Aldo Moro: "Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta". - MAGAZINE PAUSA CAFFE'

MAGAZINE PAUSA CAFFE'

Blog di Informazione e Cultura

Aldo Moro: "Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta".

Aldo Moro: "Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta".

Share This

La "Giornata della memoria delle vittime del terrorismo" è stata istituita con la legge 56 del 4 maggio 2007, simbolicamente nella ricorrenza dell'assassinio di Aldo Moro. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nella cerimonia di commemorazione svoltasi stamattina, ha deposto una corona di fiori davanti alla lapide di Aldo Moro, in Via Caetani, laddove fu ritrovato, 35 anni fa, il corpo dello statista, chiuso nel bagagliaio di una Renault 4 rossa. "Il ricordo del sacrificio delle vittime del terrorismo ci ha dato l'occasione di imparare molte cose... - ha detto Napolitano nel suo discorso al Senato - La violenza va combattuta, fermata, scongiurata prima che si tramuti in eversione. Non possiamo essere tranquilli di fronte a certe esternazioni, anche solo sul piano verbale. Ho voluto che a partire da quest'anno questa cerimonia si dislocasse in altri luoghi istituzionali, oltre che al Quirinale e vorrei che la si smettesse di identificarli come i Palazzi del Potere, come un'oscura definizione. Se il Quirinale è la casa degli italiani, i palazzi del Parlamento sono i luoghi della sovranità popolare e della sua rappresentanza democratica e non luoghi dell'oscuro potere". 



Aldo Moro è stato un politico e accademico italiano, cinque volte Presidente del Consiglio dei Ministri e presidente della DC. Fu rapito e sequestrato dalla Brigate Rosse il 16 marzo 1978 in Via Fani e ucciso, dopo 55 giorni di prigionia nel covo di via Montalcini, il 9 maggio dello stesso anno. In quei giorni, Moro scrisse diverse lettere indirizzate sia alla sua famiglia sia a esponenti politici della DC, come Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, e al leader del Psi, Bettino Craxi. 



Pochi giorni prima della sua morte, esattamente il 5 maggio 1978, Moro scrisse una lettera alla moglie Eleonora: "Mia dolcissima Noretta, dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della DC con il suo assurdo e incredibile comportamento. È sua va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. È poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati dalle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e ciascuno, un amore grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno la mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienimi stretto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo". 





Nessun commento:

Posta un commento

Post Bottom Ad