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domenica 4 maggio 2014

FINALE DI COPPA ITALIA: IL CALCIO VITTIMA DELLA CRIMINALITA?


La sera di sabato 3 maggio, allo stadio Olimpico di Roma, si sarebbe dovuta celebrare la tanto attesa finale di Coppa Italia, tra Napoli e Fiorentina. Purtroppo, quello che doveva essere un ordinario evento sportivo, si è trasformato in un momento di grande terrore e di tensione, a causa di alcuni ultras che hanno deciso di "allietare" la serata coi soliti fumogeni, petardi, bengala, bombe carta e quant'altro. Avviene una sparatoria fuori dallo stadio e si teme immediatamente il peggio: Ciro Esposito, tifoso trentenne del Napoli, viene gravemente ferito. L'uomo rischia addirittura di restare paralizzato in quanto un proiettile è conficcato nella spina dorsale; ha perso molto sangue ed è in stato di coma farmacologico.


La partita viene immediatamente sospesa. Ma quello che accade dopo è semplicemente assurdo, incredibile da vedere, e del tutto inaccettabile. Tra le file di ultras partenopei si erge tale Gennaro De Tommaso, altrimenti noto come "Genny 'a Carogna", personaggio poco raccomandabile con diverse condanne penali, colluso con la Camorra e quel giorno presente in veste di Capo-Ultras del Napoli. L'abbigliamento del De Tommaso è il massimo della scorrettezza morale: egli indossa una maglietta nera con la scritta "Speziale Libero", chiaro riferimento di solidarietà verso Antonino Speziale, condannato a 8 anni di carcere dalla Corte di Cassazione per l'omicidio preterintenzionale dell'Ispettore Capo di Polizia Filippo Raciti. Più tardi la vedova Raciti si sfogherà con la stampa, sottolineando la gravità dell'episodio: "È scorretto. È stata umiliata la memoria di mio marito. Mi chiedo a cosa sia servito, a distanza di 8 anni, il sacrificio di mio marito".

Ci chiediamo noi, invece, come sia possibile che certi individui possano entrare liberamente negli stadi, con abbigliamenti particolari e offensivi, e per di più armati. In Inghilterra hanno combattuto per anni il problema ultras, sono previste multe salate ed effettive, e per di più sono istituite alcune prigioni dentro gli stadi stessi: possibile che in Italia non si riesca ad arginare fenomeni simili?


Quello che accade dopo è paradossale. Una scena simile non la si vedrebbe nemmeno nella trilogia de "Il Padrino" di Francis Ford Coppola. Quando gli spettatori già pensano che non ci possa essere limite al peggio, ecco la svolta. De Tommaso chiede un faccia a faccia con gli organi di polizia, e con la stella del Napoli, Marek Hamšík. Dopo un breve dialogo ed un cenno di assenso del Capo-Ultras, la partita sarebbe ripresa qualche minuto dopo. Una "trattativa" che mai nessuno avrebbe mai voluto vedere.


La figuraccia è in mondo-visione. La stampa estera ci va giù pesante, con titoli inequivocabili come "Coppa della Vergogna" o "Il calcio nelle mani di un camorrista". Uno spettacolo indegno che niente ha a che vedere con lo sport. Ci si chiede se tutto questo avrà mai fine. Otto anni dopo la tragica scomparsa dell'Ispettore Filippo Raciti, le cose non sembrano cambiate.





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