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venerdì 28 febbraio 2014

"DUE COME NOI CHE..." GINO PAOLI E DANILO REA AL TEATRO V.E. DI MESSINA


Dopo la loro apparizione all'ultimo Festival di Sanremo, potremo riascoltare il grande cantautore Gino Paoli, autore di innumerevoli e splendide canzoni, esibirsi insieme al noto pianista jazz Danilo Rea, nella splendida cornice del palco del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, domenica 16 marzo alle ore 18. L'evento “Due come noi che…” è stato organizzato dall'Associazione Culturale "Minerva", diretta artisticamente dal maestro Giovanni Mazzarino, che ha già al suo attivo il Messina Sea Jazz Festival 2013 ed il grande concerto Gospel di Bridgitte Campbell a Natale 2013, che hanno fatto registrare un sold out senza precedenti. 

Il concerto live “Due come noi che…”, è la cronaca di un’alchimia annunciata, perché sono ormai un po’ di anni che Gino Paoli e Danilo Rea quando incrociano le loro storie regalano scambi irripetibili. “Questo disco – ha dichiarato Paoli – come tutte le mie cose, non l’ho cercato. È successo”. Due sguardi che si incrociano sul palco, regalando con la loro reciproca arte una serata ricca di emozioni e ricerche interiori. Solo piano e voce, solo Danilo e Gino, solo la loro capacità di inseguirsi, di smarcarsi e ritrovarsi su una strada che è quella di alcune delle canzoni più belle del nostro patrimonio. “Quella fra me e Danilo – continua Gino – è un’intesa difficile da spiegare a chi non è un musicista. Io faccio delle cose, cambiando delle regole e lui nello stesso momento mi segue come se mi leggesse nella testa. Di questa cosa si è accorto anche Aldo Mercurio, mio manager e amico, che ci ha spinto a fare concerti insieme ed ora a registrare l’album”. 

Seduto al pianoforte, anche in questo viaggio, Danilo Rea. “Il sogno della mia vita – dice Rea – è sempre stato improvvisare in musica, raccontare cioè tutte le emozioni che per me, con le parole, è sempre stato difficile esprimere. Ho cercato queste emozioni nelle note, nei silenzi, nel pianissimo e nel fortissimo, nella bellezza del suono e nella solitudine di uno strumento unico come il pianoforte”. In “Due come noi che…” le emozioni raddoppiano, le storie di Gino e Danilo s’intrecciano, sovrapponendosi nella totale reciproca fiducia si cercano e, d'improvviso, si trovano creando una forza comune che tende ad un’unica meta: la Musica. “Colei che ha accompagnato e commosso l'uomo dalla sua comparsa sulla Terra ad oggi, dai primi ritmi alle armonie, fino alle meravigliose melodie che dall’animo umano sono scaturite – aggiunge Danilo. Ecco perché ogni concerto è diverso, suoniamo esattamente ciò che proviamo in quel momento, a volte bene, a volte male, ma siamo noi”.

Si parte con “Perduti” pezzo che Paoli incise nel 2000, un “elogio della lentezza della scansione temporale che permette di accorgersi delle cose, il contrario di come si vive adesso”, e ci si inoltra nel dialogo fra Gino e Danilo con “Vivere Ancora” che Paoli scrisse per la colonna sonora di “Prima della Rivoluzione” di Bernardo Bertolucci (1964). A seguire altri grandi successi come “Averti addosso”, “La Gatta”, “Come si fa”, "Che cosa c’è", "Il cielo in una stanza" e "Non andare via", versione in italiano di "Ne me quitte pas", brano musicale composto dal cantautore e compositore belga Jacques Brel. 

Gino fa visita agli amici di una vita, agli artisti che, impropriamente, si indicano con il nome di “Scuola genovese”. “Non lo sono mai stati - dice Paoli - eravamo straordinarie individualità”. Ed ecco quindi “Canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De André ed un assolo di Rea sul tema di “Bocca di Rosa”. Poi “Vedrai vedrai” di Luigi Tenco, “Se tu sapessi” di Bruno Lauzi, "Il nostro concerto" di Umberto Bindi e "Albergo a ore", una canzone tradotta in italiano da Herbert Pagani dalla versione in lingua francese di "Les amants d'un jour", portata al successo dalla grande Edith Piaf. 

“Ho scelto questi pezzi perché sono canzoni che avrei potuto scrivere io - spiega Paoli - Pezzi che amo, che sento miei. C’è anche una dimostrazione di affetto per Luigi, per Bruno, Umberto e per Fabrizio che fanno parte della mia vita. “Vedrai Vedrai” è una canzone speciale. Luigi l’ha scritta per sua madre con cui aveva un rapporto diverso dal solito. Io, per esempio, quando stavo costruendo la casa in Toscana, sul podere di mio nonno pensavo: chissà come sarebbe orgoglioso di me che faccio questa cosa. Un uomo ha un rapporto con genitori che inizialmente è di opposizione alla prima autorità, poi vorresti che loro fossero orgogliosi di quello che sei riuscito a fare. In quella canzone di Luigi c’è quello. Il rimpianto di non riuscire a dire a tua madre: guarda cosa ho fatto”.

Fra le canzoni meno note al grande pubblico che Paoli ha scelto di inserire nel disco c’è “Fingere di te”, del 2004: “L’ho scritta per un mio grande amore, una signora che ho conosciuto già vecchia. No, non si trattava di una passione erotica. Ci sono amori che, poiché non hanno nulla a che fare con il sesso, sono più amori degli altri. Il sesso complica l’amore, non lo facilita”.

Oltre ai grandi classici della carriera di Gino Paoli anche brani più recenti, che raccontano storie di pochi minuti, come “La Falena”: “Era il periodo in cui mollai tutto per andare a vivere con mio padre che era stato colpito da un’ischemia celebrale. Vivevo giornate tremende. Una sera a Pegli sono uscito da solo e sono entrato in un night di ultima categoria. Dentro c’era una ballerina (chiamiamola così) che aveva qualcosa di luminoso dentro, con lei un piccolo buttafuori sardo, perdutamente innamorato. È una storia di amore e di morte a cui sono molto legato”.

Per Informazioni e prevendite: TicketOne - 090 343818/ 333 375360 - info@ilbotteghino.it 



Antonella Di Pietro


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