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mercoledì 16 aprile 2014

CONFINDUSTRIA: MUSULMANI ED EBREI MANGIANO “MADE IN SICILY”


Fare dell’Italia, e della Sicilia in particolare, un hub nel Mediterraneo dei mercati bio, con una particolare attenzione a quelli halal e kosher, rispettosi cioè delle regole stabile nel Corano per i Musulmani e nella Torah per gli Ebrei. Dal pane al formaggio, dalla pasta al vino, dall’olio al caffè, l’elenco dei prodotti certificabili è vastissimo e il settore è in forte espansione: basti pensare che il solo segmento halal vale qualcosa come tre miliardi di euro l’anno, in crescita del 15%. Requisito indispensabile, che gli standard previsti dai due mercati vengano applicati nella “produzione, nella logistica e nella commercializzazione”.

Di questo si è discusso oggi, presso la sede di Confindustria Sicilia, a Palermo, nell’ambito del seminario “Promozione delle certificazioni agroalimentari del Made in Italy”, voluto dal Ministero dello Sviluppo Economico, e realizzato in collaborazione con FederBio, Federalimentare e Enterprice Europe Network. Un progetto, che si è avvalso delle competenze tecniche di Fiere di Parma e del contributo dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane e del Centro islamico culturale d’Italia per le tematiche culturali e scientifiche di rispettiva competenza, e che mira a diffondere la certificazione di qualità dei prodotti biologici e delle certificazioni religiose Halal e Kosher, quali leve di marketing e strumenti per la promozione e la protezione delle eccellenze alimentari del Made in Italy e il rafforzamento della competitività del sistema produttivo nazionale nei mercati esteri.

“Si tratta – ha detto il vicepresidente di Confindustria Sicilia, Nino Salerno – di un mercato interessante per le nostre aziende. Basti pensare che negli Stati Uniti, dove il giro d’affari cresce di anno in anno, non sono solo gli Ebrei (circa 6 milioni) e i Musulmani (circa 8 milioni), a guidare il mercato, ma molti altri consumatori si stanno rivolgendo ai prodotti certificati kosher, halal e bio perché vengono percepiti come più sicuri e più sani. Non a caso nel paese c’è un’alta percentuale di catene di supermercati che li richiede ed è per questo che sempre più aziende manifestano un forte interesse nell’ottenere questo tipo di certificazioni per l’opportunità che queste possono dare nell’entrare e competere in nuovi mercati”.


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