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mercoledì 26 marzo 2014

"MATRIOSKA": OMBRE, LUCI E CHIAROSCURI DEL PROPRIO IO


"Lo sento, si muove dentro me. E ad ogni calcio ogni spinta, sento..."
La rassegna  "Atto Unico. Scene di Vita, Vite di Scena" si prepara a chiudere il cerchio e a calare il sipario sulla sua prima edizione ritornando, in qualche misura, alle origini.  Dopo il grande successo di pubblico (oltre 400 spettatori in tre repliche tra Messina e Siracusa) di “ProTesto”, il primo atto unico della rassegna, domenica 30 marzo debutterà, con un doppio appuntamento, una prima assoluta pomeridiana alle ore 18 e una replica serale alle ore 21, sul palco del Teatro Savio di Messina, “Matrioska”, un'altra opera scritta e diretta dal direttore artistico Auretta Sterrantino e prodotta da QuasiAnonimaProduzioni. Assistente alla regia, Martina Morabito. Musiche originali di Filippo La Marca. Scene e costumi di Valeria Mendolia. Aiuto scenografo, Felice De Pasquale. Opere pittoriche di Nino Bruneo.

Drammaturga e regista, Auretta Sterrantino ha alle spalle una formazione classica che dalla laurea in Lettere Classiche l’ha portata al conseguimento di un dottorato di ricerca in Scienze Storiche e Archeologiche. Da sempre vicina al mondo del teatro, ha frequentato un corso di perfezionamento sul lavoro di trasposizione dal testo alla scena e, in seguito ad un Master di II livello in Promozione e Divulgazione della cultura classica, ha iniziato a collaborare con l’Istituto nazionale del Dramma Antico, per cui è stata, tra l’altro, consulente alla drammaturgia di diversi spettacoli: Canti e Suoni dall'Orestiade nel 2008/2009; Supplici di Eschilo nel 2009, e più recentemente per l’allestimento di Baccanti di Euripide (2012) con la regia di Antonio Calenda, nonché per lo spettacolo Dèi Eroi e Poeti (regia di Carmelinda Gentile) realizzato come omaggio per il centenario dell’INDA dagli artisti coinvolti nello scorso ciclo di rappresentazioni classiche. Ha al suo attivo una lunga collaborazione con la Fondazione e dunque grande familiarità con il teatro classico, senza trascurare tuttavia testi di autori moderni e contemporanei (consulente alla drammaturgia per Una Medea. Quante Medee di M. Pizzorno, regia T. Alescio, 2009/2010; La morte di Agamennone di Vittorio Alfieri, regia T. Alescio 2010; Mirra di Vittorio Alfieri, regia di T. Alescio). Il suo debutto come regista e drammaturga è nel 2011 con lo spettacolo Le Muse e l’InCanto, replicato con grande successo di pubblico anche nel 2012. Nel 2013 ha fondato insieme a Vincenzo Quadarella la QuasiAnonimaProduzioni che ha prodotto a Messina una stagione teatrale di 10 spettacoli in scena da novembre 2013 a marzo 2014. Nel 2013 ha firmato regia e drammaturgia di ProTesto, uno spettacolo di prosa che ha registrato sold out al suo debutto e in 3 repliche (una delle quali a Siracusa, ex-convento del Ritiro) è riuscito a portare a teatro più di 400 persone.

Ritmato come un cuore che pulsa anche contro la nostra volontà, “Matrioska” nasce da una scrittura originale che mischia una forma dialogica serrata e incalzante con pause liriche di completa sospensione, in cui si colgono suggestioni derivanti dalla letteratura classica e contemporanea. Questo alternarsi fra dilatazione e contrazione, sintetizzato dall’incontro/scontro fra movimento, musica e parola, conferisce alla pièce un respiro peculiare, amplificandone i piani spaziali ed emotivi e moltiplicando sfumature e possibilità percettive. Uno spunto di indagine sul rapporto tra identità, e sui contrasti, le ombre e i chiaroscuri del proprio "Io". 


"Ombra e luce. E al confine ci sei tu. Solo, diviso, scomposto mentre ti mostri nudo ad occhi che ti fissano. Ciechi".
In scena quattro personaggi, due uomini e due donne interpretati da: Alessio Bonaffini, Loredana Bruno, Oreste De Pasquale e Giada Vadalà. Quattro verità e una sola storia, in una spirale vorticosa, una ricerca spossante, un confronto spietato che si consuma lentamente.  Assorbiti in una scenografia che rappresenta la proiezione della mente, al confine tra realtà e psicosi, i quattro continuano a muoversi ossessivamente in tondo, ruotano incastrati in un complesso meccanismo di ingranaggi, un sistema di “doppi” all’interno del quale ogni componente trova la propria motivazione nell’inseguimento dell’altro, fino alla paralisi completa che si origina dalla scoperta dell'inutilità di ogni tentativo di comunicazione, di affermazione. I costumi, monocromatici ed essenziali, sottolineano come sulla scena a muoversi sia come un coro, un coro di voci dissonanti che si nutre di contrasti e si alimenta di reazioni. Un coro di corpi che lottano contro una verità che si contorce dentro le viscere. Impossibile da zittire, troppo dolorosa però da sopportare. Quando tutto sembra farsi reale, concreto, effettivo, allora diventa troppo. E si ricomincia da capo.


"Quante volte ti sei guardato allo specchio e ti sei chiesto chi sei?"



A.D.P.



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