenzo si fa notare con altre vittorie, ma è nel 2008 che oltre a far registrare successi importanti come il Giro del Trentino, dove vince anche una tappa, si mette in evidenza al Giro d’Italia, dove spiccano le sue doti da discesista e al Tour de France, valendogli la convocazione per le Olimpiadi di Pechino. Nel 2009 vince il Gp Camaiore e il Giro dell’Appennino, ma soprattutto chiude settimo al Tour de France, dando battaglia in salita a Contador e ai fratelli Schleck. Purtroppo a causa di una caduta durante l’Eneco Tour che gli provoca una frattura alla clavicola è costretto a rinunciare ai Mondiali di Mendrisio.

È il 2010 l’anno della consacrazione, che porta Nibali a diventare uno dei corridori considerati più forti al mondo. Che fosse una buona stagione, lo si capisce già in apertura con la conquista del Tour de San Luis, dove si aggiudica anche una tappa. Il Giro d’Italia non era nei suoi programmi, ma l’esclusione del compagno di squadra Pellizotti, costringe la squadra a chiamare all’ultimo Vincenzo, che in quattro e quattr’otto passa dalla granita in spiaggia ai ritmi forzati della Corsa Rosa. Eppure è così che arrivano le sorprese più belle: dopo la cronosquadre della quarta tappa, vinta dal suo team, lo Squalo dello Stretto si tinge di rosa. Sul podio di Cuneo indossa per la prima volta nella sua vita l’ambita maglia, che terrà per tre giorni, perdendola poi a seguito di una caduta.

Il Giro gli regalerà però altre gioie come la splendida vittoria di Asolo e il terzo gradino del podio finale. In vista di una sua partecipazione alla Vuelta, non disputerà il Tour, ma la continuità di forma eccellente prosegue, come dimostrano le vittorie al Giro di Slovenia (terza tappa e classifica finale) e al Trofeo Melinda. In Spagna va senza nascondere ambizioni di classifica, lottando sin dalle prime tappe per la maglia rossa, che riesce a conquistare alla quattordicesima tappa e a riprendersi subito dopo averla persa alla sedicesima. Riuscirà a difenderla dagli attacchi degli avversari, Mosquera in particolare, che nonostante la vittoria alla Bola del Mundo, è costretto ad arrendersi a Nibali: sarà lui il giorno successivo a vestire sul podio di Madrid quella maglia e a conquistare per la prima volta nella sua carriera la Vuelta.

Nel 2011 sale di nuovo sul podio del Giro, questa volta è secondo in virtù della squalifica del vincitore Contador. Non riuscirà a ripetersi alla Vuelta, sempre quest’anno invece da segnalare un buon ottavo posto alla Liegi. Il 2012 si presenta come l’anno di cambiamenti importanti per Vincenzo. Dal punto di vista della vita privata, sarà l’anno del matrimonio con la sua Rachele, che sposerà ad ottobre a Fiuggi finite le corse. E, qualche anno dopo, la nascita della sua Emma.

Dopo sette stagioni in Liquigas, per lo Squalo dello Stretto si prospetta la possibilità di cambiare team. Numerose erano sempre state le offerte pervenute nel corso degli ultimi anni, ma la fedeltà ad una squadra che lo aveva cresciuto nel professionismo e portato verso successi storici, aveva finora sempre prevalso. Fino all’irrinunciabile proposta del Team Astana, che si è fatta avanti con un progetto di squadra costruita attorno a lui, con la possibilità di avere con sé i più fidi gregari e un qualificato staff a disposizione per puntare a breve termine a vincere Giro, Tour fino a traguardi sempre più ambiziosi.

Una decisione non facile per Vincenzo, che si riserva tempo per riflettere, concentrandosi intanto, come più si addice ad un professionista serio come lui, sulla stagione in corso, per dare il meglio con i colori della Liquigas. La serietà, lo ha portato così alla conquista della Tirreno-Adriatico, dove ha vinto anche l’impegnativa tappa di Prati di Tivo; la settimana successiva sale sul podio alla Milano-Sanremo, giungendo terzo ed in seguito è secondo alla Liegi.

Da segnalare anche a inizio stagione una bella vittoria al Tour of Oman. Non correrà il Giro, per seguire un programma di avvicinamento all’obiettivo dell’anno: il Tour de France. Chiuderà terzo sul podio di Parigi, unico italiano dopo Gimondi a essere salito sui podi finali di tutti e tre i Grandi Giri. Parteciperà alle Olimpiadi di Londra, purtroppo senza gloria per la spedizione azzurra. Al ritorno, in agosto, viene ufficializzato il suo passaggio al Team Astana. Nonostante ciò, Vincenzo non smette di regalare soddisfazioni a quello che ormai è il suo ex team, la Liquigas, vincendo al Giro di Padania e conquistando anche la classifica generale della breve corsa a tappe.

Il resto, è storia di oggi che si arricchisce di nuova maglia, quella gialla, ma sempre con lo stesso spirito di campione umile e gran lavoratore, legato alle tradizioni e alla sua famiglia, a quella grande passione che il papà gli ha trasmesso fin da piccolo e che lo ha portato ad essere come quei campioni che tifava da bambino.


Il Tour di Nibali è stato strategicamente perfetto, la sua condotta di gara intelligente, sicura, aggressiva e, allo stesso tempo, misurata. Nibali ha costruito la propria vittoria giorno dopo giorno, preparandosi bene. E' chiamato lo Squalo dello Stretto perchè è un mostro di tattica e di strategia: studia gli avversari, carpisce le loro debolezze e le trasforma in energia produttiva per la propria bici. Un campione vero, mai una parola fuori posto, una frase di troppo, Nibali ha il volto dell'Italia che resiste e spera. Ma, soprattutto, è l'emblema di uno sport "pulito" che vuole tornare ad essere tale.

A Messina, intanto, lo aspettano tanti suoi concittadini ma anche le granite al caffè con panna e gli arancini 'Nibali'. Dopo quello rosa, al salmone, in occasione della vittoria al Giro d'Italia dell'anno scorso, quest'anno un noto rosticcere messinese ne ha preparato uno rigorosamente giallo.

Grandi leggende del ciclismo hanno vinto le tre grandi corse a tappe (Giro, Tour e Vuelta): Eddy Merckx, Bernard Hinault, Jacques Anquetil, Alberto Contador e Felice Gimondi. Da oggi, Vincenzo Nibali è il sesto ciclista ad aver vinto le tre tappe, divenendo anch'egli leggenda. 


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