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lunedì 19 maggio 2014

GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL'IMPEGNO CONTRO LE MAFIE ALL'ARS


"Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano due fuoriclasse dalle caratteristiche professionali eccezionali, ecco perché suscitavano invidia nei colleghi, perché quando qualcuno eccelle in una comunità mette in risalto le mancanze di altri. Erano una coppia di persone molte piacevoli nella vita privata, diversi da come erano nelle occasioni ufficiali, più schivi. Si scambiavano continuamente battute, scherzavano tra loro sulla morte e Paolo gli diceva ‘Finchè sei vivo tu io sono tranquillo'. Uno scherzo macabro, un’idea della morte sempre presente ma affrontata come noi siciliani sappiamo fare”. A parlare così il presidente del Senato, Pietro Grasso alla "Giornata della memoria e dell'impegno contro le mafie" che si è svolta stamani a Palazzo dei Normanni di Palermo, sede dell'Ars - Assemblea Regionale Siciliana, in occasione del 22esimo anniversario della commemorazione per la strage di Capaci del 23 maggio, dove persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

A organizzare la manifestazione l'Ars, in collaborazione con la Fondazione Federico II e l'Agenzia giornalistica Ansa. Il programma della giornata si è aperto, alle 8.35, nel loggiato del Piano parlamentare di Palazzo dei Normanni, con l'inaugurazione di una mostra fotografica dell'Ansa dedicata dedicata a Falcone e Borsellino. Successivamente, a partire dalle 8.45, nella Sala d'Ercole la proiezione del documentario "Falcone e Borsellino. Venti anni dopo", realizzato da Franco Nuccio, Franco Nicastro e Giuseppe Di Lorenzo. Presente anche il direttore responsabile dell’Ansa, Luigi Contu che ha detto: "Questa mostra nasce dal desiderio di far vedere che giudici come Falcone e Borsellino erano innanzitutto degli uomini che hanno creduto nello Stato, nella verità e nella democrazia".


All'incontro-dibattito erano presenti gli studenti del Convitto nazionale "Giovanni Falcone", dei Licei Meli, Vittorio Emanuele, Cassarà e Dolci di Palermo e dell'Istituto comprensivo “Mazzini-Gallo”di Messina. A loro il presidente Grasso ha detto: "La parola trattativa esiste già agli atti processuali. Dopo le stragi la mafia va ricordata con le immagini di violenza cieca, va ricordata quando ha sequestrato per due anni un bambino e lo ha strangolato e sciolto nell'acido. Dopo quelle stragi alcune parti dello Stato hanno ammesso di aver cercato di far cessare tutto questo ma le stragi continuarono e fecero altre morti. Il tentativo quindi non riuscì. Per i mafiosi le stragi erano un tentativo di ricattare lo Stato per ottenere leggi più favorevoli. Bisogna adesso vedere con i processi in corso quanto, parti dello Stato, abbiano ampliato la trattativa facendo concessioni. Ma con la mafia non si può trattare mai o si rimane avvinghiati in questo rapporto e non si esce più". 

"Il Tribunale di Palermo era stato chiamato 'palazzo dei veleni' ma oggi l'attualità ci porta a 'dialettiche', per usare un eufemismo, all'interno della magistratura che riscontriamo anche in altre procure al Nord Italia. Queste dialettiche ci sono sempre state e ci sono ancora oggi. - ha proseguito il presidente Grasso che sulla corruzione ha detto: "E' uno dei mali peggiori del nostro secolo. Tangentopoli, è stato un fenomeno molto diffuso che ha certamente prodotto dei cambiamenti nelle strutture della politica ma non ha mai eliminato del tutto questo fenomeno. Proprio per questo, il primo giorno che sono stato senatore, ho presentato un disegno di legge contro la corruzione ma anche per colpire il riciclaggio del denaro sporco. Ci sono dei reati collegati che vanno repressi con nuove leggi. Poi va fatta emergere la corruzione: ma quando corrotto e corruttore sono puniti con la stessa pena è difficile che uno denunci. Quindi servono altri strumenti, usati con successo con la criminalità organizzata internazionale, come le intercettazioni o le testimonianze dei collaboratori di giustizia che hanno benefici se collaborano. Tutto questo pacchetto di reati vanno rivisti per dare degli strumenti ai magistrati e forze dell’ordine per reprimere questi fenomeni. Anche la mafia ricorre alla corruzione, si infiltra nelle attività economiche".


