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giovedì 10 aprile 2014

READING TEATRALE "IL POEMA DEI LUNATICI"


Apericena e reading teatrale questa sera al Lunch Time & Lounge Bar "Venti3" a Messina, h. 22. L'evento "Il poema dei lunatici", organizzato da Officinae dell’Arte Photography nell'ambito della Rassegna "Nella tana del Bianconiglio", consiste in una lettura teatrale estratta dal'omonimo testo di Ermanno Cavazzoni, a cura dell'attore messinese Lelio Naccari, supportato da Emanuela Massara, Manlio Arena, Mariaconcetta Bombaci e Carmen Romeo. Mostra fotografica di Giuseppe Deluca. A seguire Dj Set Niccolò Rinciari, h.23.

Ermanno Cavazzoni, classe 1947, nasce a Reggio Emilia. Autore di romanzi e racconti, insegna Estetica all’Università di Bologna. Nel 1987 pubblica "Il poema dei lunatici", romanzo cui si ispira il grande regista Federico Fellini per "La voce della luna" (1990), il suo ultimo film. Nel racconto vive una pianura padana incantata e surreale, piccola come un villaggio e sterminata come un continente, abitata da personaggi ariosteschi, figure marginali ed eccentriche che fanno risuonare oniriche narrazioni. E quel che si narra è, come l’acqua dei pozzi, influenzato dalla luna. Il loro vagheggiare di imprese famose, le loro fantasticazioni, i loro ribollimenti di pensieri producono la magia di far ribollire chi legge, in misura diversa da persona a persona, là dove il lettore riconosce qualcosa, un affine.  In un appunto datato 1989, Federico Fellini aveva annotato: «Sono attratto da un racconto che pur provocando continuamente il riso per l’arbitrio che domina sovrano e toglie significato a ogni azione, gesto, pensiero, diventa a tratti straziante per il bisogno disperato di darglielo comunque un significato, perché la sua assenza stringe il cuore di paura, e rende la vita assurda. Un racconto picaresco in una dimensione, in un paesaggio, che sta fra Bosch, il mondo attuale dell’industria, don Camillo, la pubblicità della Montedison, i ricordi dell’infanzia, in un percorso quotidiano continuamente minacciato da fantasmi interiori, attraversato da brividi d’inferno in una incessante condizione di umiliato e ugualmente esaltato senso di emarginazione».

Un brano tratto dal libro "Il poema dei lunatici":
"Quella notte ho dormito poi sulla panchina; si immagini quanto. Potevo andare in albergo se avessi proprio voluto; ma mi sentivo nel vestiario non del tutto pulito, e anzi di aspetto ancora un po’ trasandato. E mi ricordavo bene le idee che hanno gli albergatori. Altri abiti erano dentro alla borsa di tela, che però durante il nubifragio li aveva tinti tutti di blu e compressi, cosicché erano rovinati. E in sostanza dalla panchina ho seguito la luna che faceva il suo giro. Mi ero avvolto con dei giornali per non patire l’aria che si alza di notte, e ogni tanto aprendo gli occhi vedevo la luna che si era spostata, e facevo i calcoli per misurare quanto tempo era passato. Era una luna ancora sottile e crescente, ma luminosissima... E durante l’insonnia ho avuto il sospetto che quella luna fosse mossa da un meccanismo e tenuta su da una gru, per esempio con il braccio snodato; o ci fosse un cavo d’acciaio tirato per aria tra due tralicci nascosti, e la luna avesse un gancio e una rotella, fosse cioè una specie di teleferica."


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