CONTRO LE MAFIE NASCE A MESSINA IL PRESIDIO "NINO E IDA AGOSTINO" - MAGAZINE PAUSA CAFFE'

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CONTRO LE MAFIE NASCE A MESSINA IL PRESIDIO "NINO E IDA AGOSTINO"

CONTRO LE MAFIE NASCE A MESSINA IL PRESIDIO "NINO E IDA AGOSTINO"

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E' stato inaugurato oggi, sabato 22 febbraio, alle ore 9,30 nel Salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni, il Presidio a Messina di "Libera - Nomi e numeri contro le mafie", l'Associazione Antimafia che dal 1995 è attiva nella lotta per la legalità, intitolato a "Nino ed Ida Agostino", i coniugi che vennero barbaramente uccisi da due sicari il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini, in provincia di Palermo. La moglie, Ida Castelluccio era incinta di 5 mesi. Mentre entravano nella villa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella di lui, un gruppo di sicari in motocicletta arrivarono all'improvviso e cominciarono a sparare sui due giovani che si erano uniti in matrimonio appena un mese prima. Nino venne colpito da vari proiettili, mentre Ida venne raggiunta da un solo colpo e cominciò a strisciare per terra per avvicinarsi al marito morente. I genitori di Agostino, uditi gli spari, andarono a soccorrere il figlio e la nuora ma non c'era più niente da fare: erano entrambi già morti. Quel giorno, Agostino non portava armi addosso. La squadra mobile di Palermo seguì inutilmente per mesi un'improbabile "pista passionale". 

Dopo i saluti istituzionali sono intervenuti il sindaco di Messina, Renato Accorinti, il Coordinatore Regionale di Libera in Sicilia, Umberto Di Maggio e la Famiglia Agostino, il papà Vincenzo, la mamma Augusta e la sorella Flora. “La presenza ed il radicamento di ‘Libera’ nella città dello Stretto, che rappresenta l’ingresso e l’uscita dalla terra di Sicilia, è un fatto importante e storico per la nostra associazione - dice Di Maggio - Non si tratta di mettere un’altra bandierina sull’Isola ma di rilanciare l’impegno civile collettivo tra le associazioni ed i singoli cittadini che da tempo già operano con impegno e coraggio, nella lotta contro le mafie e la corruzione”.


Il messinese Nino Agostino, era un agente di Polizia alla questura di Palermo, di origini messinesi che sventò l’attentato dell’Addaura avvenuto il 21 giugno 1989 nei pressi della villa che il magistrato Giovanni Falcone aveva affittato per il periodo estivo, situata sulla costa siciliana nella località palermitana. Secondo le dichiarazioni rilasciate dal pentito Vito Lo Forte, l'agente Nino Agostino insieme al collega Emanuele Piazza, disattivò l'esplosivo nei pressi della villa del giudice, impedendogli di esplodere: per queste ragioni i due agenti furono poi assassinati. Ai funerali di Nino Agostino e Ida Castelluccio, tenutisi il 10 agosto 1989, erano presenti i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo stesso Falcone disse ad un amico commissario, pure presente al funerale: "Io a quel ragazzo gli devo la vita". 

Ma non vennero mai trovate tracce genetiche sul borsone o sulla muta compatibili con gli agenti Agostino e Piazza, smentendo così le dichiarazioni di Lo Forte. Dopo 21 anni, esecutori e mandanti sono ancora senza nome e senza volto, nessuno ha pagato per l’omicidio e sul fascicolo relativo alle indagini è stato posto il vincolo del Segreto di Stato. Il 5 agosto 2011 una lapide commemorativa è stata installata sul lungomare Cristoforo Colombo di Villagrazia di Carini a Palermo, per ricordare l'omicidio dell'agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio. 

L’omicidio di Nino e Ida è una storia, seppur meno nota di altre, fitta di loschi intrecci e collusioni oscure tra istituzioni, servizi segreti e mafia. I genitori dell’agente, continuano a chiedere verità e giustizia. Augusta non ha ancora tolto il lutto. Vincenzo, di origini messinesi, è divenuto negli anni un’icona dei familiari delle vittime della mafia, lui, che da quel 5 agosto del 1989, non ha più tagliato barba e capelli che ora, bianchissimi, gli ricoprono il viso e le spalle. Ha giurato di farli crescere fino a quando non saprà perché hanno ammazzato suo figlio, la nuora Ida e la nipotina mai nata.



A.D.P.




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