Il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone ha aperto l'incontro-dibattito con gli studenti svoltosi nella Sala d'Ercole di Palazzo dei Normanni dicendo: "Tra qualche giorno, cari ragazzi, sarà il 23 maggio. Una data indelebile nella storia del nostro Paese. Un giorno di tristezza, ma anche il simbolo di una speranza che si rinnova. Oltre a ricordare Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti di scorta uccisi nella strage di Capaci è anche l’occasione per ricordare tutte le altre vittime innocenti di anni di barbarie. Un anniversario che deve far riflettere. La scelta di celebrare questa giornata e di farlo in questa Sala e soprattutto insieme a voi, ragazzi, ha un fortissimo valore simbolico. Come certamente saprete, questa Sala è intitolata a Ercole, il più popolare degli eroi greci, immensamente coraggioso e buono, ma talvolta ingenuo. Anche i nostri eroi, come Ercole, erano buoni e coraggiosi, ma non ingenui. Loro sapevano che, per consegnarci un futuro migliore, rischiavano la loro vita…l’hanno fatto….. a loro un grazie di cuore ricordandoli  con  un minuto di applausi meritati e convinti per averci consegnato una Sicilia in cui la speranza non è morta"

Da oggi, in tutta Italia, prendono il via le diverse iniziative, organizzate dalla Fondazione Falcone, per commemorare il giudice Giovanni Falcone. "Ritengo che anche l’Assemblea debba farlo. E nel modo migliore. Ovvero con un’assunzione di responsabilità potenziata. Proprio la criminalità organizzata, insieme alla crisi economica, infatti, è uno dei temi che preoccupano di più i giovani europei, che manifestano una forte sfiducia nei confronti della capacità della politica di contrastarla. - ha detto il presidente dell'Ars - Per questo motivo, l’attuale periodo di grave crisi che stiamo attraversando, ci impone di varare, nel più breve tempo possibile, tutte quelle riforme fondamentali per rilanciare l’economia nella nostra Isola. Solo così potremo creare le condizioni per la realizzazione di nuovi posti di lavoro per i nostri giovani, sottraendoli alla tentazione di diventare reclute della malavita. Ecco, ritengo che questo sia il migliore modo per ricordare il giudice Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. Solo facendo memoria di una storia tragica, ma anche ricca di impegno e speranza, è possibile costruire un presente e un futuro diverso: il vostro. L’impegno per non dimenticare dovrebbe entrare a far parte della nostra e vostra vita quotidiana, soprattutto in terra di Sicilia, dove l’allarme mafia è sempre alto e il contributo di tutti, per contrastare il fenomeno, non è mai abbastanza. Questa scelta vuole essere un contributo, una piccola goccia nel mare della speranza. La speranza di poter seminare, tra voi ragazzi delle scuole, soprattutto, e di poter raccogliere i frutti della legalità, della libertà e della gioia di poter vivere in una regione affrancata dalla minaccia e dalla presenza subdola della criminalità organizzata". 

L'On. Ardizzone ha citato anche il giudice Rocco Chinnici definendolo il "papà di Falcone e Borsellino" e, rivolgendosi agli studenti ha detto: "Probabilmente molti di voi non lo conoscono. Fu proprio Chinnici il primo magistrato a credere molto nella prevenzione e soprattutto nelle giovani generazioni. Iniziò ad andare nelle Scuole e nelle Università a parlare di mafia e dei rischi che comportava. “Il pericolo maggiore è la rassegnazione. Senza una nuova coscienza, noi da soli non ce la faremo”, andava sostenendo. Era convinto, infatti, che la mafia non si combattesse solamente nelle aule di giustizia, ma anche in quelle scolastiche. Un po’ come sosteneva Gesualdo Bufalino, secondo il quale, per sconfiggere la mafia, era necessario un esercito di maestri".

"Proprio per questo motivo,  - ha proseguito l'On. Ardizzone - il Consiglio di presidenza dell’Ars, su mia proposta, qualche giorno fa ha deliberato di finanziare, per la prima volta, le dieci borse di studio intitolate a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che nel corso degli ultimi venti anni sono servite per promuovere attività di ricerca sulla criminalità organizzata. Un modo concreto di favorire lo sviluppo di una cultura antimafiosa nella società, oltre a contribuire al potenziamento dell’azione di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata”.

"Voi che siete giovani avete il diritto-dovere di chiedere a noi, attuale classe dirigente, di lavorare al meglio per cambiare il vostro domani.  - ha continuato il presidente dell'Ars - Siete voi che dovete aiutarci. Ecco perché noi contiamo su di voi per un futuro migliore. Per questo motivo, il peso del futuro della società è anche sulle vostre spalle. Per cambiare, però, ognuno di noi deve fare il proprio dovere. Oggi, quello vostro, è di completare con impegno la formazione. Non dovete, assolutamente, abbattervi per il periodo che stiamo vivendo, ma dovete avere sempre ottimismo per superare delusioni e amarezze. 

"Mi piace, a tal proposito, ricordare la favola del leone e del colibrì. Un giorno come tanti, in una foresta africana, per l’eccessiva calura scoppia un incendio. E tutti gli animali, terrorizzati come non mai prima, leone in testa, si danno subito alla fuga, pur di non correre il rischio di morire bruciati tra le fiamme. L’unico a non fuggire è un piccolo colibrì che in volo, con una goccia d’acqua nel suo becco, non solo non si allontana, ma penetra all’interno della fitta vegetazione con l’intento di riuscire a spegnere il fuoco che divampa. Il leone allora che, da lontano, intanto osserva la scena, si rivolge con sarcasmo baldanzoso e gli dice: “Ma cosa credi di fare? Non vedi che la foresta sta bruciando?”. E il colibrì serissimo, di rimando, risponde :”Faccio la mia parte”. 

"Ecco, sono convinto  - ha affermato l'On. Ardizzone - che solo se ognuno di noi farà la propria parte, con serietà, onestà e senza tentennamenti (come in silenzio fa la maggioranza dei siciliani ) si potrà recuperare quella fiducia e quella speranza di cui la nostra Isola ha bisogno. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati due esempi, positivi. Per questo motivo sono onorato e fiero che l’aeroporto di Palermo sia intitolato a loro due. Così come lo sarò anche il 7 giugno, quando lo scalo di Comiso sarà finalmente reintestato a Pio La Torre.

Il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, conclude augurando "a ciascuno di noi di non dimenticare, di trovare, ogni giorno, cinque minuti di tempo per pensare al sacrificio di tanti servitori dello Stato, rivolgendo loro una preghiera. E di continuare a farlo, sempre, e non solo sull’onda emotiva degli anniversari e delle celebrazioni, tramandando la memoria ai nostri figli. Affinché i vari Impastato, Francese, Fava, Giuliano, Cassarà, Mattarella, Dalla Chiesa, La Torre, Costa, Terranova, Chinnici, Saetta, Falcone e Borsellino, ma anche i tanti carabinieri, poliziotti e tutti coloro che sono caduti per mano criminale, siano sempre vivi nel ricordo delle nostre famiglie e di tutta la società civile. Con la consapevolezza che la mafia è stata, ed è, barbarie, dolore e morte, mentre l’onestà e la dirittura morale sono civiltà, pace e sviluppo di un popolo". 


Antonella Di Pietro



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